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MILITELLO. In una lunga intervista Salvatore Riotta candidato a sindaco espone le linee guida della sua azione politica


Professore cosa l’ha spinta a mettersi in gioco?
La molla che mi ha spinto a scendere in campo è stato il rispetto verso i miei genitori che si sono sacrificati una vita e che adesso non ci sono più che mi hanno lasciato una casa che io devo onorare perché si sono sacrificati per darmi un futuro e anche alla mia famiglia. Un altro aspetto che mi ha convinto a scendere in campo è il rispetto verso i miei figli che un domani non dovranno dirmi “cosa hai fatto tu per non lasciar morire questo paese?”. E’ sotto gli occhi di tutti purtroppo – si accalora Riotta – lo sfascio in cui versa il mio paese dove vivo, dove sono nato, dove sono cresciuto che giornalmente affronto la quotidianità dei problemi che lo assillano.
Quali gli obiettivi che si prefigge se i cittadini le daranno fiducia?
Sono molto semplici: piuttosto che immaginare cattedrali nel deserto, costruire strutture compatibili con la natura che ci circonda e, stante la mia professione di agronomo, penso che basti semplicemente valorizzare quello che noi abbiamo sul territorio, come il paesaggio, le bellezze artistiche, l’ambiente e un’agricoltura che non può essere intesa come agricoltura intensiva giacché la nostra è un’agricoltura che può darci prodotti di nicchia di alta qualità. Andare a valorizzare questi pochi aspetti che tutti ci invidiano – continua Riotta – penso sia un obiettivo arduo da raggiungere ma per farlo non bastano cinque anni di amministrazione. Con questo cosa chiedo a quanti mi hanno sostenuto e supportato, ai militellesi di buona volontà? in futuro di fare “squadra” perché se non si ha alle spalle dei collaboratori validi che lavorano alacremente e con perizia, non si va a parare da nessuna parte. A tutti chiedo la collaborazione fattiva volta a non far morire questo martoriato paese che da cinquant’anni vive un declino costante nel tempo. Basti pensare a quest’ultimi anni che sono stati tra i più deleteri tanto da portarlo via via allo sconquasso. Io mi affido – è la speranza di Riotta – al buonsenso delle persone, alla fiducia che vorranno accordarmi e in questo contesto mi spenderò fino all’ultima goccia di sangue per il mio paese perché lo amo, lo vivo giornalmente e vederlo in agonia mi piange il cuore.
Prof. Riotta verso quali settori è orientata la sua azione politica?
La felice posizione geografica di Militello, a cavallo tra il mare e il Parco dei Nebrodi, mi induce a orientare la mia azione politica in direzione dell’agricoltura che è basata su quelle che sono le risorse naturali che ci vengono offerte dal territorio, mi riferisco – è il ragionamento del prof. Riotta – alla produzione di olio di alta qualità; penso alle erbe e agli aromi commestibili come il rosmarino, prodotti assai apprezzati e commerciati dai principi Gallego che hanno soggiornato nella vicina Sant’Agata in epoca normanna. Per non dire poi – sottolinea ancora il neo candidato a sindaco – della zootecnia e suoi derivati, all’allevamento allo stato semibrado del suino nero autoctono e alla produzione e lavorazione delle sue carni i cui derivati, se sufficientemente sostenuti dall’azione pubblica sui mercati nazionali, Militello ne trarrebbe vantaggi economici con forti ricadute sulla manodopera locale.
Come pensa di raggiungere questi obiettivi?
Bella domanda. Per raggiungere questi obiettivi anzitutto bisogna organizzare il settore zootecnico che, essendo soggetto a ferree norme igienico-sanitarie dettate dalla Comunità europea, occorre creare tutte quelle infrastrutture idonee alla trasformazione del latte e suoi derivati e alla lavorazione delle carni per la produzione di insaccati specifici del suino nero atte a valorizzare e rilanciare l’identità territoriale. In tutto ciò ci soccorre la posizione geografica di Militello – è il ragionamento del professore agronomo – a dieci minuti dal mare, così come in breve tempo si può raggiungere la montagna, autentica macchia mediterranea da tutti invidiata.
Ma nell’immediato cosa pensa di fare per Militello?
Intanto è necessario far conoscere il paese e per farlo penso di affidarmi alle nostre tradizioni come, ad esempio, il Presepe Vivente, sostenendolo a mezzo un valido battage pubblicitario che spinga il visitatore a ritornare e solo dopo aver fatto conoscere il territorio – e su questo punto Riotta si sofferma con forza – occorre creare tutta una serie di infrastrutture – e qui entrano a pieno diritto le sinergie pubblico-privato – che vanno dalla creazione di B&B, piccoli locali per la ristorazione quale richiamo per il forestiero, altrimenti il tutto si rivelerebbe un boomerang e il turismo si rivelerebbe del tipo “mordi e fuggi”. E’ imperativo – soggiunge Riotta – per gli operatori locali la pratica della teoria che se il turista viene a Militello deve trovare le condizioni per vivere la realtà del paese e gustare le eccellenze che esso offre risorse che fanno della nostra cittadina un’oasi di accoglienza che lo inducano a farvi ritorno, perché quando un forestiero viene a Militello deve sentirsi “uno di noi”. E allora mi domando, chiosa Riotta, perché non sfruttare questo senso di ospitalità ai fini del rilancio del paese?
Allora, professore, la sua è la riconferma al richiamo precedente “pubblico-privato”?
Proprio così. Il pubblico senza il privato non va da nessuna parte, di contro il privato senza il pubblico non ha futuro. Queste sono strategie che vanno studiate a tavolino a breve termine perché il tempo è scaduto e, se si considera la grave crisi economica che ha investito tutte le amministrazioni comunali, è impensabile vincere alcuna battaglia senza fare squadra tra pubblico e privato. In altre parole tutti si è chiamati al senso di responsabilità civica senza il quale ogni e qualsiasi progetto è destinato a fallire.
Lei pensa che i giovani di Militello possano condividere questo suo progetto? A questo proposito dico che io sono un educatore e insegno all’Istituto tecnico-agrario di Caronia e insegno materie agronomiche, economia d’estimo, gestione del territorio e dell’ambiente, genio rurale. Sono a contatto tutti i giorni con i giovani, ai miei studenti suggerisco di non pensare di creare cattedrali nel deserto ma di valorizzare le eccellenze che offre il territorio. Questo chiedo ai miei giovani studenti se essi credono in queste nostre potenzialità e se le intendono sfruttare “per non fuggire dalle proprie radici”. Io vivo la realtà tutti i giorni e da qualche tempo ho avuto modo di poter apprezzare ancora di più quelle che sono le potenzialità dei nostri giovani sotto i diversi profili professionali da quello che ha la capacità di trasformare le carni del suino nero, a quello che possiede idee innovative sui derivati del latte, a chi pensa a strutture artistiche in favore delle bellezze paesaggistiche del nostro territorio. Insomma, ho potuto appurare che nei giovani c’è una voglia di fare. Voglia di fare però, se non opportunamente guidata, rischiamo di ritrovarcela come una triste incompiuta. E, a questo proposito, mi permetto di dire, che nei miei diciotto anni d’insegnamento a Capo d’Orlando ho avuto modo di poter girare con i ragazzi l’Europa e quando mi imbattevo in piccole realtà come Militello valorizzate al massimo, mi rodevo dentro e mi domandavo: perché qui è tutto facile e nel mio paese è impossibile? Con questo cosa voglio dire – conclude il prof. Riotta la lunga chiacchierata – che noi dobbiamo andare a tirare fuori quello che c’è di buono nei giovani perché noi siamo il “passato” e loro il “futuro” con la speranza che un giorno possano dire che qualcuno – avendo saputo leggere nel destino di Militello – ha operato in maniera tale da lasciare un’impronta positiva del suo impegno sociale.
NINO VICARIO

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MILITELLO ROSMARINO, Alla vigilia delle consultazioni comunali


…Dal Castello arabo, a 450 metri sul livello del mare, i Normanni vigilavano sul traffico marittimo. La Militello di ieri così come quella del terzo millennio, a cavallo tra il mare e il Parco dei Nebrodi, gode di un territorio ricco di risorse naturali e di tradizioni che aspettano solo di essere valorizzate.
Militello, come tanti altri comuni del Messinese, il prossimo 10 giugno è chiamata alle urne per rinnovare il Consiglio comunale e già, nell’attesa, i motori politico-amministrativi incominciano a rombare. Per la storia, l’imminente scadenza elettorale nel piccolo comune, coincide con la fine della dinastia amministrativa della famiglia Lo Re. Infatti dal 1929 e fino al 1955 era stato il cav. Calogero Lo Re (nonno dell’attuale sindaco uscente) a sedere sullo scranno più alto del municipio; dal 1973 al 1981 è stata la volta del figlio dott. Vincenzo Lo Re; 43 anni dopo, con la tornata del 1988 a fare la sua prima apparizione nelle contese amministrative è l’avv. Calogero Lo Re nipote del cavaliere che la conduce fino alla scadenza del mandato; gli succede nel 2002 Cettina Papa Lo Re moglie del dott. Vincenzo e mamma dell’uscente Calogero che ritorna nel 2008 a palazzo di città fino ai giorni nostri.
Oggi Militello, che nel periodo aureo della gestione del dott. Vincenzo Lo Re ha goduto della distribuzione a piene mani di “pesci” che hanno fatto da volano economico per gran parte della cittadinanza ma che il “buon” sindaco, però, ha mancato – volutamente? – di insegnare loro a “pescare il pesce”. Ai giorni d’oggi a farne le spese sono ancora i figli di quella generazione che – avendo vissuto quegli anni tra “sogno e realtà” – dall’avv. Calogero Lo Re nei dieci anni del suo mandato si aspettavano i “miracoli” che lui non poteva concedere. Il treno dei desideri era passato.
Dai rumors ci giunge voce che i giovani al “nuovo corso” chiedono si porti avanti una linea di azione politico-amministrativa diametralmente opposta a quella seguita fino ad oggi. Non vogliono più fuggire, ma chiedono con forza un salto di qualità, non sono disposti ad accettare di barattare la moralità e la dignità con la politica “individuale”. C’è stanchezza verso la chiusura in se stessa della classe amministrativa uscente, c’è nausea verso la quotidiana gara tra le opposte fazioni, c’è avversione al muro della incomunicabilità tra pubblico e cittadino. La paura della povertà è tra questi motivi. Tuttavia, è il ragionamento, senza rispetto per la dignità altrui ogni sforzo teso a presentare al mondo il meglio di Militello, risulterebbe vano.
E mentre i giovani vanno giù forte, non meno efficaci sono altre “voci” che chiamano a raccolta la Militello che reclama un “cambiamento di passo” rispetto al passato e puntuali mettono a fuoco le peculiarità proprie del territorio che, se valorizzate, possono essere “megafono” di richiamo turistico. Qui da noi – è l’invocazione che giunge dal basso – di questo megafono se ne devono impossessare e farne uso sapiente, anzitutto, i nuovi amministratori che debbano capire che non c’è più tempo da perdere. Tutti insieme, esortano le voci, dobbiamo avere la consapevolezza che il cammino che avremo di fronte è tutto in salita e per affrontarlo adeguatamente dobbiamo credere in noi stessi “che si può fare” e per raggiungerlo bisogna fare “squadra” tra pubblico e privato. Già si pensa, al settore della pastorizia e alla trasformazione dei suoi derivati; alle olive e all’eccellenza dell’olio prodotto di alta qualità; all’apicoltura (termometro di salubrità del territorio); al suino nero autoctono che, essendo allevato allo stato semibrado, fa delle sue carni eccellenze di nicchia; alla gastronomia e sue tipicità di “piatti” che della “tradizione” ne fanno vanto e richiamo di visitatori. Ma in tutto ciò un ruolo importante ce l’hanno i giovani che, non volendo “più fuggire” dalle proprie radici, chiedono a gran voce – oltre a non dimenticare gli anziani, i malati, i senza lavoro, la scuola, l’igiene, l’acqua la cui carenza affligge la popolazione – a quanti saranno chiamati il prossimo giugno a gestire la cosa pubblica, di “dettare” le linee-guida per un piano di sviluppo organico volto a favorire la nascita di strutture adeguate e compatibili col territorio. Militello questo chiede ai futuri inquilini di palazzo di città, “un salto di qualità” che la proietti entro il panorama dell’offerta turistica dove alla naturale vocazione all’accoglienza, il forestiero può gustare eccellenze eno-gastronomiche assolutamente uniche nel suo genere.
NINO VICARIO

MILITELLO ROSMARINO, conclusa l’edizione del Presepe Vivente con 2500 visitatori


 

Si è conclusa nel pomeriggio del giorno dell’Epifania, l’ edizione del Presepe Vivente 2017/18 nel quartiere medievale di Militello Rosmarino (ME).
Dal 26 dicembre e per le tre giornate successivo, è stato visitato da oltre 2500 persone provenienti da tante località siciliane .
Grande soddisfazione da parte degli organizzatori che già da ora iniziano a programmare per il prossimo anno, dandoci appuntamento al 26 dicembre 2018.
Un successo frutto della sinergia di quanti hanno lavorato instancabilmente per realizzarlo. Centocinquanta figuranti al giorno, tra cui anche i migranti rumeni, hanno dato vita ad una Betlemme nebroidea indimenticabile. Chi ha visitato il presepe ha potuto degustare prodotti locali a km zero ed apprezzare la bellezza della valle del Kidas, rinserita in un tessuto sociale di oltre un secolo fa.
“E’ stato un risultato entusiasmante che ci spinge a fare tanto altro per il nostro territorio – ha affermato il vice presidente dell’associazione Anspi Salvatore Blogna – il nostro personale ringraziamento va a tutti coloro che hanno creduto nel progetto sin dall’inizio, alla Regione Sicilia al Comune e soprattutto alla nostra cittàdina, che non si sono mai tirati indietro per aiutarci e sostenerci anche nei momenti delle difficoltà. Per il prossimo anno abbiamo già in mente alcune innovazioni” il Presidente Don Calogero Oriti ringrazia di cuore i figuranti volontari , che sono stati l’anima del Presepe . “Siamo riusciti a portare a termine questa ardua esperienza grazie al prezioso contributo di tutti come dimostrano le numerose e positive recensioni.”
Per SANTAGATANDO . Gaetano Cicirello

Militello Rosmarino, ottima riuscita per la prima del Presepe Vivente.. si replica il 30 ed il 6


Quasi duemila persone hanno scelto di trascorrere la serata di Santo Stefano a Militello Rosmarino, per visitare il Presepe Vivente, staccati 1613 biglietti, secondo le fonti.
L’iniziativa, promossa dall’Anspi San Biagio, è stata inaugurata alla presenza del Presidente dell’Anspi San Biagio, padre Calogero Oriti, del Sindaco, Calogero Lo Re, dell’ onorevole Nino Germanà, e del presidente dell’Ente Parco dei Nebrodi, Antoci.
I numerosi visitatori hanno potuto visitare quaranta siti, ricostruiti all’interno di antichi locali del centro storico, nei quali 150 figuranti hanno rappresentato scene di vita quotidiana risalenti ad un secolo fa.
Soddisfatto il vice presidente Salvatore Blogna per l alto numero di visitatori che nonostante altre manifestazioni in paesi vicini hanno scelto di visitare il presepe di Militelo Rosmarino “Un magico viaggio indietro nel tempo, tra mestieri ormai dimenticati, degustazioni di prodotti tipici nebroidei, viaggio che culmina nel punto più alto del percorso: la Natività, ricostruita all’interno dell’antico arco del castello normanno.
Ad accompagnare la visita, ci ha pensato la compagnia “I lautari”, con un mix di nenie natalizie, musica popolare siciliana, trasmessi in filodiffusione in tutto il percorso.
La manifestazione verrà ripetuta il 30 dicembre, dalle ore 20:30 alle 23, e il 6 gennaio, con apertura pomeridiana, dalle 17 alle 20:30

ALCARA LI FUSI – L’ECO DELLA STORIA


IO C’ERO la sera del 18 agosto a districarmi lungo i saliscendi di Alcara, confuso tra i fedeli, i forestieri, gli amanti delle tradizioni per “ascoltare” l’eco della Storia. Tutto ebbe inizio nel lontano 1652 con Placido Merlino, alcarese, che ha lasciato un poema composto da otto canti per un totale di 318 ottave in versi dialettali, da qui gli albori di una tradizione tutta alcarese del “Panegirico” declamato in vernacolo per perpetuarsi fino ai giorni nostri e che si celebra nel ridente Centro montano nebroideo, immutato – anno dopo anno – la sera del 18 agosto. Per meglio dare l’idea della straordinaria notte che si svolge alle pendici del massiccio del Crasto, citiamo una delle 318 ottave scritte dal Merlino (forse la prima) da dove ebbe inizio, come detto, il “panegirico” dedicato a S. Nicolò Politi: <<Dirò, ch’intra un disertu si rinchiusi, / pi’ fùiri lu munnu e li so’ ruini, / dirò li penitenzi rigurusi, / ch’adupirau contru li carnali spini, / e dirò di battagli spavintusi, /chi fici cu’ l’Infernu e alla fini / comu ristannu sempri vincituri, / fu fattu di l’Arcara Prutitturi>>.
Puntuale alle 21,30 si muove il corteo. A salire sulla macchina scoperta, munita di altoparlante e microfono, è un poeta locale (nella passata edizione il “vate” di S. Nicolò è stato il giovane Sandro Galati) che, dopo la presentazione da parte del Presidente del Comitato per i festeggiamenti, dà l’abbrivio allo straordinario “momento” del tanto atteso panegirico che si snoda a soste obbligate lungo i quartieri storici della cittadina. Quest’anno, alternativamente e per la prima volta, a salire sulla macchina sono stati non più uno bensì sei i poeti e precisamente: Carlo Vitale, Matteo Bonpiedi, Giovanna Di Falco, Giuseppe Stazzone, Nicolò Santoro e Sandro Galati. La loro lirica (libera interpretazione personale rigorosamente in vernacolo), è stata di una straordinaria semplicità e senza alcuna ampollosità di maniera, capace – in alcune ottave – di infondere tra i fedeli (perché di fedeli si deve parlare) un profondo senso di commozione che senza ritegno alcuno, traspare dai loro volti. Una poetica, insomma, bella a sentirsi e di facile comprensione, non stancante anzi stimolante la fantasia per la successiva strofa. Gli stacchetti musicali poi, tra un’ottava e l’altra, oltre a rendere solenne il Panegirico, non interrompono l’emozione ma ne alimentano l’ansia dell’attesa. Inoltre il trasferimento da un quartiere all’altro, i poeti lo anticipavano con puntuali e appropriate rime.
Giunto davanti la “Casa di S. Nicolò” il corteo si è fermato e, dopo la lettura dell’ennesima ottava, i “vati” sono passati a “dire” dei componenti del Comitato pro-tempore per i festeggiamenti e, chiamandoli per nome e cognome, con libera poetica hanno raccontato di loro pregi e difetti ma – viene sottolineato con forza – che, questi uomini (quale che sia la loro estrazione sociale) una volta investiti dell’ambita carica all’interno del benemerito sodalizio nicoliano, per l’intera legislatura svolgono il loro compito con scrupolo quasi maniacale.
Ripreso il cammino il corteo ha concluso il suo pellegrinaggio in Chiesa Madre e qui, i poeti, dopo aver esaurito la lunga teoria delle ottave con la descrizione della morte di Nicolò Politi (poi dichiarato santo da papa Giulio II, ndc), sono passati ad elencare con puntigliosa puntualità, i miracoli compiuti o attribuiti al Santo taumaturgo. E mentre le successive cerimonie di rito, hanno concluso il “Panegirico”, i fedeli – con convinta devozione – così hanno inneggiato al Patrono S. Nicola: <<…e chiamamulu di nomu paisanu, viva, viva Diu e Santa Nicola>>, <<Quantu è bedda ‘sta parola>>.
NINO VICARIO

 

 

ALCARA LI FUSI, NICOLA BOMPIEDI CHIUDE LA MONOGRAFIA SU”SAN NICOLO’ POLITI”


ALCARA LI FUSI – 11 AGOSTO 2017

E’ stato presentato nel pomeriggio il volume “San Nicolò  Politi Anacoreta Protettore di Alcara Li  Fusi “il Patrimonio Artistico”, presso la Chiesa S. Elia in Piazza Cappuccini di Nicola Bompiedi.

Alla presentazione sono intervenuti il parroco Don Guido Passalacqua, il quale non ha mancato di sottolineare l’unicità e la preziosità dello studio che  racchiude tutto quanto giri attorno alla figura del Santo  Protettore di Alcara Li Fusi dall’Arte al culto,  tra fede e tradizioni.

Presenti anche il Presidente del Comitato festa di S. Nicolò Politi pro tempore Dott. Angelo Romano e il prof. Orazio Faraci, presidente nel biennio 2007/08,  moderatore e relatore è stato il Prof. Fabrizio Passalacqua.

L’autore Nicola Bompiedi ha dichiarato alla redazione di Santagatando: “Il lavoro che ho sviluppato é certamente un piccolo tassello culturale che si va ad aggiungere alla storiografia locale sul Santo e anche sulla stessa Alcara, terra ricca di meraviglie e risorse culturali e cultuali molto rilevanti. Forse con un pò di presunzione, credo di poter affermare che quest’opera é la prima raccolta di catalogazione relativa alle opere di culto che riguardano il Santo Paesano. Certamente non sono uno Storico dell’Arte ne un esperto in tale ambito ma, un semplice cittadino della splendida terra di Alcara e devoto del Santo Anacoreta e, da appassionato ho cercato di dare un piccolissimo contributo a quella che può essere la cultura Alcarese. Auspico e mi auguro che questa piccola base che ho cercato di dare ad un più ampio panorama culturale e storico artistico, possa essere e servire da stimolo, soprattutto a chi di competenza e con le più adeguate conoscenze in merito, ad ulteriori e più approfonditi sviluppi di ricerca sulle tematiche da me affrontate.”

A conclusione della presentazione è  stato presentato dalla corale Vincenzo Gallo il nuovo inno a San Nicolò Politi, scritto da Matteo Bompiedi e musicato dal M. Saccone.

Alcara Li Fusi, sarà presentato il 01 Agosto l’ultimo libro di Fabrizio Passalacqua.


ALCARA LI FUSI – Sarà presentato il 01 Agosto alle ore 18.00 presso il Salone San Giovanni l’ultimo libro di Fabrizio Passalacqua: “La Festa del Muzzuni ad Alcara Li Fusi – Analisi e progetti”. Il testo si pone l’obbiettivo d’indagare su l’antica festa pagana del Muzzuni, presente in tutto il territorio siciliano oltre 2000 anni fa, e che per una ragione o per un’altra è riuscita a sopravvivere oggi solo nella cittadina di Alcara.

il Dott. Fabrizio Passalacqua, storico, propone uno studio inedito e perspicace che rinquadra il Muzzuni come espressione peculiare della storia e della cultura della sua comunità d’origine.

Prenderanno parte ai lavori il Sindaco Ettore Dottore, il Dott. Nicola Vaneria (sindaco uscente) , il dott. Mario Bolognari (Direttore del Dipartimento di civiltà antiche e moderne dell’università di Messina) e il Dott. Mario Sarica (Esperto di musica popolare) , presente anche per la casa editrice Pungitopo il dott. Lucio Falcone.