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Alcara Li Fusi, sarà presentato il 01 Agosto l’ultimo libro di Fabrizio Passalacqua.


ALCARA LI FUSI – Sarà presentato il 01 Agosto alle ore 18.00 presso il Salone San Giovanni l’ultimo libro di Fabrizio Passalacqua: “La Festa del Muzzuni ad Alcara Li Fusi – Analisi e progetti”. Il testo si pone l’obbiettivo d’indagare su l’antica festa pagana del Muzzuni, presente in tutto il territorio siciliano oltre 2000 anni fa, e che per una ragione o per un’altra è riuscita a sopravvivere oggi solo nella cittadina di Alcara.

il Dott. Fabrizio Passalacqua, storico, propone uno studio inedito e perspicace che rinquadra il Muzzuni come espressione peculiare della storia e della cultura della sua comunità d’origine.

Prenderanno parte ai lavori il Sindaco Ettore Dottore, il Dott. Nicola Vaneria (sindaco uscente) , il dott. Mario Bolognari (Direttore del Dipartimento di civiltà antiche e moderne dell’università di Messina) e il Dott. Mario Sarica (Esperto di musica popolare) , presente anche per la casa editrice Pungitopo il dott. Lucio Falcone.

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L’albero di Natale che diventò cristiano… la lunga storia


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Se oggi interroghiamo un cristiano o un non cristiano sull’origine dell’albero di Natale, nella stragrande maggioranza dei casi riceviamo la risposta che si tratta di un’antica usanza pagana. In effetti tale spiegazione non è del tutto errata.


«Se oggi interroghiamo un cristiano o un non cristiano sull’origine dell’albero di Natale, nella stragrande maggioranza dei casi riceviamo la risposta che si tratta di un’antica usanza pagana. In effetti tale spiegazione non è del tutto errata. Tuttavia essa non rende giustizia alla situazione di fatto, poiché è vera solo in uno stadio iniziale, non per l’attuale abete decorato».

Così Oscar Cullmann (teologo luterano che fu «osservatore» al Vaticano II) in un passo del librettino All’origine della festa del Natale. Logico partire da questa insospettabile fonte per una «riabilitazione» cattolica dell’abete natalizio in un’epoca nella quale – complice un certo uso «polemico» del presepe – forse non risulta inutile sottolineare con più obiettività i chiaroscuri natalizi.

L’abete «pagano» o «laico», magari «celtico»? Vero, però parziale. Precisa infatti Cullmann: «Solo la primissima forma cristiana è in rapporto con i riti pagani: da un lato col primordiale culto degli alberi, dall’altro con l’antica celebrazione del solstizio d’inverno». In effetti, l’albero è uno dei simboli più ricchi di significati nella storia e nella mitologia di tutti i popoli: immagine naturale di grandiosità e di mistero venerata come immagine o sede degli dei, simbolo della rigenerazione periodica della vita (la latifoglia) ovvero dell’immortalità (il sempreverde), comunque della vita; «asse del mondo» che attraverso le radici fissate al suolo collega la terra al cielo cui protende le chiome (e viceversa unisce il cielo alla terra)…

Persino Joseph Ratzinger, in un testo del 1978, non se ne scandalizzava: «Quasi tutte le usanze prenatalizie hanno la loro radice in parole della Sacra Scrittura. Il popolo dei credenti ha, per così dire, tradotto la Scrittura in qualcosa di visibile… Gli alberi adorni del tempo di Natale non sono altro che il tentativo di tradurre in atto queste parole: il Signore è presente, così sapevano e credevano i nostri antenati; perciò gli alberi gli devono andare incontro, inchinarsi davanti a lui, diventare una lode per il loro Signore».

Dunque nessun problema se l’albero «cattolico» trovasse parentele remote col «frassino cosmico» Yggdrasil della mitologia nordica, dalle cui foglie scende l’idromele (liquido di vita) e ai cui piedi si radunano gli dei per decidere le sorti degli uomini; ovvero con il Kien Mu, l’albero dell’Universo cinese, che ordina il mondo tra sopra e sotto, regno inferiore, umano e celeste; o ancora con Asvattha, l’albero rovesciato dell’India, le cui radici convogliano dalle nubi verso il basso l’energia sacra (dottrina peraltro ripresa in certe leggende ebraiche e islamiche) e in seguito identificato con il Ficus sotto il quale Buddha ricevette l’Illuminazione; per finire con le Americhe, dove si trovano il simbolo azteco di Quetzalcoatl – un cubo aperto su cui crescono 4 grandi alberi cosmici – e l’albero del Paradiso, proprio della mitologia Maya, personificazione del dio della pioggia Tlaloc («Colui che fa germogliare»).

Del resto, dal fascino delle piante non sono certo immuni la Bibbia (a parte l’albero dell’Eden, si ricorda il salmo che canta «Il giusto fiorirà come la palma, si moltiplicherà come il cedro del Libano») né le sofisticate civiltà greca e romana. A Roma, per onorare Attis, era uso ornare con oggetti votivi – cembali, piatti, fiasche – l’abete sacro. In Grecia la medesima essenza era dedicata alla dea lunare Artemide e se ne sventolavano rami con una pigna in punta. L’abete, già: «albero della nascita» per l’antico Egitto, essenza consacrata al compleanno del Fanciullo Divino (il giorno dopo il solstizio d’inverno) nel calendario celtico… «Il legame fra l’albero e il solstizio – scriveva l’esperto Alfredo Cattabiani – è documentato anche nei Paesi scandinavi germanici, nei quali nel medioevo ci si recava nel bosco a tagliare un abete da decorare con ghirlande, uova dipinte, dolciumi».

Viene di qui il nostro albero di Natale? Forse, ma non solo: ancora Cullmann segnala altre coincidenze, come l’uso medievale di appendere ramoscelli in casa d’inverno, oppure la leggenda secondo cui le piante fiorirono alla nascita di Gesù… Tuttavia è lo stesso teologo a prendere le distanze: «II significato cristiano dell’albero di Natale non va fatto derivare dal solstizio d’inverno, che certo è anch’esso in questione, ma solo indirettamente. Esso ha un’origine propria e risale a una tradizione medievale e al suo significato religioso: le rappresentazioni dei “misteri”, che nella Santa Notte mettevano in scena davanti al portale delle chiese e delle cattedrali la storia del peccato originale nel paradiso terrestre. Esse sono la vera culla del nostro albero di Natale con la sua decorazione simbolica».

In effetti, nel passato il 24 dicembre portava in calendario i «santi» Adamo ed Eva; era in seguito alla loro felix culpa che era stato inviato il Salvatore. Logico dunque, nei sagrati o anche nelle cattedrali, erigere un «albero del Paradiso» con tanto di mele appese a far da scenario alle sacre rappresentazioni natalizie. «Esso – ancora Cullmann – simboleggia un convincimento cristiano: il peccato dell’uomo viene espiato nella notte del 24 dicembre dall’ingresso di Cristo nel mondo». Una miniatura salisburghese, anno 1489, illustra il messaggio in modo chiarissimo: un albero, la cui chioma è folta di mele e ostie, ha appeso sulla sinistra un crocifisso e sulla destra un teschio; sotto il primo Maria coglie le ostie, presso il secondo Eva distribuisce le mele.

Circa 5 secoli fa, dunque, era già presente il simbolismo oggi surrogato dalle palline natalizie (inventate nel XIX secolo dai soffiatori di vetro dell’Alsazia e della Turingia) ed eventualmente dai biscotti. Ma è solo nel XVII secolo che l’abete – soprattutto in Germania – passa dalle piazze alle case e nel contempo s’arricchisce di altri ornamenti: rose di carta (il fiore dal «virgulto di Jesse»), lamine metalliche, dolci; un albero del genere è documentato nel 1605 a Strasburgo. Di lì a poco fu la luce: dapprima grazie a candeline (la prima notizia documentata in materia è del 1662 ad Hannover), poi con lumi elettrici; e siamo sempre a metà tra gli antichi culti del fuoco praticati nella buia stagione del solstizio e il significato teologico di Cristo luce del mondo.

In Italia l’albero di Natale giunge nell’Ottocento, come dimostra un’immaginetta in cui si vede dietro al Bambino Gesù un abete decorato con candele: soggetto peraltro certamente più raro di quello che raffigura lo stesso Neonato di Betlemme unito alla (o addirittura addormentato sulla) croce, a indicare una trasparente premonizione. Del resto, non sarà ancora un «albero» a diventare il simbolo della Passione? In questo senso, il recupero cristiano dell’abete natalizio compie intero il suo ciclo: infatti, secondo quanto volevano significare pure alcune leggende medievali per le quali la croce era fatta col legno del peccato originale e fu infissa nel cranio di Adamo sepolto sul Calvario, il Natale si unirebbe ancor di più alla Pasqua proprio grazie a una pianta. L’albero di Natale e il crocifisso potrebbero non essere poi così lontani.

L’immagine dell’albero come simbolo del rinnovarsi della vita è un popolare tema pagano, presente sia nel mondo antico che medioevale. La derivazione dell’uso moderno della tradizione dell’albero di Natale, tuttavia, non è stata provata con chiarezza. Sicuramente questa usanza risale alla Germania del XVI secolo.
Ma esiste una leggenda che risale a molti secoli prima.
Una storia, infatti, lega l’albero di Natale a San Bonifacio, il santo nato in Inghilterra intorno al 680 e che evangelizzò le popolazioni germaniche. Si narra che Bonifacio affrontò i pagani riuniti presso la “Sacra Quercia del Tuono di Geismar” per adorare il dio Thor. Il Santo, con un gruppo di discepoli, arrivò nella radura dov’era la “Sacra Quercia” e, mentre si stava per compiere un rito sacrificale umano, gridò: «questa è la vostra Quercia del Tuono e questa è la croce di Cristo che spezzerà il martello del falso dio Thor». Presa una scure cominciò a colpire l’albero sacro. Un forte vento si levò all’improvviso, l’albero cadde e si spezzò in quattro parti.
Dietro l’imponente quercia stava un giovane abete verde
.

San Bonifacio si rivolse nuovamente ai pagani: «Questo piccolo albero, un giovane figlio della foresta, sarà il vostro sacro albero questa notte. È il legno della pace, poiché le vostre case sono costruite di abete. È il segno di una vita senza fine, poiché le sue foglie sono sempre verdi. Osservate come punta diritto verso il cielo. Che questo sia chiamato l’albero di Cristo bambino; riunitevi intorno ad esso, non nella selva, ma nelle vostre case; là non si compiranno riti di sangue, ma doni d’amore e riti di bontà».

Bonifacio riuscì a convertire i pagani e il capo del villaggio mise un abete nella sua casa, ponendo sopra ai rami delle candele.
Tra i primi riferimenti storici alla tradizione dell’albero di Natale, la scienza, attraverso l’etnologo Ingeborg Weber-Keller, ha identificato una cronaca di Brema del 1570 che racconta di un albero decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. Ma è la città di Riga, capitale della Lettonia, a proclamarsi sede del primo albero di Natale della storia: nella sua piazza principale si trova una targa scritta in otto lingue, secondo cui il “primo albero di capodanno” fu addobbato nella città nel 1510.
L’usanza di avere un albero decorato durante il periodo natalizio si diffuse nel XVII secolo e agli inizi del secolo successivo era già pratica comune in tutte le città della Renania.

Per molto tempo la tradizione dell’albero di Natale rimase tipica delle regioni protestanti della Germania e solo nei primi decenni del XIX secolo si diffuse nei paesi cattolici. A Vienna l’albero di Natale apparve ufficialmente nel 1816, per volere della principessa Henrietta von Nassau Weilburg, mentre in Francia fu importato dalla duchessa di Orléans nel 1940. Oggi la tradizione dell’albero di Natale è universalmente accettata anche nel mondo cattolico. Papa Giovanni Paolo II lo introdusse nel suo pontificato facendo allestire, accanto al presepe, un grande albero di Natale proprio in piazza San Pietro.

In mancanza della prova di una diretta derivazione della tradizione dell’albero di Natale da antichi culti pagani, non rimane che cogliere il significato di questa usanza nell’ambito della stessa religione cristiana e della tradizione biblica sottostante, in cui si trova sviluppata una ricchissima simbologia dell’albero. Già nel secondo capitolo della Genesi troviamo, infatti, il riferimento a due alberi: l’albero della conoscenza del bene e del male (simbolo della tentazione dell’uomo di tutti i tempi di sostituirsi a Dio, ricercando in sé stesso, invece che nella legge di Dio,

il fondamento di ciò che è bene e di ciò che è male) e l’albero della vita (simbolo della possibilità di vita immortale che Dio offre all’uomo disposto a compiere la Sua volontà), cui l’albero di Natale più verosimilmente si richiama. In numerosi passi dell’Antico testamento, inoltre, l’albero è il simbolo del giusto, più volte identificato con il robusto cedro del Libano (per Prov 11, 30: “Il frutto del giusto è un albero di vita”), o della sapienza di Dio che sorregge il giusto
(v. ad es. Prov 3,18: “E’ un albero di vita per chi ad essa [cioè alla sapienza] si attiene”). Nelle visioni degli antichi profeti biblici, l’albero indica, a seconda dei casi, il Messia nascente, che verrà a liberare il popolo di Israele (cfr. Isaia 11, 1: “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici” – passo che la tradizione cristiana e la stessa liturgia della Chiesa applicano a Gesù Cristo), o lo stesso Israele riscattato da Dio (cfr. Os 14,6: “Israele fiorirà come un giglio e metterà radici come un albero del Libano”). In Osea 14, 9 l’albero è addirittura indicato come l’emblema di Dio: “… io [il soggetto sottinteso è Dio] sono come un cipresso sempre verde; grazie a me tu porti frutto”.

La simbologia dell’albero è altresì presente nel Nuovo Testamento con riferimento innanzitutto a Cristo e alla sua Croce. San Giovanni, nel libro dell’Apocalisse, con sottile allusione al costato trafitto di Cristo, da cui sgorgò “sangue e acqua” (Gv 19, 34), riporta in visione: “In mezzo alla piazza della città [santa] e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni” (Ap 22, 2). L’albero della vita qui è allegoria della Croce e le sue foglie simbolo della universalità della salvezza, recata da Cristo a tutti i popoli. Infine, nei Vangeli, l’albero è spesso presentato come il simbolo del regno dei cieli (così nella parabola del granello di senapa in Mt 13, 31-32: “Il regno dei cieli si può paragonare ad un granellino di senape, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi, ma una volta cresciuto diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo si annidano tra i suoi rami”) nonché della stessa Chiesa, popolo eletto della nuova alleanza (cfr., ad es., la parabola dei vignaiuoli omicidi in Mt 33, 45 ss.).

A fronte di una simbologia biblica così ricca, può seriamente sostenersi che l’albero è un simbolo pagano? A buon diritto l’albero può considerarsi un simbolo (anche) cristiano e la sua forza evocativa vale a spiegare la genesi della tradizione dell’albero di Natale, specialmente in un contesto come quello della Riforma protestante di “riscoperta” del testo biblico, senza necessità di ricorrere a spiegazioni “paganeggianti” (peraltro mai suffragate storicamente). Un cristiano può dunque festeggiare il Natale anche facendo l’albero, senza timore alcuno di ripetere riti o di riprendere tradizioni pagane.

Tremonti e il valzer del moscerino (ma solo fino a Reggio Calabria)


È tempo di grandi scoperte per il titolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti. Appena qualche giorno fa si è concluso il suo viaggio nel (mica tanto) profondo Sud, assieme ad alcuni leader sindacali per «provare le difficoltà delle strade ferrate e di quelle gommate, che non permettono al Meridione di essere alla pari con altre realtà» , come afferma il segretario della Cisl Bonanni che lo accompagna lungo il tragitto Roma – Reggio Calabria, in parte appunto in treno e in parte in autobus.

Un viaggio informale, quello del ministro, intrapreso dopo l’annuncio in pompa magna del nuovo “Piano per la crescita” che dovrebbe interessare in qualche misura anche il Sud. Ed è proprio qui, al Sud, al termine del viaggio, che avviene la scoperta: «I treni che vengono dal Nord hanno i moscerini spiaccicati sul vetro davanti. Quelli del Sud no. Sono più veloci i moscerini dei treni».

Alla domanda di un cronista che gli chiede se occorresse un viaggio, adesso, per rendersi conto di una situazione nota a tutti da tempo, lui, candido, risponde: «Sì».

Viene da chiedersi di quanta ironia, che certo non gli manca, avrebbe dato ancora prova se soltanto avesse attraversato lo Stretto e proseguito sulle nostre linee.

E ancora, volendosi spingere oltre, ci si potrebbe domandare chi fosse il destinatario dell’arguta battuta, visto che le Ferrovie dello Stato SpA sono partecipate proprio dal suo ministero al 100%.

Intendiamoci: tutto ciò non ci stupisce più di tanto, piuttosto rende ancor più avvilente il contesto generale del trasporto ferroviario nella nostra regione: da una parte per lo scarso interesse delle Fs, come azienda, per un segmento di mercato poco o affatto remunerativo (1) ma pur sempre di pubblica utilità e, dall’altra, per l’insufficiente impegno di chi ci governa, e non solo da Roma.

Si pensi, a questo proposito, alla vicenda del nuovo contratto di servizio (2) che la Regione non ha ancora sottoscritto dopo quasi un anno e mezzo; una decisione presa non a caso, diceva Lombardo, «affinché si accorgano che ci siamo anche noi» (3).

Be’, è evidente: non se ne sono accorti.

(1) Lo spiega bene in questa lunga intervista rilasciata a La Stampa l’amministratore delegato Moretti: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200910articoli/48482girata.asp

Segnalo, a corredo, gli ultimi dati sulle inefficienze – in particolare sulla tratta Palermo-Messina – e sulle prossime poliche di ridimensionamento del traffico ferroviario in Sicilia a cura dell’ “Osservatorio Cisl sul trasporo ferroviario regionale”: http://www.ferroviesiciliane.it/?p=5332

(2) Come viene scritto nella relazione sulla gestione del 2009 del Gruppo Fs, alla voce “Rischi di mercato” (pag. 51), la «definizione dei nuovi contratti di servizio con le Regioni, della durata di 6 anni più 6, permette di poter programmare, sulla base di risorse certe, i piani di produzione e, laddove necessario, i conseguenti investimenti in nuovo materiale rotabile. Risulta, infatti, del tutto evidente che, in questo contesto, le azioni che può mettere in atto il Gruppo possono solo in parte mitigare i rischi di mercato in quanto solo l’intervento finanziario del committente dei servizi regionali può consentire un miglioramento sostanziale del servizio incrementando l’offerta laddove oggi sono evidenti le maggiori criticità per il sovraffollamento dei treni, in particolare nelle ore di punta nei grandi nodi metropolitani, e mettendo a disposizione le risorse necessarie per un massiccio piano di rinnovamento del materiale rotabile.»

(3) http://www.raffaelelombardo.it/tag/trenitalia/

GIANCARLO SANNA

Chi la fa l’aspetti…


E’ ormai da tanto tempo che non scrivo su questo sito, fondato da me circa due anni fa e gestito adesso da diversi ragazzi e ragazze, miei amici e amiche e soprattutto bravissime persone che hanno tanta voglia di fare.

Purtroppo/per fortuna questi mesi sono stati per me pieni di impegni di tipo personali e non solo, infatti, a livello associativo, l’Associazione Agorà, di cui sono il legale rappresentante, ha organizzato tanti eventi, quali una gita a Caltagirone, una mostra/concorso fotografico, una mostra sul gioco in collaborazione con il circolo numismatico di Sant’Agata Militello (grazie all’aiuto della dott.ssa Vittoria Freno), una serie di tornei di giochi da tavola e scacchi ed ha in mente molti altri eventi.

Malgrado ciò, come avete avuto modo di constatare, il sito che con tanto amore e tanta passione gestisco con i “miei” ragazzi è stato oggetto di un attacco ad opera di pirati informatici, o meglio di pirati allo sbaraglio, visto e considerato che su internet si lascia sempre una traccia, ed io non sono l’ultimo arrivato grazie agli studi da me affrontati.

Volevo soltanto far presente, con questo articolo, che se la/le persona/e che ha commesso questo gesto tanto vile quanto meschino  non vorrà essere denunciata dovrà farci pubblicamente le sue scuse, altrimenti saremo costretti a procedere per vie legali. Cercare di distruggere l’operato di ragazzi che non hanno scopo di lucro e che amano la propria terra è un gesto da vigliacchi.

p.s.: ricordo inoltre che cercare di screditare l’Associazione che rappresento, utilizzandola in ridicole battaglie personali, che a noi non interessano nè riguardano, e firmarsi con il nome di altre persone è un atto perseguibile penalmente. Intelligenti pauca, ma queste persone che hanno un momentaneo sdoppiamento della personalità non sono per niente intelligenti, o meglio, pensano di esserlo, ma in effetti sono degli EUNUCHI!

Nè io nè i miei ragazzi abbiamo tempo da perdere con queste cavolate, con le vostre buffe, comiche, irragionevoli stupidaggini! Siamo ragazzi per bene, intelligenti, volenterosi, determinati…forse è per questo che ci temete! Temete le nostre buone intenzioni.

IL MURO


La libertà di manifestazione del pensiero è un diritto riconosciuto negli ordinamenti democratici e ne costituisce il carattere più genuino. Qualcuno potrebbe storcere il naso e potrebbe pensare che comunque la libertà nei commenti è vincolata agli articoli che vi sono scritti, e di conseguenza non sia vera libertà di espressione. Per questo motivo noi della redazione del BLOG SANTAGATANDO abbiamo pensato di creare una nuova sezione (pagina), chiamata “IL MURO“.

Questa nuova sezione, parallela al blog, assume una funzione complementare e diventerà uno spazio di condivisione di opinioni, lamentele, emozioni, sentimenti e quant’altro. Come già scritto nel regolamento del nostro BLOG la nostra intenzione è quella di fare di questo blog un luogo virtuale in cui poter parlare apertamante…

Magari qualche giovane amante che è solito scrivere sui muri potrebbe optare per questo spazio virtuale per esternare i propri sentimenti! O qualche altro, magari, vorrebbe condividere o rendere noti i problemi che colpiscono i giovani del nostro comprensorio. Insomma ragazzi siete davvero liberi di esprimervi!!!

Clicca sulla sezione relativa al MURO oppure sul seguente indirizzo per lasciare il tuo commento: http://santagatando.com/il-muro/



Sant’Agata Militello: quali sono i benefici della discarica?


Sant’Agata Militello, 3 Ottobre 2010, una cittadina svuotata fisicamente perché molte persone si trovano a Palermo per partecipare alla messa del Papa, svuotata psicologicamente perché non si fa abbastanza contro la proposta di realizzare questa famigerata discarica che dovrà “sorgere” in contrada Carbone.

Mentre le mamme di Napoli protestano contro la possibilità remota di un’ipotetica discarica nel parco del Vesuvio (sarebbe la seconda) qui a Sant’Agata, in questa tanto bella quanto disgraziata terra, tutto tace, o, perlomeno, sembra essere così. Sembra quasi che alla gente vada bene questo, sembra quasi che con la concretizzazione dello stesso immondezzaio si apporti un guadagno non solo dal punto di vista paesaggistico e turistico ma anche da quello economico per l’intera cittadinanza!  Beh, non è proprio così, conti alla mano, prendendo in considerazione i dati ufficiali, il risparmio medio per singola persona sulla tassa dei rifiuti sarà di circa 3 euro, un’enormità!

C’è chi dice addirittura che le mamme napoletane tra pochi mesi non dovranno più preoccuparsi, perché quando i lavori del porto saranno terminati, i loro rifiuti, anche radioattivi (considerato che molti imprenditori del nord vendono i loro rifiuti alla camorra), saranno inviati con navi stracolme anche qui, nel nostro paese, grazie all’approvazione di decreti urgenti e straordinari.

Ironia a parte, come si può pensare di barattare per tre euro il futuro di noi giovani? Chi di dovere fa cattiva informazione, nel senso che afferma che ci sarà un risparmio consistente nelle tasche dei cittadini, ma non è così, soprattutto se si considera che la tassa sui rifiuti nel territorio di Messina è circa 5 volte, a parità di condizioni, rispetto a quella di Torino o di Milano. Siamo indietro mezzo secolo rispetto a queste due città (per non parlare della Germania)! Mentre lì davvero si “fanno i soldi” con i rifiuti e ne beneficiano sul serio i cittadini, qui di soldi con i rifiuti ne fanno solo in pochi! Lì la raccolta differenziata la fanno da tanti anni ormai e i singoli comuni vendono la loro spazzatura alle aziende che la riciclano e la riutilizzano per realizzare nuovi prodotti. In quel territorio lontano anni dal nostro da parte dei rifiuti si ricava energia, dalla combustione, dai gas dei rifiuti organici ecc…, ma qui in questa bellissima terra, dove la raccolta differenziata è cominciata solo da pochissimi mesi, non si sa neanche cosa sia un termovalorizzatore, figuriamoci a gestirlo.

Adesso chiedo a voi lettori, sotto diversi punti di vista, cosa il nostro paese guadagnerà con la realizzazione della discarica, mi piacerebbe capirlo, spiegatemelo. Secondo me mancano progetti seri di lungo respiro che abbiano un obiettivo comune, chiaro e utile per i cittadini.

FRANCESCO LAZZARA

Oggetti non identificati nel cielo di Sant’Agata Militello


Carissimi amici e amiche del blog,

Come annunciato qualche tempo fa oggi vi parlo di un fatto davvero molto, molto ma molto strano di cui io e altre persone abbiamo assistito. Questo fatto è stato qualcosa che ha cambiato il modo di pensare mio e delle persone che erano in quell’istante presenti a fianco a me.

Io, e credo anche gli altri che adesso vi dirò, non abbiamo mai creduto che potesse esistere vita su altri pianeti o quelle strane cose e fenomeni che fanno vedere ogni tanto su qualche programma TV come testimonianze di avvistamenti di oggetti non identificati: UFO. Ma ciò che abbiamo visto sicuramente non era di questo Paese, almeno non italiano… poi non saprei se nel resto del mondo si sono sviluppate tecnologie così avanzate da lasciare a bocca aperta me e gli altri.  Ho da sempre creduto che fossero tutti fenomeni da baraccone, nel senso che certi video-testimonianze fossero ideati solo per attrarre telespettatori ed aumentare lo share di un particolare programma TV. Invece, dopo ciò che ho visto, mi sono ricreduto totalmente; chi vi scrive non ha mai creduto all’esistenza di altri esseri al di fuori del nostro essere umani. Vi ripeto il mio convincimento: ciò che ho visto non è normale! Adesso vi racconto ciò che è successo.

Le cose sono andate così…

Un pomeriggio di un giorno infrasettimanale, circa un mesetto abbondante fa, mi suonano alla porta; io apro ed erano un amico mio con suo nonno. Dovevamo parlare di un preventivo per un personal computer che il nonno voleva regalare al nipote come regalo di compleanno. Siccome non sono voluti entrare in casa per non creare disturbo (e sicuramente per pudore) decidettero di restare a parlare sull’uscio del cancelletto d’ingresso. Iniziammo a parlare parlando di dettagli ecc… Nel frattempo che parlammo il mio sguardo, casualmente, si alzò al cielo e qui ci fu il bello.

Vidi una sfera molto luminosa che fluttuava in direzione mare-monte. Fluttuava camminando molto lentamente, come se fosse un aereo e dovesse perlustrare un territorio. Allora, in un primo momento pensai:”sarà uno strano elicottero che vola in alto…” allora continuai a parlare senza farci caso più di tanto… Qualche minuto dopo alzai lo sguardo verso il cielo, nuovamente, e vidi questa sfera luminosa che si era fermata! Incredibile! Era immobile!                                       Qualche istante dopo fece un giro e tornò nella rotta opposta (monte-mare)… Pochi secondi e un altro oggetto ad una velocità mostruosa arrivò non so da dove, comunque dalla parte del mare… dalle isole. Da quel lato! E come una mosca girava attorno a questa sfera luminosa. Questo secondo oggetto aveva un colore metallico ed aveva una forma sferica ma leggermente schiacciata dalla parte superiore. A questo punto interruppi la conversazione con i miei interlocutori ed esclamai: che cavolo sono quelle cose!?!?!? loro si voltarono e stettero almeno 3 minuti con la bocca aperta a guardare. Nello stesso istante entrai in casa e chiamai mia mamma dicendogli:”Alza la testa e guarda lassù” … Lei guardò e mi disse:”Oh, ma che cosa sono?!?!” Siamo stati tutti a guardare. Nel frattempo ho fatto queste foto che adesso pubblico.

Queste foto sono originali, fatte con il mio cellulare. Se le salvate ed usate dei programmi adatti vedrete quel puntino luminoso che fluttua. Vicino a quella nuvoletta. Adesso vi mostro la seconda foto dove compare anche il secondo oggetto di colore più scuro.

Vedete quel “puntolino” luminoso? Quella è la sfera di cui vi parlo. Nella foto seguente si vede molto meglio entrambi gli oggetti.

Questa è la foto dove si vedono meglio entrambi gli oggetti. Adesso sto cercando di acquistare Photoshop (programma fotografico) per lavorare su queste foto. Perchè ciò non è affatto normale. In questa foto, a fianco al lampione dell’autostrada, si nota a sinistra la sfera luminosa e a destra del lampione quella di colore metallico. Se non riuscite a vederle salvate queste foto sul vostro computer e ingrandite l’immagine a quanto volete, le figure compaiono sempre più concrete.

Oltre alle foto ci sono testimoni oculari che erano lì con me quindi ciò che vi sto parlando è tutta la verità. Ovviamente sono aperto a tutte le vostre domande.

In un altro articolo pubblicherò queste 3 foto originali con indicatori per vedere questi strani oggetti. Vi ripeto che ciò che ho visto è davvero un qualcosa che ha sconvolto il mio, anzi il nostro, modo di pensare. Assistere ad un fenomeno di questo è davvero sconvolgente, perchè potrebbe stare a significare che altri esseri provenienti da altri pianeti hanno scoperto il nostro pianeta e lo stanno esplorando… ciò mi inquieta non poco.

Adesso vado a pranzare, colgo l’occasione per fare i miei migliori auguri di buon onomastico a tutti coloro che si chiamano Antonio o Antonino, tra i quali anche mio papà, quindi auguri a tutti voi che portate questo nome e AUGURI DI BUON ONOMOSTICO PAPà!!!!

Calogero Galati