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ALCARA LI FUSI – L’ECO DELLA STORIA


IO C’ERO la sera del 18 agosto a districarmi lungo i saliscendi di Alcara, confuso tra i fedeli, i forestieri, gli amanti delle tradizioni per “ascoltare” l’eco della Storia. Tutto ebbe inizio nel lontano 1652 con Placido Merlino, alcarese, che ha lasciato un poema composto da otto canti per un totale di 318 ottave in versi dialettali, da qui gli albori di una tradizione tutta alcarese del “Panegirico” declamato in vernacolo per perpetuarsi fino ai giorni nostri e che si celebra nel ridente Centro montano nebroideo, immutato – anno dopo anno – la sera del 18 agosto. Per meglio dare l’idea della straordinaria notte che si svolge alle pendici del massiccio del Crasto, citiamo una delle 318 ottave scritte dal Merlino (forse la prima) da dove ebbe inizio, come detto, il “panegirico” dedicato a S. Nicolò Politi: <<Dirò, ch’intra un disertu si rinchiusi, / pi’ fùiri lu munnu e li so’ ruini, / dirò li penitenzi rigurusi, / ch’adupirau contru li carnali spini, / e dirò di battagli spavintusi, /chi fici cu’ l’Infernu e alla fini / comu ristannu sempri vincituri, / fu fattu di l’Arcara Prutitturi>>.
Puntuale alle 21,30 si muove il corteo. A salire sulla macchina scoperta, munita di altoparlante e microfono, è un poeta locale (nella passata edizione il “vate” di S. Nicolò è stato il giovane Sandro Galati) che, dopo la presentazione da parte del Presidente del Comitato per i festeggiamenti, dà l’abbrivio allo straordinario “momento” del tanto atteso panegirico che si snoda a soste obbligate lungo i quartieri storici della cittadina. Quest’anno, alternativamente e per la prima volta, a salire sulla macchina sono stati non più uno bensì sei i poeti e precisamente: Carlo Vitale, Matteo Bonpiedi, Giovanna Di Falco, Giuseppe Stazzone, Nicolò Santoro e Sandro Galati. La loro lirica (libera interpretazione personale rigorosamente in vernacolo), è stata di una straordinaria semplicità e senza alcuna ampollosità di maniera, capace – in alcune ottave – di infondere tra i fedeli (perché di fedeli si deve parlare) un profondo senso di commozione che senza ritegno alcuno, traspare dai loro volti. Una poetica, insomma, bella a sentirsi e di facile comprensione, non stancante anzi stimolante la fantasia per la successiva strofa. Gli stacchetti musicali poi, tra un’ottava e l’altra, oltre a rendere solenne il Panegirico, non interrompono l’emozione ma ne alimentano l’ansia dell’attesa. Inoltre il trasferimento da un quartiere all’altro, i poeti lo anticipavano con puntuali e appropriate rime.
Giunto davanti la “Casa di S. Nicolò” il corteo si è fermato e, dopo la lettura dell’ennesima ottava, i “vati” sono passati a “dire” dei componenti del Comitato pro-tempore per i festeggiamenti e, chiamandoli per nome e cognome, con libera poetica hanno raccontato di loro pregi e difetti ma – viene sottolineato con forza – che, questi uomini (quale che sia la loro estrazione sociale) una volta investiti dell’ambita carica all’interno del benemerito sodalizio nicoliano, per l’intera legislatura svolgono il loro compito con scrupolo quasi maniacale.
Ripreso il cammino il corteo ha concluso il suo pellegrinaggio in Chiesa Madre e qui, i poeti, dopo aver esaurito la lunga teoria delle ottave con la descrizione della morte di Nicolò Politi (poi dichiarato santo da papa Giulio II, ndc), sono passati ad elencare con puntigliosa puntualità, i miracoli compiuti o attribuiti al Santo taumaturgo. E mentre le successive cerimonie di rito, hanno concluso il “Panegirico”, i fedeli – con convinta devozione – così hanno inneggiato al Patrono S. Nicola: <<…e chiamamulu di nomu paisanu, viva, viva Diu e Santa Nicola>>, <<Quantu è bedda ‘sta parola>>.
NINO VICARIO

 

 

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ALCARA LI FUSI, NICOLA BOMPIEDI CHIUDE LA MONOGRAFIA SU”SAN NICOLO’ POLITI”


ALCARA LI FUSI – 11 AGOSTO 2017

E’ stato presentato nel pomeriggio il volume “San Nicolò  Politi Anacoreta Protettore di Alcara Li  Fusi “il Patrimonio Artistico”, presso la Chiesa S. Elia in Piazza Cappuccini di Nicola Bompiedi.

Alla presentazione sono intervenuti il parroco Don Guido Passalacqua, il quale non ha mancato di sottolineare l’unicità e la preziosità dello studio che  racchiude tutto quanto giri attorno alla figura del Santo  Protettore di Alcara Li Fusi dall’Arte al culto,  tra fede e tradizioni.

Presenti anche il Presidente del Comitato festa di S. Nicolò Politi pro tempore Dott. Angelo Romano e il prof. Orazio Faraci, presidente nel biennio 2007/08,  moderatore e relatore è stato il Prof. Fabrizio Passalacqua.

L’autore Nicola Bompiedi ha dichiarato alla redazione di Santagatando: “Il lavoro che ho sviluppato é certamente un piccolo tassello culturale che si va ad aggiungere alla storiografia locale sul Santo e anche sulla stessa Alcara, terra ricca di meraviglie e risorse culturali e cultuali molto rilevanti. Forse con un pò di presunzione, credo di poter affermare che quest’opera é la prima raccolta di catalogazione relativa alle opere di culto che riguardano il Santo Paesano. Certamente non sono uno Storico dell’Arte ne un esperto in tale ambito ma, un semplice cittadino della splendida terra di Alcara e devoto del Santo Anacoreta e, da appassionato ho cercato di dare un piccolissimo contributo a quella che può essere la cultura Alcarese. Auspico e mi auguro che questa piccola base che ho cercato di dare ad un più ampio panorama culturale e storico artistico, possa essere e servire da stimolo, soprattutto a chi di competenza e con le più adeguate conoscenze in merito, ad ulteriori e più approfonditi sviluppi di ricerca sulle tematiche da me affrontate.”

A conclusione della presentazione è  stato presentato dalla corale Vincenzo Gallo il nuovo inno a San Nicolò Politi, scritto da Matteo Bompiedi e musicato dal M. Saccone.

Alcara Li Fusi, sarà presentato il 01 Agosto l’ultimo libro di Fabrizio Passalacqua.


ALCARA LI FUSI – Sarà presentato il 01 Agosto alle ore 18.00 presso il Salone San Giovanni l’ultimo libro di Fabrizio Passalacqua: “La Festa del Muzzuni ad Alcara Li Fusi – Analisi e progetti”. Il testo si pone l’obbiettivo d’indagare su l’antica festa pagana del Muzzuni, presente in tutto il territorio siciliano oltre 2000 anni fa, e che per una ragione o per un’altra è riuscita a sopravvivere oggi solo nella cittadina di Alcara.

il Dott. Fabrizio Passalacqua, storico, propone uno studio inedito e perspicace che rinquadra il Muzzuni come espressione peculiare della storia e della cultura della sua comunità d’origine.

Prenderanno parte ai lavori il Sindaco Ettore Dottore, il Dott. Nicola Vaneria (sindaco uscente) , il dott. Mario Bolognari (Direttore del Dipartimento di civiltà antiche e moderne dell’università di Messina) e il Dott. Mario Sarica (Esperto di musica popolare) , presente anche per la casa editrice Pungitopo il dott. Lucio Falcone.

Alcara Li Fusi riparte dagli “Antichi borghi siciliani”


La proloco Akaret di Alcara Li  Fusi ha indetto anche per quest’anno il II Concorso fotografico Contest  dal tema “Antichi borghi siciliani”. Le foto in formato digitale dovranno essere inviate in forma elettronica all’indirizzo e mail antichiborghisiciliani@virgilio.it, entro il 06 Maggio 2017.

La partecipazione al concorso è totalmente gratuita. Vincerà la foto che, dopo la pubblicazione sulla pagina Facebook dedicata, riceverà più like.

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LA CHIESA DI PATTI IN CAMMINO: UN VESCOVO CHE VA, UNO  CHE  VIENE


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22 LUGLIO 1989: Monsignor Ignazio Zambito fa il suo ingresso ufficiale nella Cattedrale di Patti. E’ il nuovo Vescovo della Diocesi pattese. Eletto da Papa Giovanni Paolo II (oggi santo) il 12 maggio dell’89; ordinato il 29 luglio dal Cardinale Salvatore Pappalardo, il 22  luglio prende ufficialmente possesso canonico  della Diocesi di Patti.

Nato a Santo Stefano Quisquina, piccolo centro agricolo dell’Agrigentino, il 25 gennaio 1942, Ignazio Zambito entra, dopo le scuole elementari, nel Seminario di Agrigento, qui viene ordinato sacerdote il 3 luglio 1966. Completati gli studi teologici alla Pontificia università di Roma, ha espletato diverse mansioni nella Diocesi agrigentina, tra queste quella di segretario del Vescovo Giuseppe Petralia; quindi parroco ad Aragona (centro agricolo con diecimila anime), infine – prima di approdare alla Diocesi pattese, vicario generale del Vescovo Luigi Bommarito.  La sua missione pastorale fuori la Cattedrale di Patti – per intimo desiderio “accarezzato” dai tempi dei suoi viaggi a Roma per completare gli studi teologici – il Presule l’ha iniziata alla stazione ferroviaria di Sant’Agata Militello – ci racconta un ferroviere oggi in pensione –  con una Messa celebrata nell’ampio salone del “Ferro-hotel” messo a disposizione dalla direzione, alla presenza di numerosi ferrovieri e delle loro famiglie, nel lontano 1989. Così, all’omelia,  il novello  Vescovo: Quando il treno che mi conduceva a Roma effettuava la fermata alla stazione di Sant’Agata Militello –  svelava Monsignor Zambito ai presenti all’eccezionale avvenimento tutto ferroviario  – venivo attratto e incuriosito dal via-vai delle persone in partenza e il loro daffare; gli altoparlanti costantemente accesi con la voce, a volte rauca, del capostazione che annunciava i vari arrivi e partenze; i carrettini dei giornalai, quelli delle vendite di panini e bibite. Insomma – soggiungeva mons. Zambito – un tourbillon di fatti ed estemporanei avvenimenti che mi si fissavano, volta per volta, nella mente. Fu allora che promisi a Dio e a me stesso che alla mia prima uscita da Vescovo avrei celebrato una Messa qui alla stazione in mezzo a voi ferrovieri e il frastuono delle locomotive. Oggi – concludeva il Prelato – Nostro Signore me ne ha dato l’occasione”.

Pastore dal linguaggio profondo e schietto nel contempo, Mons. Zambito  ama stare in mezzo alla gente comune fino a confondersi con essa. Le sue omelie – spesso fatte a braccio – sono un continuo e inarrestabile intreccio di riflessioni profonde e umane arricchite da contenuti spirituali di forte impatto emotivo. Egli, data la fervida fantasia che lo distingue, fa ricorso ad una parola sempre ricca di colori e di immagini, parola che “graffiando” la volta della Chiesa, dà l’impressione, a quanti l’ascoltano, di essere uscita fuori tema dal messaggio evangelico. Ma ecco, che il fine Teologo, riporta amorevolmente l’attenzione dell’assemblea sulla vera essenza della Parola e ti lancia un “messaggio” che t’impone una profonda riflessione dal sapore di autentico “rompicapo” spirituale.

1 FEBBRAIO 2016: Monsignor  Ignazio Zambito lascia ufficialmente il governo della Diocesi di Patti per raggiunti limiti di età (ha compiuto 75 anni il 25 gennaio scorso) dopo 28 anni di attività pastorale. La notizia è stata diffusa dalla sala-stampa vaticana, a mezzogiorno del 31 gennaio. Rimbalzata la notizia in Diocesi, il Presule così scrive: “Sono grato al Papa e ai suoi collaboratori per la sveltezza con cui ha preso in considerazione la situazione della nostra Diocesi. Patti tutta dà il più caloroso benvenuto al suo nuovo  Pastore, lo attende con vivi e santi desideri, tutti incardinati nella fede, gli porge filiali auguri e fin da ora, gli assicura fedele e diligente collaborazione”. E mentre dai campanili delle chiese di Patti, festose le campane suonavano a distesa, l’interra Diocesi salutava, abbracciava e rendeva omaggio  al suo 101esimo Vescovo che lo ha avuto Pastore e sapiente Guida spirituale per ben 28 anni ed ora in partenza  per raggiunti limiti di età.

IL VESCOVO CHE VIENE: Monsignor Guglielmo Giombanco – La sua ordinazione episcopale nel pomeriggio del 20 aprile all’interno del santuario del Tindari, alla presenza alcuni vescovi di Sicilia, di tutti i sacerdoti della Diocesi e di una folta rappresentanza della Chiesa di Acireale e di Piedimonte Etneo, comune d’origine del Presule.

NINO VICARIO

Militello R., riapre il Presepe Artistico 2016 alla memoria di Calogero Restifo.


08 dicembre 016, sarà inaugurato stamattina dopo la Messa Solenne dell’Immacolata Concezione il Grande Presepe Artistico della chiesa Madre in Militello Rosmarino. Quest’anno la comunità parrocchiale dedicherà lo scenografico presepio alla memoria del Signor Calogero Restifo Pilato, scomparso lo scorso agosto, ma che per anni ne ha curato e realizzato alcune scene.

All’apertura al pubblico prenderanno parte i familiari del compianto Signor Restifo,  i rappresentanti del Circolo Anspi , l’Epap, i comitati festa, una delegazione degli impiegati enti locali. Le scenografie sono state curate dal M. Nino Restifo che insieme ad altri giovani come Ruggero Parrino,  Andrea Saccone Tirritò e Salvatore Raffaele hanno lavorato alacremente per portare a termine questa significata opera.

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Essendo attuale il dibattito sui presepi il M. Restifo ha sottolineato “Non dobbiamo presentarci pretendendo qualsiasi cosa che magari anche la nostra tradizione e la nostra cultura vedrebbe come ovvio. Le fedi religiose, in particolare la fede cristiana, costruiscono, infatti, relazioni, rispetto, dialogo e aprono ponti. Tutto ciò significa rifiutare ogni forma di strumentalizzazione polemica, perché le fedi sono sempre occasioni di incontro e di reciprocità, senza rinunciare alla propria storia, ma riscoprendone il valore più autentico. Il Natale, in questo senso” – ha aggiunto -” è un esempio straordinario, un’occasione di incontro con i musulmani, che riconoscono in Gesù un profeta e venerano Maria, ma anche con persone di altre fedi e non credenti, proprio perché il cristianesimo ha un messaggio universale e abbraccia l’umanità intera. Un modo per vivere il Natale è proprio tradurre nella vita – come testimoniano tante figure di uomini e di donne – i grandi valori del Vangelo, in cui tante religioni si ritrovano unite: pace, attenzione al Creato, solidarietà con gli ultimi.”

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Militello Rosmarino, tra  la  “Giornata  Giubilare” e  “momenti”  culturali


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Con un interessante convegno organizzato dal Comitato feste “S. Giuseppe” e “Pasqua” con la guida spirituale del parroco  don Calogero Oriti,  si è posto  fine al lungo iter burocratico e artistico, che ha portato a conclusione l’importante restauro dell’affresco del “Compianto” raffigurato nella cappella del Crocifisso della Chiesa madre di Militello. Il dipinto (secondo alcuni di autore ignoto), mentre a parere dello storico militellese Enzo Sanfilippo che lo colloca nel ‘700, è opera del maestro messinese Giovanni Tuccari. L’affresco ritrae Maria madre di Gesù, Maria di Cleopa, Maria di Magdala, l’apostolo Giovanni che piangono la morte del Cristo. Per l’occasione sarà presentato il volume “L’affresco con i dolenti ai piedi del Crocifisso” curato  da Davide Rigaglia e Virginia Buda, con un testo di Gaetano Cicirello. Il libro vuole essere una ricerca storico-artistica ed etno-antropologica della cappella del Crocifisso della Chiesa madre, corredata da documenti inediti del XVII secolo.

 I lavori di presentazione hanno avuto inizio alle 10,00 nell’aula magna della chiesa “Madonna del Soccorso” con  i saluti del sindaco Calogero Lo Re e dell’arciprete padre Oriti. Erano presenti l’assessore regionale ai Beni culturali Carlo Vermiglio,  l’on. Nino Germanà, i sindaci di Alcara e  di Acquedolci Nicola Vaneria e Ciro Gallo, la responsabile per il Centro di progettazione e restauro Dott.ssa Enza Cilia, il comandante e il suo vice del locale Distaccamento forestale e una folta rappresentanza associazionistica militellese

Nel pomeriggio, dalle ore 16,45 – con grande fervore popolare – c’è stata l’apertura della “Giornata giubilare” con l’accoglienza in piazza Lodato di Sua Ecc. il Vescovo mons. Ignazio Zambito e di numerosi sacerdoti, che ha dato  l’avvio alla cerimonia legata al “Giubileo della Misericordia”; in Chiesa Madre, coadiuvato da don Oriti, ha presieduto la Messa al termine della quale, ha benedetto l’affresco del “compianto”.                                                       NINO VICARIO