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Militello Rosmarino, al via l’ennesima edizione del Presepe Vivente


Nel tardo pomeriggio del 7 dicembre si è svolta presso la Sala Convegni del Museo Comunale di Militello Rosmarino la conferenza stampa di presentazione del Presepe Vivente. L’evento si svolgerà il 26 e il 30 dicembre 2017, dalle 20:30 alle 23:00, e il 6 gennaio 2018, dalle 17:30 alle 20:00.
A prendere la parola sono stati gli organizzatori il vice presidente dell’Anspi, Salvatore Blogna e Giuseppe Cardillo
Nei vari interventi, è stato dato rilievo all’importanza della manifestazione, vetrina per il piccolo paese nebroideo che, negli ultimi anni, grazie allo sforzo sinergico dell’associazionismo, dei volontari e dell’amministrazione comunale, è riuscita a far rivivere antichi mestieri e tradizioni, ormai quasi dimenticati.
In particolare, Salvatore Blogna, primo organizzatore a prendere la parola, con un plauso, ha sottolineato come l’impegno volontario di “giovani leve” abbia influito positivamente sulla buona riuscita della manifestazione. Tra le novità di questa edizione, l’apertura anticipata del Presepe per i bambini delle scuole dell’hinterland e la scelta di svolgere una delle giornate, il 6 gennaio, in orario pomeridiano, per rispondere alle richieste dei visitatori provenienti da lontano.
In seguito, Giuseppe Cardillo ha evidenziato la valenza religiosa del presepe vivente, momento di unione per la comunità militellese.
Infine è stato illustrato il percorso della manifestazione che si svolgerà all’interno del centro storico, con la possibilità di visitare quaranta siti ricostruiti in locali messi a disposizione, perlopiù da privati cittadini. La cura e la ricostruzione delle scene è stata coordinata da Salvatore Raffaele e da Nino Restifo, non sottovalutando alcun dettaglio, dai costumi alle attività tipici della Militello di fine ‘800-inizio ‘900, novità di quest’anno il mestiere dell’Agrimensore.
All’interno del percorso, sarà possibile degustare prodotti tipici della cucina locale.
Per informazioni è possibile seguire la pagina Facebook: Presepe Vivente dei Nebrodi e consultare il sito internet http://www.presepeviventemilitello.it tel. 3270471415 – 3202859759 – 3493375923.

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Militello rivive la festa di S. Giuseppe


Locandina San Giuseppe 2013

La Festa di S. Giuseppe, probabilmente, a Militello Rosmarino origina sin dalla fondazione medievale del borgo stesso, Il culto del patriarca tra l’altro era diffuso in tutta la Sicilia in pieno periodo tardo-bizantino, a ridosso della colonizzazione araba dell’isola, l’ illustre  siciliano  Giuseppe l’Innografo († 883), non a caso, compone il Canone delle lodi de alla festa del Patriarca S. Giuseppe. (PG 105, 1273-4).

Purtuttavia, nulla gli archivi attestano circa il culto di S. Giuseppe a Militello fino al 1607, anno in cui è stata realizzata l’attuale immagine lignea del Patriarca e del Bambino Gesù, ritratto quest’ultimo in piena fanciullezza.

Possiamo azzardare l’ipotesi, secondo la quale, la devozione verso S. Giuseppe sia stata portata meglio avanti nel centro nebroideo dai Monaci Domenicani da poco arrivati nel Collegio della “Piazza”, fino a spingere i nobili del luogo a commissionare ai Li Volsi di Tusa l’attuale simulacro ligneo.

Non a caso il periodo dei secoli XVI e XVII, in cui la Chiesa sembra cercare un riparo nella lotta contro l’Impero e la Riforma protestante, diventa il più fecondo per e nella devozione a S. Giuseppe, che nuovi predicatori vanno rinfocolando nei cuori dei fedeli. Ne apre la lista il valoroso domenicano Isidoro d’Isle o “Isolano”, l’appassionatissimo di S Giuseppe, che sul principio del secolo XVI scrive la sua Summa de donis S. Joseph. […]

Nella seconda metà del secolo XVIII alla Processione di S. Giuseppe venne affiancato il Simulacro della Vergine del Soccorso, e con questa aggiunta si è completato il trittico della Sacra Famiglia (Maria, Gesù e Giuseppe) che in pieno mezzogiorno, portati a spalla dai falegnami del luogo percorreva l’antico itinerario anulare. […]

 Non meno importante da notare è la collocazione che gli antichi padri hanno scelto in Chiesa Madre del Dittico ligneo di San Giuseppe e Gesù,  hanno voluto porlo nella parte sinistra del transetto, in una nicchia appositamente ricavata, e stilizzata secondo i tipici gusti di quell’epoca. Da evidenziare l’altare in marmo policromo del secolo XVII, opera coeva del simulacro, nonché la piccola tela de “La Morte del Giusto”, firmata dal Tomasi di Tortorici (XVII sec.), che impreziosisce il tutto. La tradizione orale ci tramanda che sull’altare di S. Giuseppe venivano celebrati tutti i matrimoni, il 1 Gennaio di ogni anno il piccolo simulacro veniva portato nelle case di quegli sposi che ancora non avevano ricevuto il dono della paternità. Ancora, memorie più antiche, ma non meno veritiere ci ricordano che ogni mercoledì del mese di Marzo veniva celebrata una particolare Messa all’altare di S. Giuseppe.  […]

[ Tratto da “Quattro Secoli di Storia” – a cura di G. Cicirello – V. Sanfilippo , Militello Rosmarino 19/03/2007]

MILITELLO ROSMARINO, l'”Ottava di San Vrasi…”


A seguito del maltempo del 17 c.m. il Comitato per i festeggiamenti del Santo Patrono San Biagio di Militello rende noto che la processione di Sant’Antonio Abate si svolgerà  il 27 Gennaio, accompagnata dalla “Sciara” .

Programma 27 Gennaio 2013

S. Antonio Abate ritorna fra le antiche strade di Militello


Ritorna dopo 23 anni la processione di Sant’Antonio Abate a Militello Rosmarino. L’ultima processione dell’antico simulacro di S. Antonio Abate risale infatti al 1990. Ma già quell’anno la manifestazione si rivelava una riscoperta- una tantum- di una processione ormai caduta nel dimenticatoio a partire dal 1960. Nel 1990, l’allora commissione di S. Biagio, con in testa il Prof. Enzo Sanfilippo e l’Arciprete Don Rosario Lo Cicero, tentarono un ripristino e un ritorno al passato che non sarà più ripetetuto per la fatiscenza della statua lignea, che processionata avrebbe potuto subire compromissioni statiche  e strutturali importanti.

Finalmente il 17 Gennaio 2013 il simulacro di S. Antonio Abate ritornerà tra le strade di Militello,e a benedire in Piazza Lodato gli animali domestici, come tradizione vuole. Il restauro conservativo dell’opera è stato curato dalla Dott.ssa Prof.ssa Castrovinci.

Un recupero storico- artistico ed etno-antropologico voluto fortemente dall’attuale Parroco Don Calogero Oriti, che già in poco meno di un decennio si trova a raggiungere l’ambizioso traguardo di aver riportato all’antico splendore tutte le opere ligne e pittoriche custodite all’interno della Chiesa Madre di Militello Rosmarino, dopo che nel 2006 ha presenziato la riapertura al culto dello stesso edificio ecclesiastico,una volta restaurato. Un sogno continua, però, a inseguire  Don Calogero: “il restauro della sua canonica e dei locali annessi”, come anche il recupero delle Mummie, e la creazione di un museo religioso.

Il Culto di Sant’Antonio Abate a Militello Rosmarino è attestato fin dal secolo XVI, quando l’ordine francescano della omonima chiesa commissionava, probabilmente, agli abili intagliatori i fratelli Li Volsi di Tusa, il simulacro ligneo. La Chiesa di S. Francesco conservò fino ai primissimi anni del XX secolo l’opera lignea, che puntualmente ogni anno era processionata, dopo una preghiera, “a diciasettina”, recitata dal 01 Gennaio al 17. La festa come la processione erano molto partecipate e sentite, in quanto aprivano, e aprono, le porte agli imminenti festeggiamenti del Santo Patrono S. Biagio.

All’alba del XX secolo, con la soppressione dei beni ecclesiastici e la relativa chiusura al culto della Chiesa di S Francesco, l’opera, come attestano memorie orali, fu portata da sole donne nella Chiesa Madre, per sottrarla ad un eventuale furto o all’incameramento da parte dello Stato.

Quel giorno di tanti anni fa, il 17 Gennaio, le numerose fucine dei fabbri a Militello restavano spente, per rispetto all’antico santo protettore del fuoco, dei fuochisti e dei pompieri

 .Programma S.Antonio Abate 2013

FESTEGGIAMENTI IN ONORE DI MARIA SS. ASSUNTA (antica chiesetta di c.da Contura a S.Agata Militello)


GIORNO 13 AGOSTO : FESTEGGIAMENTI IN ONORE DI MARIA SS. ASSUNTA DI CONTURA…INIZIO ORE 18:00 PRESSO L’ANTICA CHIESETTA DI C.DA CONTURA, PROCESSIONE ,SANTA MESSA E GIOCHI PIROTECNICI…ORE 21:30 PRESSO LA CHIESA S.LUCIA CONCERTO DI MUSICA POPOLARE “KALE’ATTURNU IN SERENATE” …

..CITTADINI,SEMU TUTTI DEVOTI TUTTI!!..CETTU,CETTU!!…CITTADINI,CITTADINI!!..EVVIVA SANT’AGATA!


  

La Festa di Sant’Agata è la più importante festa religiosa della città di Catania e si celebra in onore della santa Patrona della città. Si svolge tutti gli anni dal 3 al 5 febbraio e il 17 agosto. La prima data è quella del martirio della santa catanese, mentre la data di agosto ricorda il ritorno a Catania delle sue spoglie, dopo che queste erano state trafugate e portate a Costantinopoli dal generale bizantinoGiorgio Maniace quale bottino di guerra e dove rimasero per 86 anni.

Le origini della venerazione di sant’Agata si fanno risalire all’anno seguente il martirio, ovvero al 252. Il popolo nutrì subito una grande devozione per la vergine Agata che si era votata al martirio pur di difendere il suo onore e per non abiurare alla sua fede. I catanesi furono orgogliosi di questa giovane che si rivoltò contro il volere del proconsole romano. In questo si dovette innestare l’odio per l’oppressore straniero.

Per quanto attiene la festa vera e propria è molto difficile stabilire quale fu l’anno di inizio delle celebrazioni. Secondo alcune testimonianze ancora prima della nascita di Agata veniva celebrata una festa pagana durante la quale un simulacro di una vergine veniva portato in processione per le vie della città.

Un’altra tradizione viene riportata da Apuleio ne Le metamorfosi, secondo la quale la festa della dea Iside nella città greca di Corinto avrebbe molti punti di contatto con la festa catanese. In particolare il popolo vestito di una tunica bianca che partecipava ai festeggiamenti viene accostato al saccu, la tunica di cotone bianco indossata in processione dai devoti, che tirano i cordoni del fercolo, per trainarlo lungo il percorso.

Sicuramente i primi festeggiamenti a sant’Agata, anche se non programmati, avvennero spontaneamente il 17 agosto 1126 quando le spoglie della santa catanese, trafugate nel 1040, furono riportate in patria da due soldati, Gilberto e Goselino, dalla città di Costantinopoli. Il vescovo di Catania Maurizio che si recò al Castello di Jaci per accoglierle.

                          (Giovanni Battista Tiepolo, Martirio di Sant’Agata)

Sparsasi la voce, nel corso della notte, i cittadini si riversarono nelle strade della città per ringraziare Dio di aver fatto tornare, dopo 86 anni, le spoglie della amata martire Agata.

I festeggiamenti erano per lo più di natura liturgica e si svolgevano all’interno della Cattedrale. Ciò sarebbe dimostrato in maniera indiretta da quanto avvenne il 4 febbraio 1169, quando un tremendo terremoto rase al suolo la città di Catania seppellendo sotto le macerie il popolo di fedeli che si trovava all’interno della cattedrale, in preghiera, per la celebrazione del martirio di sant’Agata. In quella occasione, secondo alcune cronache dell’epoca, perirono oltre 80 monaci ed alcune migliaia di fedeli sotto le volte del tempio crollato.

Soltanto nel 1376, anno di costruzione della vara (fercolo), in legno, si presume che siano iniziati i festeggiamenti con la processione per le vie della città. Dal 1209 al 1375 avvenivano processioni con il velo della santa. Il fercolo attuale, tutto in argento su di un telaio in legno, fu ricostruito nel 1946 dopo che nel corso di un intenso bombardamento da parte dell’aviazione britannica, avvenuto il 17 aprile del 1943, era stato seriamente danneggiato quello preesistente, inaugurato nel 1519.

Alla festa puramente religiosa si affiancò una festa più popolare, voluta dal Senato della città e anche dalla popolazione. A questo punto, per evitare problemi di ordine pubblico, venne creato un regolamento al quale dovevano attenersi gli organizzatori dei festeggiamenti. Pertanto in abbinamento alla processione della vara per le vie cittadine, si inserirono spettacoli di natura diversa per intrattenere i fedeli che arrivavano da ogni parte della Sicilia.

Fino al 1692 la festa si svolgeva in un giorno solo il 4 febbraio. Dal 1712 la festa assunse un’importanza maggiore venendo strutturata su due giornate di festeggiamenti, il 4 e 5 febbraio; forse anche per il fatto che dopo il terremoto del 1693, che rase al suolo tutta la città, Catania venne ricostruita attuando una pianta ortogonale che rese la viabilità più facile con strade più larghe e ordinate, ma soprattutto la città si era espansa e il giro dei quartieri cittadini non poteva più essere effettuato in un solo giorno. Verosimilmente la festa dovette subire delle interruzioni negli anni successivi a due eventi drammatici che distrussero la città:

  • Nel 1669, in seguito a una eruzione catastrofica dell’Etna che ricoprì di lava gran parte della città rendendo impraticabile oltre il 50% della viabilità cittadina;
  • Nel 1693, come già detto, per un terremoto di enorme magnitudo che sconvolse il Val di Noto distruggendo completamente la città.