MILITELLO, a chi andrà l’eredità politico-amministrativa di Calogero Lo Re?


Se n’è fatto un gran vociare circa i nomi dei “papabili” al Consiglio comunale di Militello Rosmarino. Ora abbiamo i loro volti: infatti sono in venti (10 donne e 10 uomini) a correre per accaparrarsi gli 11 scranni (7 per la maggioranza e 4 per la minoranza) a palazzo di città.
A rappresentarli sono due outsiders: Teresa Travaglia Cicirello con la lista “Militello Migliore”: Assessori designati: BLOGNA Salvatore e RICCO GALLUZZO Pietro. Candidati consiglieri: BLOGNA Salvatore, BLOGNA Vincenzo Davide, CANGEMI Donatella, CARCIONE Valentina, CONI MAMMAMICA Rosalba, DI STEFANO Vincenzo, FEMMINELLA Maria Pia, ITALIANO Annalisa, LO CASTRO Giuseppe, PISCITELLO Biagio. “Sono tornata a Militello e, stimolata da molti amici – ci dice la docente universitaria – mi sono convinta a rimettermi in gioco ancora una volta per il mio paese. Sono altresì fiduciosa nella forza di volontà che anima la squadra che mi sostiene e, insieme, abbiamo individuato in 6 punti il palinsesto che guiderà l’azione politica di MILITELLO MIGLIORE: 1) Esso è un cammino generazionale; 2) Perché vogliamo servire; 3) Perché vogliamo rispettare i valori dei nostri avi; 4) Perché abbiamo bisogno di rispettare il bene pubblico; 5) Senza fazioni; 6) Non esistono fazioni per una Militello migliore”.
Per Salvatore Riotta, che mira al “recupero e valorizzazione” delle “eccellenze” proprie di Militello con lo sguardo rivolto ai giovani, a sostenerlo c’è “una squadra – dice il Professore – che crede nella bontà del progetto e ne condivide le linee guida. Al nostro interno, soggiunge, è scomparsa la parola “Io” ed è prevalsa convintamente la parola “Noi” perché “MILITELLO E’ DI TUTTI” e, insieme, lavoreremo e daremo il meglio di noi per l’esclusivo bene della nostra cittadina da troppo tempo “estraniata” dalle dinamiche sociali ed economiche”. Assessori designati: NAPOLI Alfredo e MIRAGLIA FAGIANO Giuseppina. Candidati consiglieri: ARTINO INNARIA Benedetto, BLOGNA Lucia Antonella, FAZIO Benedetta, LO PARO Sandra, LUPICA Luigi, MILETI Antonino, MIRAGLIA FAGIANO Giuseppina, MUSARRA Angela, NAPOLI Alfredo, TOMASI Antonino.
NINO VICARIO

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MILITELLO ROSMARINO saluta il felice ritorno di Teresa Travaglia Cicirello che si candida a sindaco della città


La presenza di Teresa Travaglia Cicirello non è nuova nelle competizioni politico-amministrative della cittadina montana. Infatti, la dott.ssa Travaglia Cicirello nel lontano 2013 figurava nella lista di Pippo Perrone quale assessore nominato conseguendo un lusinghiero consenso. Oggi la docente universitaria ritorna a Militello, suo paese natale, per mettersi in gioco in prima persona col simbolo “Militello Migliore – Teresa Travaglia sindaco” e lo annuncia nel corso di una partecipata conferenza stampa della quale pubblichiamo il discorso integrale.
La mia è una candidatura che vede la luce dopo un percorso sofferto ma determinato e anche coraggioso. Mi sono intestata una battaglia di unificazione e pacificazione trasversale del tessuto sociale prima ancora che di quello politico, una battaglia che forse ha fatto paura e per la quale ho anche accettato di pagare direttamente un prezzo alto e ingiusto ma credo che la difesa di un valore meritevole di tutela debba anche costare il sacrificio di un singolo per il bene di tutti. Militello – sottolinea Teresa con forza – ha attraversato un’epoca lunghissima di lotta tra fazioni contrapposte che ne ha logorato la resistenza e ne ha sprecato le energie, energie che potevano essere impiegate nella promozione del territorio e nel miglioramento delle condizioni di vita. La nostra cittadina merita una dimensione migliore, una qualità più alta nel confronto politico e dei rapporti sociali. Meritiamo – continua ancora la docente nella sua disamina politica – una battaglia sui programmi e non sulle persone. Condurre battaglie sulle persone serve solo ad impoverire il confronto ed esasperare gli animi, distrarre le intelligenze e costringerle alla creazione di un nemico. Non possiamo – è il ragionamento – più permetterci il lusso di combattere nemici Non possiamo più permetterci di incentrare la politica su logiche divisive: la lotta politica serve, ma sui programmi e non sulle persone. Il nemico non c’è più; l’unico nemico oggi sarebbe la disunione e la perpetuazione ancora una volta di logiche di divisioni.
A Militello siamo rimasti in pochi – dice con forza Teresa Travaglia Cicirello – e dobbiamo scegliere se demolirci l’un l’altro in nome di una supremazia sterile o se metterci insieme a lavorare. Una larghissima parte della popolazione è ormai anziana e in questa contrapposizione personale mai sopita ha trascorso l’esistenza. Restano però delle aree preziose che con coraggio hanno deciso di non arrendersi all’idea che il paese sta morendo. Questi giovani devono essere aiutati ed educati a costruire nella serenità e nella trasversalità. Per cui la prima esigenza è quella di consolidare la base senza fratture. Su una base solida poi si può parlare di progetti. Da qui la decisione
di scendere in campo, per non deludere né me stessa né l’affetto, la passione e l’appoggio di tanti validissimi amici con i quali affrontare e risolvere – nei limiti delle nostre capacità – i problemi della Comunità.
La mia idea – soggiunge la docente universitaria – è lontana anni luce dalla esigenza di una continuazione. La mia idea è quella di un cambiamento concreto, ma l’unico vero segreto del cambiamento è concentrare tutte le nostre energie non nel combattere il vecchio, ma nel costruire il nuovo e costruirlo insieme. Solo con impegno e spirito di servizio potremo finalmente avere una MILITELLO MIGLIORE.
Terminato il discorso introduttivo, la neo candidata sintetizza le linee guida della sua azione politica:
A) Dialogo aperto e costante con tutti cittadini con i vari livelli istituzionali; B) cura e attenzione per il cittadino e per il territorio; C) recupero e valorizzazione delle risorse storiche, artistiche, geografiche, agricole, artigianali del paese. L’obiettivo è unico ma deve fondarsi su più capisaldi.
1) Sicurezza: verifica, aggiornamento e diffusione del piano di protezione civile per conoscere e contrastare i rischi che potrebbe correre il territorio. 2) Efficienza: garantire una ordinaria amministrazione funzionante (di pulizia del paese, decoro urbano, approvvigionamento idrico, viabilità). 3) Trasparenza e Imparzialità dell’Amministrazione. Ciascuno sarà uguale davanti all’attività amministrativa quale che sia la sua collocazione politica e sociale, senza privilegi e senza discriminazioni. 4) Recupero e promozione del territorio e delle sue attività tipiche. Militello ha ricevuto in dono dalla Storia una posizione preziosa, strategica al tempo della sua fondazione e strategica oggi, sebbene per ragioni diverse. E’ la porta del Parco dei Nebrodi ed è a soli otto chilometri dalla costa, da un tratto di costa che tra poco sarà un’eccezionale strumento d’impulso per lo sviluppo grazie al completamento del porto di Sant’Agata Militello. Abbiamo un centro storico meraviglioso, antichissimo e affacciato sulle Isole Eolie (una combinazione quasi miracolosa tra natura e storia). Un centro storico che da qualche anno è stato portato ai suoi degni livelli di fama e di lustro dall’organizzazione del Presepe Vivente che sapientemente raccoglie ed impegna un’intera comunità (che, appunto, quando sta insieme dimostra di saper arrivare a livelli di eccellenza senza paragoni imparagonabili). Il paese deve essere educato a sfruttare le risorse e a creare economia e non piegarsi solo a logiche assistenzialistiche passive. Solo così potremo diventare una MILITELLO MIGLIORE.

MILITELLO. In una lunga intervista Salvatore Riotta candidato a sindaco espone le linee guida della sua azione politica


Professore cosa l’ha spinta a mettersi in gioco?
La molla che mi ha spinto a scendere in campo è stato il rispetto verso i miei genitori che si sono sacrificati una vita e che adesso non ci sono più che mi hanno lasciato una casa che io devo onorare perché si sono sacrificati per darmi un futuro e anche alla mia famiglia. Un altro aspetto che mi ha convinto a scendere in campo è il rispetto verso i miei figli che un domani non dovranno dirmi “cosa hai fatto tu per non lasciar morire questo paese?”. E’ sotto gli occhi di tutti purtroppo – si accalora Riotta – lo sfascio in cui versa il mio paese dove vivo, dove sono nato, dove sono cresciuto che giornalmente affronto la quotidianità dei problemi che lo assillano.
Quali gli obiettivi che si prefigge se i cittadini le daranno fiducia?
Sono molto semplici: piuttosto che immaginare cattedrali nel deserto, costruire strutture compatibili con la natura che ci circonda e, stante la mia professione di agronomo, penso che basti semplicemente valorizzare quello che noi abbiamo sul territorio, come il paesaggio, le bellezze artistiche, l’ambiente e un’agricoltura che non può essere intesa come agricoltura intensiva giacché la nostra è un’agricoltura che può darci prodotti di nicchia di alta qualità. Andare a valorizzare questi pochi aspetti che tutti ci invidiano – continua Riotta – penso sia un obiettivo arduo da raggiungere ma per farlo non bastano cinque anni di amministrazione. Con questo cosa chiedo a quanti mi hanno sostenuto e supportato, ai militellesi di buona volontà? in futuro di fare “squadra” perché se non si ha alle spalle dei collaboratori validi che lavorano alacremente e con perizia, non si va a parare da nessuna parte. A tutti chiedo la collaborazione fattiva volta a non far morire questo martoriato paese che da cinquant’anni vive un declino costante nel tempo. Basti pensare a quest’ultimi anni che sono stati tra i più deleteri tanto da portarlo via via allo sconquasso. Io mi affido – è la speranza di Riotta – al buonsenso delle persone, alla fiducia che vorranno accordarmi e in questo contesto mi spenderò fino all’ultima goccia di sangue per il mio paese perché lo amo, lo vivo giornalmente e vederlo in agonia mi piange il cuore.
Prof. Riotta verso quali settori è orientata la sua azione politica?
La felice posizione geografica di Militello, a cavallo tra il mare e il Parco dei Nebrodi, mi induce a orientare la mia azione politica in direzione dell’agricoltura che è basata su quelle che sono le risorse naturali che ci vengono offerte dal territorio, mi riferisco – è il ragionamento del prof. Riotta – alla produzione di olio di alta qualità; penso alle erbe e agli aromi commestibili come il rosmarino, prodotti assai apprezzati e commerciati dai principi Gallego che hanno soggiornato nella vicina Sant’Agata in epoca normanna. Per non dire poi – sottolinea ancora il neo candidato a sindaco – della zootecnia e suoi derivati, all’allevamento allo stato semibrado del suino nero autoctono e alla produzione e lavorazione delle sue carni i cui derivati, se sufficientemente sostenuti dall’azione pubblica sui mercati nazionali, Militello ne trarrebbe vantaggi economici con forti ricadute sulla manodopera locale.
Come pensa di raggiungere questi obiettivi?
Bella domanda. Per raggiungere questi obiettivi anzitutto bisogna organizzare il settore zootecnico che, essendo soggetto a ferree norme igienico-sanitarie dettate dalla Comunità europea, occorre creare tutte quelle infrastrutture idonee alla trasformazione del latte e suoi derivati e alla lavorazione delle carni per la produzione di insaccati specifici del suino nero atte a valorizzare e rilanciare l’identità territoriale. In tutto ciò ci soccorre la posizione geografica di Militello – è il ragionamento del professore agronomo – a dieci minuti dal mare, così come in breve tempo si può raggiungere la montagna, autentica macchia mediterranea da tutti invidiata.
Ma nell’immediato cosa pensa di fare per Militello?
Intanto è necessario far conoscere il paese e per farlo penso di affidarmi alle nostre tradizioni come, ad esempio, il Presepe Vivente, sostenendolo a mezzo un valido battage pubblicitario che spinga il visitatore a ritornare e solo dopo aver fatto conoscere il territorio – e su questo punto Riotta si sofferma con forza – occorre creare tutta una serie di infrastrutture – e qui entrano a pieno diritto le sinergie pubblico-privato – che vanno dalla creazione di B&B, piccoli locali per la ristorazione quale richiamo per il forestiero, altrimenti il tutto si rivelerebbe un boomerang e il turismo si rivelerebbe del tipo “mordi e fuggi”. E’ imperativo – soggiunge Riotta – per gli operatori locali la pratica della teoria che se il turista viene a Militello deve trovare le condizioni per vivere la realtà del paese e gustare le eccellenze che esso offre risorse che fanno della nostra cittadina un’oasi di accoglienza che lo inducano a farvi ritorno, perché quando un forestiero viene a Militello deve sentirsi “uno di noi”. E allora mi domando, chiosa Riotta, perché non sfruttare questo senso di ospitalità ai fini del rilancio del paese?
Allora, professore, la sua è la riconferma al richiamo precedente “pubblico-privato”?
Proprio così. Il pubblico senza il privato non va da nessuna parte, di contro il privato senza il pubblico non ha futuro. Queste sono strategie che vanno studiate a tavolino a breve termine perché il tempo è scaduto e, se si considera la grave crisi economica che ha investito tutte le amministrazioni comunali, è impensabile vincere alcuna battaglia senza fare squadra tra pubblico e privato. In altre parole tutti si è chiamati al senso di responsabilità civica senza il quale ogni e qualsiasi progetto è destinato a fallire.
Lei pensa che i giovani di Militello possano condividere questo suo progetto? A questo proposito dico che io sono un educatore e insegno all’Istituto tecnico-agrario di Caronia e insegno materie agronomiche, economia d’estimo, gestione del territorio e dell’ambiente, genio rurale. Sono a contatto tutti i giorni con i giovani, ai miei studenti suggerisco di non pensare di creare cattedrali nel deserto ma di valorizzare le eccellenze che offre il territorio. Questo chiedo ai miei giovani studenti se essi credono in queste nostre potenzialità e se le intendono sfruttare “per non fuggire dalle proprie radici”. Io vivo la realtà tutti i giorni e da qualche tempo ho avuto modo di poter apprezzare ancora di più quelle che sono le potenzialità dei nostri giovani sotto i diversi profili professionali da quello che ha la capacità di trasformare le carni del suino nero, a quello che possiede idee innovative sui derivati del latte, a chi pensa a strutture artistiche in favore delle bellezze paesaggistiche del nostro territorio. Insomma, ho potuto appurare che nei giovani c’è una voglia di fare. Voglia di fare però, se non opportunamente guidata, rischiamo di ritrovarcela come una triste incompiuta. E, a questo proposito, mi permetto di dire, che nei miei diciotto anni d’insegnamento a Capo d’Orlando ho avuto modo di poter girare con i ragazzi l’Europa e quando mi imbattevo in piccole realtà come Militello valorizzate al massimo, mi rodevo dentro e mi domandavo: perché qui è tutto facile e nel mio paese è impossibile? Con questo cosa voglio dire – conclude il prof. Riotta la lunga chiacchierata – che noi dobbiamo andare a tirare fuori quello che c’è di buono nei giovani perché noi siamo il “passato” e loro il “futuro” con la speranza che un giorno possano dire che qualcuno – avendo saputo leggere nel destino di Militello – ha operato in maniera tale da lasciare un’impronta positiva del suo impegno sociale.
NINO VICARIO

MILITELLO ROSMARINO, Alla vigilia delle consultazioni comunali


…Dal Castello arabo, a 450 metri sul livello del mare, i Normanni vigilavano sul traffico marittimo. La Militello di ieri così come quella del terzo millennio, a cavallo tra il mare e il Parco dei Nebrodi, gode di un territorio ricco di risorse naturali e di tradizioni che aspettano solo di essere valorizzate.
Militello, come tanti altri comuni del Messinese, il prossimo 10 giugno è chiamata alle urne per rinnovare il Consiglio comunale e già, nell’attesa, i motori politico-amministrativi incominciano a rombare. Per la storia, l’imminente scadenza elettorale nel piccolo comune, coincide con la fine della dinastia amministrativa della famiglia Lo Re. Infatti dal 1929 e fino al 1955 era stato il cav. Calogero Lo Re (nonno dell’attuale sindaco uscente) a sedere sullo scranno più alto del municipio; dal 1973 al 1981 è stata la volta del figlio dott. Vincenzo Lo Re; 43 anni dopo, con la tornata del 1988 a fare la sua prima apparizione nelle contese amministrative è l’avv. Calogero Lo Re nipote del cavaliere che la conduce fino alla scadenza del mandato; gli succede nel 2002 Cettina Papa Lo Re moglie del dott. Vincenzo e mamma dell’uscente Calogero che ritorna nel 2008 a palazzo di città fino ai giorni nostri.
Oggi Militello, che nel periodo aureo della gestione del dott. Vincenzo Lo Re ha goduto della distribuzione a piene mani di “pesci” che hanno fatto da volano economico per gran parte della cittadinanza ma che il “buon” sindaco, però, ha mancato – volutamente? – di insegnare loro a “pescare il pesce”. Ai giorni d’oggi a farne le spese sono ancora i figli di quella generazione che – avendo vissuto quegli anni tra “sogno e realtà” – dall’avv. Calogero Lo Re nei dieci anni del suo mandato si aspettavano i “miracoli” che lui non poteva concedere. Il treno dei desideri era passato.
Dai rumors ci giunge voce che i giovani al “nuovo corso” chiedono si porti avanti una linea di azione politico-amministrativa diametralmente opposta a quella seguita fino ad oggi. Non vogliono più fuggire, ma chiedono con forza un salto di qualità, non sono disposti ad accettare di barattare la moralità e la dignità con la politica “individuale”. C’è stanchezza verso la chiusura in se stessa della classe amministrativa uscente, c’è nausea verso la quotidiana gara tra le opposte fazioni, c’è avversione al muro della incomunicabilità tra pubblico e cittadino. La paura della povertà è tra questi motivi. Tuttavia, è il ragionamento, senza rispetto per la dignità altrui ogni sforzo teso a presentare al mondo il meglio di Militello, risulterebbe vano.
E mentre i giovani vanno giù forte, non meno efficaci sono altre “voci” che chiamano a raccolta la Militello che reclama un “cambiamento di passo” rispetto al passato e puntuali mettono a fuoco le peculiarità proprie del territorio che, se valorizzate, possono essere “megafono” di richiamo turistico. Qui da noi – è l’invocazione che giunge dal basso – di questo megafono se ne devono impossessare e farne uso sapiente, anzitutto, i nuovi amministratori che debbano capire che non c’è più tempo da perdere. Tutti insieme, esortano le voci, dobbiamo avere la consapevolezza che il cammino che avremo di fronte è tutto in salita e per affrontarlo adeguatamente dobbiamo credere in noi stessi “che si può fare” e per raggiungerlo bisogna fare “squadra” tra pubblico e privato. Già si pensa, al settore della pastorizia e alla trasformazione dei suoi derivati; alle olive e all’eccellenza dell’olio prodotto di alta qualità; all’apicoltura (termometro di salubrità del territorio); al suino nero autoctono che, essendo allevato allo stato semibrado, fa delle sue carni eccellenze di nicchia; alla gastronomia e sue tipicità di “piatti” che della “tradizione” ne fanno vanto e richiamo di visitatori. Ma in tutto ciò un ruolo importante ce l’hanno i giovani che, non volendo “più fuggire” dalle proprie radici, chiedono a gran voce – oltre a non dimenticare gli anziani, i malati, i senza lavoro, la scuola, l’igiene, l’acqua la cui carenza affligge la popolazione – a quanti saranno chiamati il prossimo giugno a gestire la cosa pubblica, di “dettare” le linee-guida per un piano di sviluppo organico volto a favorire la nascita di strutture adeguate e compatibili col territorio. Militello questo chiede ai futuri inquilini di palazzo di città, “un salto di qualità” che la proietti entro il panorama dell’offerta turistica dove alla naturale vocazione all’accoglienza, il forestiero può gustare eccellenze eno-gastronomiche assolutamente uniche nel suo genere.
NINO VICARIO

Militello Rosmarino, Teresa Travaglia Cicirello scende in campo per la poltrona di Sindaco


Militello Rosmarino –  05 Maggio 2018

Teresa Travaglia Cicirello accoglie l’invito del comitato giovani e scende in campo per la poltrona di sindaco.

Una conferenza stampa lampo che si è tenuta nel pomeriggio di oggi ha confermato la candidatura a primo cittadino della dott.ssa Travaglia. Tante le motivazioni, oltre l’accorato appello giovanile di “un gruppo enorme di validissimi”, che la spingono a candidarsi, intanto la volontà di ricompattare il tessuto sociale disgregato, accompagnato dall’idea di un cambiamento, e coadiuvato da uno spirito di sacrificio serio ed enorme. “Un grosso sacrificio” che spinge la docente universitaria alla candidatura, la quale, ha dichiarato che adotterà il criterio di seguire tre direttrici: un dialogo aperto, la cura e l’attenzione verso i cittadini, e la valorizzazione delle risorse del paese. La Travaglia si riserva però di presentare il programma definitivo nei prossimi giorni, insieme anche alla propria lista. La candidata ha sottolineato, infine, come Militello sia la porta dei Nebrodi, e deve allontanarsi dalla visione di logiche assistenzialistiche per ricreare la propria economia, così come ha saputo ben fare il gruppo di volontari locali Anspi che in questi anni ha organizzato varie edizioni del Presepe Vivente, valorizzando il peculiare tassello del borgo medievale e al tempo stesso rinnestando il volano del turismo e dell’economia.
A contendersi la poltrona il prossimo 10 giugno con la Travaglia vi sarà Salvatore Riotta. La Travaglia, se eletta, potrebbe essere il terzo sindaco donna del paese, dopo le compiente Nicla Satullo, sindaco nel 1957, e Cettina Papa Lo Re.

Ecco il discorso integrale della candidata sindaco:

È una candidatura che vede la luce dopo un percorso sofferto ma determinato e anche coraggioso.
Mi sono intestata una battaglia di unificazione e pacificazione trasversale del tessuto sociale prima ancora che di quello politico, una battaglia che forse ha fatto paura e per la quale ho anche accettato di pagare direttamente un prezzo alto e ingiusto ma credo che la difesa di un valore meritevole di tutela debba anche costare il sacrificio di un singolo per il bene di tutti.
Militello ha attraversato un’epoca lunghissima di lotta tra fazioni contrapposte che ne ha logorato la resistenza e ne ha sprecato le energie. Energie che potevano essere impiegate nella promozione del territorio e nel miglioramento delle condizioni di vita.
Militello merita una dimensione MIGLIORE. Una qualità più alta del confronto politico e dei rapporti sociali. Meritiamo una battaglia sui programmi e non sulle persone. Condurre battaglie sulle persone serve solo ad impoverire il confronto ed esasperare gli animi, distrarre le intelligenze e costringerle alla creazione di un nemico.
Non possiamo più permetterci il lusso di combattere nemici.
Non possiamo più permetterci di incentrare la politica su logiche divisive: la lotta politica serve, ma sui programmi e non sulle persone .
Il nemico non c’è più; l’unico nemico oggi sarebbe la disunione e la perpetuazione ancora una volta di logiche di divisione.

A Militello siamo rimasti in pochi e dobbiamo scegliere se demolirci l’un l’altro in nome di una supremazia sterile o se metterci insieme a lavorare.
Una larghissima parte della popolazione è ormai anziana e in questa contrapposizione personale mai sopita ha trascorso l’esistenza. Restano però delle aree preziose che con coraggio hanno deciso di non arrendersi all’idea che il paese sta morendo.
Questi giovani devono essere aiutati ed educati a costruire nella serenità e nella trasversalità. Per cui la prima esigenza è quella di consolidare della base senza fratture. Su una base solida poi si può parlare di progetti.
Da qui la decisione di scendere in campo, per non deludere nè me stessa nè l’affetto, la passione e l’appoggio di tanti validissimi amici con i quali affrontare e risolvere – nei limiti delle nostre capacità – i problemi della Comunità.

La mia idea è lontana anni luce dalla esigenza di una continuazione. La mia idea è quella di un cambiamento concreto, ma l’unico vero segreto del cambiamento è concentrare tutte le proprie energie non nel combattere il vecchio, ma nel costruire il nuovo e costruirlo insieme.
Solo con impegno e spirito di servizio potremo finalmente avere una MILITELLO MIGLIORE.

LINEE GUIDA DELL’AZIONE POLITICA
A) dialogo aperto e costante con tutti i cittadini con i vari livelli istituzionali;
cura e attenzione per il cittadino e per il territorio;
C) Recupero e valorizzazione dei delle risorse storiche, geografiche agricole, artigianali del paese.
L’obiettivo è unico ma deve fondarsi su più capisaldi.

– SICUREZZA – verifica, aggiornamento e diffusione del piano di protezione civile, per conoscere e contrastare i rischi del territorio.
– EFFICIENZA – garantire una ordinaria amministrazione funzionante (di pulizia del paese, approvvigionamento idrico, decoro urbano, viabilità)
-TRASPARENZA
IMPARZIALITÀ dell’amministrazione. Ciascuno sarà UGUALE davanti all’attività amministrativa qualunque sia la sua collocazione politica e sociale, senza privilegi e senza discriminazioni.

– RECUPERO E PROMOZIONE DEL TERRITORIO E DELLE SUE ATTIVITÀ TIPICHE
Militello ha ricevuto in dono dalla Storia una posizione preziosa, strategica al tempo della sua fondazione e strategica oggi, sebbene per ragioni diverse.
È la porta del parco dei Nebrodi ed è a soli otto chilometri dalla costa, da un tratto di costa che tra poco sarà un eccezionale strumento di impulso per lo sviluppo grazie al completamento del porto di Sant’Agata di Militello.
Abbiamo un centro storico meraviglioso, antichissimo e affacciato sulle isole Eolie (una combinazione quasi miracolosa tra natura e storia). Un centro storico che da qualche anno è stato portato ai suoi degni livelli di fama e di lustro dall’organizzazione del Presepe vivente, che sapientemente raccoglie ed impegna una intera comunità (che appunto quando sta insieme dimostra di saper arrivare a livelli di eccellenza senza paragoni imparagonabili ).
Il Paese deve essere educato a sfruttare le risorse e a creare economia e non piegarsi solo a logiche assistenzialistiche passive.
Solo così potremo costruire una Militello MIGLIORE”



Alcara Li Fusi, porte aperte sabato e domenica


Nell’ambito delle giornate FAI del 24 e 25 marzo’p.v. Alcara li Fusi, un piccolo paese, al centro dei monti Nebrodi, , terra produttiva di agrumi, commercio, arte, artigianato, architettura e tanto altro ancora, ospiterà un innumerevole serie di eventi .
Da sabato 24 al tardo pomeriggio di domenica saranno visitabili: l’antico monastero di S. Maria del Rogato, il quale ospita all’interno un pregevole affresco della Dormitio Virginis, risalente al XII secolo; il Borgo Stella con annesso itinerario turistico e panoramico; il Santuario dell’ Eremo, ove trascorse gli ultimi anni di vita il santo eremita Nicolò Politi nel 1150; e la Chiesa delle Grazie.
A coordinare le due giornate vi saranno il gruppo volontari Anspi di Alcara Li Fusi, in accordo con il comune e con il Sul versante occidentale della Sicilia, nell’entroterra dei Monti Nebrodi in provincia di Messina, adagiato su di un colle roccioso alle pendici della dolomitica catena montuosa delle Rocche del Crasto nella vallata del torrente Rosmarino ed incastonato in uno scenario paesaggistico molto suggestivo, a 400 m.s.l.m., sorge Alcara Li Fusi.
Antichi origini, ovviamente analoghe ad altri siti dell’isola, testimoniano la storia di questo piccolo centro collinare, le cui radici sembrano intrecciarsi al periodo della distribuzione dell’antica città di Troia in Grecia da cui, secondo una leggenda, discende un certo Patrone Turio, approdato con la sua flotta sulle coste sicule ed inoltratosi nell’entroterra, dove fondò vari fortini, successivamente divenuti veri e propri centri abitati, uno dei quali fu proprio Alcara, che ebbe un rapido e florente sviluppo soprattutto durante il dominio degli Arabi in Sicilia (827/1061) e, da cui ne deriva il nome “Al Qarya”, che singnifica “Il centro urbano”.
Testimonianza delle remote origini della piccola cittadinanza, oltre ad alcuni ritrovamenti archeologici del periodo greco-romano e Bizantino, é l’antico rito pagano del “Muzzuni”, le cui memorie vanno a perdersi nella notte dei tempi ma che sembrano riconducibili alla cultura ellenica, precisamente legate al culto propiziatorio per la fertilità della terra, in onore delle divinità Demtra dea della terra, Kore dea dell’oltretomba, Afrodite dea dell’amore, Adone dio della vegetazione e dela fertilità, Dioniso dio dell’euforia.
E`infatti un rito propiziatorio alla fertilità della terra celebrato nella notte del solstizio d’estate ma poi, con l’avvento del Cristianesimo, accorpato al culto di San Giovanni Battista il 24 Giugno.
Le prime notizie certe su Alcara, si hanno però con la dominazione dei Normanni quando, il Conte Ruggero, con un diploma del 1082, concesse al Vescovo di Troina-Messina, l’abitato alcarese con tutto il territorio annesso, il quale era circoscritto in uno dei tre valli della Siclia, ovvero nella Valle di Demena.
E`proprio a partire da questo periodo che la storia del centro nebroideo comincia a concretizzarsi maggormente, anche perchè s’intreccia con la vita ascetica dell’Eremita dell’ordine Basiliano, San Nicolò Politi.
Nato intorno al 1117 ad Adrano, nella provincia di Catania, giunse nel territorio alcarese nel 1137 circa, trovando rifugio in una spelonca rocciosa del Monte Calanna dove, dopo aver trascorso un trentennio fatto di stenti e preghiere, la sua esistenza terrena si concluse il 17 agosto 1167.
Da allora è Protettore acclamatissimo di Alcara che, da ormai quasi 850 anni, gelosamente ne custodisce le venerate spoglie mortali e, grazie al Breve Pontificio di Papa Giulio II del 7 Giugno 1507, ne rinnova ufficialmente la memoria con fervorosa e viscerale devozione, celebrando le Solenni Festività in suo onore dall’1 al 3 maggio e dal 15 al 18 agosto.
Il piccolo centro nebroideo, veniva infatti identificato come Alcara Valdemone, denominazione che rimase fino al 1812, quando una legge borbonca, soppresse le vecchie circoscrizioni siciliane delle tre valli di Noto, Mazzara e Dena, inserendo cosi l’appellativo “Li Fusi” per la fiorente industria di fusi per filare lana, seta, lino ma, anche L’Abate Vito Amico nel suo Lexicon del 1760, riporta che già in quell’anno il borgo era denominato “Alcara oppidum de fisus appellatum”.
Alcara vanta dunque di una cospicua storia e tradizione culturale che, soprattutto in passato, per svariati secoli ha fatto di questo centro, uno tra i più rinomati del comprensorio che, in oltre, ha dato i natali ad illustri eruditi locali come poeti, scrittori, musicisti ed artigiani che hanno sempre onorato e portato in alto il buon nome di questo, per molti aspetti sconosciuto, centro urbano dalle antiche vestigia Fondo Ambiente Italiano.

Militello Rosmarino, paese in lutto per la tragica scomparsa di Biagio Pace


La piccola comunità di Militello Rosmarino è in lutto per la tragica fine di Biagio Pace, 24 anni, morto ieri sera in un incidente avvenuto a Sora, in provincia di Frosinone. Il giovane, che da qualche mese svolgeva l’attività di infermiere a Tor Vergata (Roma), è rimasto vittima di un incidente stradale che si è verificato ieri poco prima delle 20 in via Ugo Foscolo. Per cause che sono al vaglio degli agenti della polizia stradale intervenuti sul posto due vetture, una classe A grigia e una Kia Picanto rossa sulla quale si trovava l’infermiere, si sono scontrate. Inutile l’immediato trasporto in ambulanza in ospedale, per  gli altri tre feriti che hanno riportato lesioni meno gravi sono stati trasportati presso il Pronto Soccorso dell’ospedale Santissima Trinità di Sora.
Ecco il RICORDO di un amico sulla piattaforma sociale Facebook : " 
 Ciao Pacio.
Sai la vita a volte è strana e ti spiazza quando succedono queste cose soprattutto quando sono vicine a noi, ho saputo stamattina dell'accaduto e sinceramente volevo non credere a ciò che ti è successo, mi è difficile rendermi conto che una persona come te adesso sia in un posto diverso, probabilmente migliore, ma non qui con noi. Noi che scherzavo e sappiamo quanto sia importante il sorriso per te, quanto fossi solare e fiero di questa vita, tu che non lasciavi trasparire un briciolo di tristezza che mettevi allegria in tutto, nelle partite infinite su Lol, nelle serate in discoteca, nella vita e in tutto quello che facevi.
E la cosa ancora più triste è che tu non fossi a casa, eri via per studiare, per crearti un futuro, perché la tua amata Sicilia non poteva aiutarti in questo, ma la vita è questa, chiamiamolo destino o beffarda sorte sta di fatto che siamo inermi di fronte a tutto ciò. 
Ti mando un saluto da qui, e sappi che io insieme a tutte quelle persone che ti conoscono e ti vogliono bene ti riserveremo un posto nel nostro cuore perché questo è il minimo che tu possa meritare. 
Ti voglio bene. Ciao Pace"!

NINO VICARIO per la Gazzetta del Sud
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