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ALCARA LI FUSI, E’ GRANDE ATTESA PER “IL GIGLIO DEL CALANNA”


DOMENICA 13 AGOSTO presso piazza Cappuccini alle ore 21.30 ad Alcara Li Fusi tornerà, dopo il successo del 2007, la rappresentazione tragica “Il Giglio del Calanna” , un interpretazione teatrale per ripercorrere i 50 anni della vita del santo Anacoreta Nicolò Politi , dalla nascita, alla fuga dalla famiglia, alla vita di penitenza e di preghiera, fino alla morte.

Un momento per rivivere e riproporre alla società d’oggi il modello di San Nicolò Politi, protettore di Alcara li Fusi e di Adrano, nel 900° anno dalla sua nascita e 850° anno dalla sua morte (1117-1167).

Personaggi e Interpreti:
Narratore (Michele Saccone)
Bimba (Alessia Faraci)
Nicolò giovane (Antonio Santoro)
Almidoro (Carlo Vitale)
Alpina (Pina Consiglio)
Servitore/Alcarese (Giuseppe Calanni Macchio)
Demone (Sandro Galati Casmiro)
Angelo (Alessandra Calcò)
Fidanzata (Valeria Pirronello)
Lorenzo da Frazzanó (Nicola Vaneria)
Monaco/Alcarese (Antonio Mannanici)
Monaco/Giovanni (Alexander Pio Collica)
Padre Cusmano (Gino Oriti)
Monaco (Salvatore Saccone)
Monaco (Salvo Oriti)
Nicolò eremita (Nicola Bompiedi)
Donna avara (Maria Letizia Di Gaetano)
Donna buona (Antonina Vaneria)
Alcarese (Concetta Calcò)
Alcarese (Giovanna Di Falco)
Alcarese (Stefano Vasi)
Alcarese (Ylenia Di Gaetano)
Leone Rancuglia (Elia Pirronello)
Sacerdote (Santino Santoro)
Magistrato (Lucio Pirronello)
Sceneggiatura: Nicola Vitale
Regia: Erminia Betel, Lina Mileti, Nicola Vitale
Foto/video: Antonio Tortorici the ph
Musiche: Michele Saccone
Audio e luci: Arkaservice

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Santi, beati ed eroi di sicilia, 1000 volti sconosciuti


Quanti di noi davvero conoscono i martiri, gli eroi, i santi e i beati, i pontefici siciliani degli ultimi due millenni? Scopriamoli con Santagatando

Sotto le dominazioni normanna, sveva e angioina. Vi furono: S. Nicola eremita di Adrano, i monaci, S. Cono, di Naso, S. Lorenzo di Frazanò,  S. Silvestro di Troina, ai tempi di Guglielmo il Buono. I carmelitani S. Alberto di Erice, (Beatificato nel 1454, canonizzato nel 1476 da Papa Sisto IV), S. Nicola di Noto, S. Guglielmo di PolizziS. Clemente, abate del cenobio basiliano del Salvatore de Placa, vicino Francavilla di Sicilia.  Come S. Agata (Patrona della città di Catania, ma il suo culto è molto diffuso in tutta la Sicilia. E’ anche protettrice delle balie, delle nutrici e delle tessitrici); e S. Lucia (Patrona di Siracusa, le sue sue spoglie mortali sono conservate nella chiesa dei Santi Geremia e Lucia a Venezia), a Palermo splendette di santità S. Rosalia. (Patrona di Palermo, le sue sue spoglie mortali sono conservate nella Cattedrale della citta’). Ella di famiglia regale, disprezzò lo sfarzo della corte di re Guglielmo, e fuggi, da quell’ambiente mondano per nascondersi in una grotta del monte Pellegrino. Quella grotta, per Rosalia era popolata di visioni celesti e di consolazioni che la ricompensarono pienamente dei digiuni e delle veglie. Quasi contemporanea di S. Rosalia è un’ altra verginella siciliana, S. Marina.  Non meno ricca di santi fu la Sicilia durante la dominazione aragonese e castigliana. Il numero dei santi di quel periodo e meno, perché la chiesa di quel tempo adottò dei criteri più selettivi nel canonizzare gli uomini di Dio, e nell’ approvarne, il culto a loro tributato.  Sono gli ordini religiosi, sorti in quel periodo, che generano nuova linfa nell’ albero della santità. Infatti, se si eccettua l’ eremita S. Guglielmo di Noto, i santi di questo periodo sono, in maggioranza, religiosi. I seguaci di S. Agostino, al tempo del re Manfredi, possono vantare un Beato Agostino Novelli, vissuto prima alla corte del Re, poi a Roma come Penitenziere pontificio sotto Nicola IV, e infine generale del suo ordine; e un Beato Francesco Marchese, morto nel 1495.  I Carmelitani hanno hanno in gloria del loro ordine, S. Angelo Confessore, di Erice; mentre i  Domenicani possono gloriarsi del Beato Bernardo Scammacca, arcivescovo di Catania, e del Beato Geremia, palermitano, famoso non solo come scrittore e oratore, ma anche come inviato del papa Eugenio IV, al Concilio di Firenze. Egli abile guida spirituale, procurò parecchie vocazioni insigni al suo Ordine, come quella di Domenico Spatafora, da Messina, di Salvo Cassetta, Maestro dei Palazzi Apostolici, sotto Sisto IV, e del Beato Giovanni Liccio, vissuto a S. Cita di Palermo, e morto a Caccamo, sua patria, all’ età di 111 anni.  Ancora più lunga è la lista dei Frati Minori Riformati, L’ apre colui che introdusse la riforma del suo Ordine, in Sicilia, il Beato Matteo Gallo, da Agrigento, dove fu poi anche Vescovo, egli era compagno ed amico di S. Bernardino da Siena. Seguono il Beato Simone Napoli da Calascibetta, e i Beati Tommaso Torre da Caltagirone, Cherubino Mustaccio ed Innocenzo Milazzo da S. Lucia del Mela, Raimondo delle Croci da Aidone, Matteo Giudici da Agrigento, Ludovico de Martino da Caltagirone, Paolo Bono da Palazzolo, e il Venerato Angelo Garlisi da Racalmuto, Francesco Bruno da Cammarata e l’Arcivescovo di Catania, il Pio frate Michelangelo Bonadies.  Sempre di quel periodo il Padre Cherubino martire, da Caltagirone, ucciso in Etiopia nel 1638, ed uno elevato all’ onore degli altari, l’ umile laico Benedetto da S. Fratello, figlio di schiavi negri oriundi d’ Etiopia. Morì a Palermo, ove godeva fama di santo per le virtù e i miracoli, nel 1587.  Anche gli ordini religiosi come i Gesuiti, Teatini, e Cappuccini, ebbero uomini di virtù e spirito ecclesiastico.  I Gesuiti, diedero alla Chiesa dei grandi apostoli siciliani.  Sono i Venerabili Luigi La Nuza, Vincenzo Ferreri della Sicilia, Bernardo Colnago, cui la città di Catania volle onorarlo di un sepolcro in Cattedrale, nel luogo più vicino alle reliquie di S. Agata; i Padri Gaspare Paraninfo, Filippo Maria Sceusa, Giambattista De Francisci; e infine, Stanislao Piolo e Cesare Gaetani. Ancora più numerosi sono quelli che nelle lontane e allora difficilissime Missioni propagarono la fede di Cristo.  Essi, senza esitazione, si spinsero per tutte le vie del mondo conosciuto. Il primo in assoluto può considerarsi il Beato Gerolamo De Angelis, da Enna, che subì il martirio nell’ Impero del Sol Levante. E sempre in Giappone vi giunsero, i Padri Giovanni Matteo Adami e Marcello Saccano. Si recarono Cina, i Padri Niccolò Longobardi, Ludovico Buglio, Girolamo Gravina e Prospero Intorcetta. In India, i Padri Giambattista Federici e Francesco Castiglia. In Etiopia, il messinese Antonio Bruno, e in Grecia il laico Simone Bucceri; mentre Antonio Bellavia, Domenico Marini, Giuseppe Genovese e Ignazio Franciscis, si recarono nelle nuove terre delle Americhe, scoperte da Cristoforo Colombo. Tra i Teatini si distinse per santità il Beato Giuseppe Maria Tomasi, autore anche di numerosi libri ecclesiastici.  Uno dei Cappuccini Siciliani più famosi, è il Servo di Dio Padre Innocenzo Marcinò da Caltagirone, Generale dei  Cappuccini, nato nel 1589 e morto nel 1655. Egli percorse l’ Europa, sempre seguito ovunque da folle, attirate dalla sua santità e dai suoi miracoli. Venne ricevuto nelle corti regali di Torino, Vienna, Parigi e Madrid, avendo sempre onori sovrani. Altri illustri figli dell’ ordine cappuccino sono il Beato Felice da Nicosia, Padre Clemente di Lorenzo da Noto, Padre Francesco da Piazza Armerina, Padre Daniele da Lentini e Padre Arcangelo da Modica; cappellano nell’esercito Austriaco, e il Beato Frate Bernardo da Corleone, e il Servo di Dio Padre Girolamo Caruso, nato a Cammarata nel 1549 e morto a Naro nel 1627. Anche gli Ordini religiosi femminili danno in Sicilia le loro Sante. Queste donne, seppero far fiorire le virtù caratteristiche della loro terra: modestia, carità, rinunzia e sacrificio. La prima di esse, in ordine di tempo, è una Clarissa francescana: S. Lucia da Caltagirone, morta nel 1300. Seguita dalla non meno conosciuta, e gloria di Messina la Beata Eustochia Smeralda Calafato, morta nel 1490. Ella si consacro’ interamente a Dio. Modello di vergine prudente, attese la venuta dello Sposo colla lampada accesa della fede e della carità. L’ aroma delle sue virtù le attirò dietro numerose imitatrici ed ancor oggi,alla distanza di cinque secoli, una bianca schiera di Clarisse veglia e prega attorno alla tomba che custodisce il corpo incorrotto della santa fondatrice, di cui si culla una continua e talvolta miracolosa protezione. Degne di nomina sono anche la Beata Margherita Calascibetta da PiazzaArmerina, la venerabile suor Innocenza Rizzo da Trapani, la VenerabileChiara Gallo, Antonina Miceli ed Emilia Cordici da Corleone, Ludovica Piazza da Agira, Maddalena Battaglia da Termini Imerese, Arcangela Tardera da Piazza Armerina, Maria Maddalena da Palermo, la Cappuccina Suor Veronica Barone da Vizzini. Ricordiamo ancora la Beata Maria Schinina’ nata a Ragusa nel 1844 e ivi morta nel 1910, fondatrice nel 1885 dell’Ordine delle Suore del Sacro Cuore. Anche il Clero Siciliano ha offerto al mondo, nel tempi a noi più vicini, esempi luminosi di santità. Per tutti, basterebbe nominare, il Venerabile Ignazio Capizzi, nato a Bronte il 20 settembre 1708, e morto a Palermo nel 1782. Nato povero, aveva una ricchezza impareggiabile: un cuore ardente di zelo e di amore verso i poveri e peccatori; fu anche grande educatore, il suo paese natale per riconoscenza gli ha eretto un monumento. E inoltre Padre Luigi Germano Crifasi, dei Pastori Cauloniani, egli nasce nel 1717. Morì adorno delle sante Virtu’ nel fiore della sua vita, a 46 anni, il 25 aprile 1763, con pubblica fama di ottimo religioso, lasciando nel Convento e nella provincia intera, un dolore universale. Onoro’ Dio la di lui morte con evidenti segni di Santita’.rosalia, Un altro sacerdote folgorante gloria siciliana, è il Padre Giacomo Cusmano, fondatore della Congregazione religiosa dei Bocconisti, vissuto nella seconda metà del 1800. Per amore dei poveri si fece povero, e il suo nome è consacrato alla storia della beneficenza con il titolo di Servo dei Poveri. Un altro nome è quello del Sacerdote Giambattista Scasso, nato a Palermo nel 1778 e ivi morto nel 1855. Egli, semplice e umile, riuscì, predicando, catechizzando, visitando i suoi fedeli, a risvegliare la vita religiosa assopita, a spegnere rancori e a organizzare opere di apostolato e di carità. Incondizionato fu il suo amore filiale alla Madre celeste, Maria Immacolata, patrona, della Sicilia. Dobbiamo ancora ricordare, nomi meno celebri, ma forse non meno grandi: i gesuiti Giuseppe Spedalieri di Bronte, Giuseppe Piemonte di Regalbuto, morto nei primi del ‘900 in Honduras, Padre Bonaventura Aloisio, fondatore di una missione in Grecia, Padre Vincenzo Basile di Siculiana, missionario in Albania, e il Padre Cannata, il santo apostolo di Catania, si racconta che i suoi fedeli avessero l’abitudine di sfilacciargli la veste e asportarne qualche filo. Ancora da ricordare sono i Cappuccini Samuele Nicosia da Chiaramonte, padre Gioacchino La Lomia da Canicattì (1831-1905), Angelico Lipani da Caltanisetta (1842-1920) e frate Giuseppe Maria Diliberto (1864-1886) da Palermo, morto a  solo 21 anni; un altro gesuita, il Padre Giuseppe Cataldo, morto nel 1927. Egli fu il fondatore di una città e di una Università in California. Di lui si dice che non si potrà scrivere la storia di quella regione, senza dimenticarne il suo nome. Il Beato Padre Annibale Maria Di Francia da Messina (1851 – 1927), fondatore dei Padri Rogazionisti del Cuore di Gesù, degli Istituti Antoniani e delle Figlie del Divino Zelo. Da ricordare anche, delle Figlie del Divino Zelo, la prima Superiora Suor Maria Nazarena Maione, morta in odore di santità il 25 gennaio 1939. Suor Giovanna di Monterosso, Orsolina della Sacra Famiglia. Modello di santità, fu Sebastiana Cultrera di Chiaramonte, morta nel 1935. Anche l’ Azione Cattolica Siciliana ha il suo apostolo del bene del prossimo e della Patria, è il palermitano Giuseppe Pipitone, mutilato della II° guerra mondiale, egli seppe sempre realizzare nel suo cuore, la fede nel Padre Celeste.

E. Sanfilippo, G. Cicirello, Santi, beati ed eroi di sicilia - 1000 volti sconosciuti, non edito 2008 -

Militello, II Edizione del Concerto di Beneficenza


Lunedì 02 Gennaio, solo alcune ore dopo aver dato il via al nuovo anno, le due comunità nebroidee si sono raccolte nella Chiesa Madre di Militello Rosmarino per vivere insieme un momento di fraternità e di solidarietà. Si è svolta,infatti, alle ore 18:00, la seconda edizione del Concerto di Beneficenza, voluto dall’Arciprete Don Calogero Oriti, e organizzato dalla corale giovanile di Alcara Li Fusi, diretta da Salvatore Calcò e Gino Oriti.

Le voci e i canti particolarmente curati, hanno spaziato dalle tradizionali musiche natalizie, al gospel, fino a seguire in un “excursus canoro” le orme ed il cammino del Beato Giovanni Paolo II.

Il ricavato della serata è stato devoluto al Comitato per i festeggiamenti di San Nicolò Politi in Alcara Li Fusi, che in questi mesi sta cercando di salvaguardare e restituire alla collettività l’antichissima Chiesa Bizantina di Santa Maria del Rogato, oggi finalmente tornata nelle mani della Parrocchia alcararese.