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Risultati del primo sondaggio


3432Il primo sondaggio rivolto ai lettori è stato quello relativo allo sviluppo italiano, ed in particolare cercare di scoprire cosa per voi frena lo sviluppo dell’Italia oggi. In un mese hanno votato e risposto 320 lettori, molti di più rispetto alle mie aspettative. LA TROPPA BUROCRAZIA si è piazzata al 3° posto con il 15% dei consensi e 48 voti, LA MANCANZA DI MERITOCRAZIA al secondo con il 20% e 64 voti mentre a vincere il sondaggio è stata la risposta L’INCAPACITA’ DI GOVERNARE DEI POLITICI con il 65% e 208 voti.

Beh, che dire, questo mi fa molto pensare! Se il campione fosse abbastanza significativo direi che siamo proprio messi male! Non siamo noi che votiamo i nostri rappresentanti ? Predichiamo bene e razzoliamo male ? Nel senso che quando votiamo ci dimentichiamo di votare chi per noi è veramente meritevole ed ha capacità ? Vuol dire che siamo proprio rappresentati male, o che magari molti aventi diritto votano solo per amicizia o per tornaconti ed interessi personali, preferiscono il proprio interesse ai bisogni della collettività !

FRANCESCO LAZZARA

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La fine di un giovane poeta delle idee tecnologiche …


Oggi a lezione abbiamo aperto una paretensi su quello che sta succedendo negli USA riguardo ad uno dei colossi di internet ed il suo fondatore, Yahoo! e Jerry Yang. Abbiamo anche letto un articolo in aula, di conseguenza sia i dati che qualche frase o citazione sono stati presi da lì. Yahoo!, il gioiello del Web, è stato co-creato nel ’94 da Yang insieme con l’amico David Filo. Secondo alcune fonti non ufficiali, Yang, oggi, sarebbe stato disarcionato dalla poltrona di comando dello stesso Yahoo! Secondo queste fonti la sua colpa è stata quella di aver voluto troppo, finendo così senza stringere un bel nulla. Altre fonti gli concedono l’attenuante di aver sbagliato, pur se unicamente per eccesso d’amore nei confronti della sua creatura. A ben guardare, semplificando un po’ le cose, la brusca fine di questa vicenda umana e aziendale si spiega con una banale dimenticanza, infatti, in finanza esiste una regola, non scritta, ma inviolabile che recita più o meno così: «Tenete i geni ed i poeti delle idee lontani dai soldi e dalle decisioni. Farebbero danni terribili». Questa regola è stata rispettata tralaltro dagli stessi due cervelloni informatici, Yang e Filo, agli inizi della loro avventura, quando pensarono bene di delegare la gestione a manager navigati. Abbandonato il suo ruolo naturale di direttore della strategia tecnologica, Yang era salito lo scorso anno sulla poltrona di CEO, ricoprendo il ruolo di amministratore delegato. La sua aziendina studentesca, affidata a manager di ben altra pasta, era cresciuta fino a 7 miliardi di dollari di fatturato, portando gli iniziali 49 impiegati a 14.300 addetti sparsi in giro per il mondo in pochissimi anni. Il primo febbraio Yahoo si è trovata faccia a faccia con un certo signor Steve Ballmer, diventato numero uno della Microsoft, dopo la scelta del fondatore Bill Gates di ritirarsi dagli affari. Il colosso del software aveva lanciato un’ OPA (offerta pubblica di acquisto) da 47 miliardi di dollari sul motore di ricerca. Per gli azionisti di Yahoo!, quei 31 dollari ad azione rappresentava un valore di borsa molto più alto, di circa il 60%, rispetto ai valori borsistici del giorno precedente. Yang, a nome del suo consiglio di amministrazione, rifiutò dicendo che l’offerta era troppo bassa rispetto al valore della sua creatura. Ballmer a questo punto aveva accettato di alzare l’offerta di altri 5 miliardi di dollari circa, convinto che Yang, di fronte a una simile cifra, avrebbe accettato, ma, neanche a dirlo, per la seconda volta, si era sentito rispondere un no. Da quel giorno, dall’abbandono delle trattative e dalla successiva rinuncia manifestata da Microsoft, le azioni di Yahoo cominciarono una lenta, ma inarrestabile, perdita di valore, passati da quei 31 dollari ciascuno messi sul piatto da Ballmer a febbraio, ai poco più di 10 dollari di qualche giorno fa.

FRANCESCO LAZZARA