Tutti gli articoli di Gaetano Cicirello

Don Rosario Lo Cicero è tornato alla Casa del Padre


Tace per sempre la voce del predicatore dei Nebrodi per antonomasia.

Padre Rosario lo cicero

Si è spento nella serata di oggi Don Rosario Lo Cicero. Tre le comunità in lutto: San Fratello, in cui ebbe i natali, Militello Rosmarino ove per 34 anni fu Vicario Parrocchiale e poi Arciprete, e Sant’Agata Militello, dove ha trascorso gli ultimi 25 anni, quale Cappellano dell’ospedale civico. Don Rosario Lo Cicero nato a San Fratello il 12 Settembre 1924 (Nome di Maria, come aveva modo di sottolineare) fu Ordinato Sacerdote il 16 ottobre 1949. Dapprima parroco a Tortorici e poi a Raccuia, infine a Militello e a Sant’Agata. Fu Insegnate di religione nella varie scuole superiori di Sant’Agata Militello e in quelle inferiori di Militello e Alcara. Da tutti conosciuto e stimato, apprezzato per l’arte oratoria, instancabile , inarrestabile e infaticabile ha svolto con zelo il suo apostolato fino agli ultimi giorni della sua vita. Mancheranno i suoi moniti dal pulpito ma siamo certi che adesso, raggiunta la meta del nostro pellegrinaggio, canterà con Maria le lodi eterne al Santo dei Santi.

I funerali saranno celebrati Sabato 29 Aprile alle ore 15.30 nella Chiesa Madre di Sant’Agata di Militello.

MILITELLO. I RITI DELLA SETTIMANA SANTA


MILITELLO. I RITI DELLA SETTIMANA SANTA

LA TRADIZIONALE PROCESSIONE DELL’URNA

ALLE 4,30 DI VENERDI’ SANTO

 

Come tradizione vuole – dopo la celebrazione della Domenica delle Palme – nel centro montano i riti della “Settimana Santa” hanno inizio il giovedì in Chiesa madre con la Messa vespertina in <<Coena Domini>>, a seguire  il Venerdì santo con ben tre significativi momenti: s’inizia alle 4,30 con la tradizionale processione antelucana  dell’Urna che custodisce il simulacro di Gesù. Il <<momento>> raggiunge il suo apice prima, nelle “visite” alle chiese cittadine nel corso delle quali il parroco si sofferma con alcune “riflessioni”; poi, in contrada Puzzarello, cori spontanei intonano litanie e canti penitenziali. Alle 15, in Chiesa Madre, lettura del <<Passio>> e adorazione della Croce; alle 17, un’interessante processione penitenziale (nei secoli immutata) lungo i quartieri segue con devota commozione i simulacri di Gesù Crocifisso portato a spalla dai <<giudei>> seguito dalle <<maddalene>> che reggono la croce a mezzo di apposite funi, e quello dell’Addolorata sorretto (dato il peso)  da soli uomini. Alle 21, nuova processione con l’Urna con meditazione della speciale <<Via Crucis>>. Domenica, alle 17,00 il suono a distesa delle campane allieterà la solenne processione di Gesù Risorto che dal centro cittadino, seguita da autorità religiose, civili e militari e da tanti fedeli raggiungerà contrada S. Piero e, dopo la celebrazione della Messa, il simulacro di Gesù farà ritorno in Chiesa madre. A tarda sera, la caratteristica fiaccolata in piazza Lodato, concluderà le  ricorrenze.

Per la storia (tutta militellese) diciamo chi sono i <<giudei>> e cosa rappresentano nella tradizione dei riti pasquali. Vestire i panni di “giudei” significa rivestire una carica onorifica, che da tempo immemore si trasmette per successione primigenia mediante testamento olografo; essi si assumono l’onere del trasporto a spalla del simulacro di Gesù Crocifisso (otto uomini, capo scoperto e con indosso la tunica blu scuro) che dal mattino di venerdì, osservano un rigidissimo digiuno per <<romperlo>> poi a fine processione – come tradizione vuole – nella chiesa del Crocifisso,  mangiando un biscotto al lievito  e bevuto un bicchiere di vino. Mentre le <<maddalene>> (quattro in tutto), sono rappresentate da donne appartenenti alle diverse fasce sociali che, per voto o devozione, nella processione del Venerdì Santo, in gramaglie e una piccola corona di spine in testa, reggono a guisa di funi la croce di Gesù Crocifisso. Nessuno conosce i loro nomi, né il luogo della loro vestizione.

NINO VICARIO

MILITELLO ROSMARINO, RESTAURATO IL CRISTO MORTO


29 Marzo 2017, L’ultimo atto del Comitato Festa

Si conclude con il restauro del Cristo Morto l’opera di salvaguardia e promozione del patrimonio culturale, storico artistico della Settimana Santa di Militello Rosmarino, voluta dal Comitato Festa triennio  2015-17, che il prossimo 17 Aprile contestualmente alla fine delle festività rimetterà l’incarico.

L’intervento di recupero del Cristo Morto, cartapesta del secolo XVII ,è stato curato da un’equipe di esperte, dirette dal Dott. Davide Rigaglia, restauratore.  

L’effige tornata all’antico splendore è stata benedetta nella Chiesa Madre di Militello Rosmarino domenica scorsa, 26 Marzo. Il referente del comitato uscente Nino Restifo si dice soddisfatto ma non pronto al rinnovo del mandato, infatti ci rivela: ”che è tempo di nuovi volti e nuove idee. “ Continua il Maestro Restifo: “abbiamo cercato di fare, abbiamo scritto, ci siamo impegnati e non so se è importante rivolgermi la domanda di valutare. Più che valutare, io mi sento di constatare e di risuonare su avvenimenti e scelte. Avverto il tempo e il contesto in cui viviamo come «carico di interrogativi, di perplessità e di pluriformi orientamenti» a volte, come in ogni nuova stagione culturale, contrastanti. Contemporaneamente, come ogni «tempo della Chiesa», una buona e bella risorsa. In questi ultimi  anni, si è sovente parlato, in ambito sociologico, psicologico, tecnico, economico, attraverso esperti e testimoni, di una «accelerazione», mai avvenuta nell’ultimo millennio. L’avvicendamento dei nuovi membri e di un nuovo comitato festa suscitano le  attese delle nostre famiglie e  sono una «benedizione» per un verso e una grande «interpellanza» per un altro. Continueremo ad assistere la santa Madre Chiesa con la nostra preghiera sempre più fiduciosa e assidua, a chi verrà dopo, Buon Cammino!”

Domenica 23 Aprile alle ore 18.30 Domenica della Divina Misericordia i membri del comitato: Blogna Salvatore, Andrea Saccone Territo, Antonio Restifo Pilato , Gaetano Cicirello e Raffaele Salvatore , alla fine della messa vespertina saluteranno la popolazione militellese, in attesa fiduciosa e filiale rispetto per i successori che saranno nominati contestualmente.

MILITELLO ROSMARINO. MONS. IGNAZIO ZAMBITO UN VESCOVO IN… CAMMINO



Mons. Ignazio Zambito, nel suo giro di visite alle parrocchie ricadenti nella Diocesi di Patti che lo hanno visto per 28 anni “pastore” attento, guida spirituale e umana, ha incontrato, tra le altre, la comunità militellese Ad accogliere il Vescovo in una gremitissima Chiesa Madre di fedeli e di autorità civili e militari, allietata dai canti della Corale parrocchiale, è stato il parroco don Calogero Oriti che così si è espresso nel suo indirizzo di saluto al Presule:
“Eccellenza reverendissima, oggi in questa Chiesa, un bel momento di festa riunisce tutta la comunità di Militello per porgerle un affettuoso saluto. Non è senza emozione e commozione che provo ad esprimere e condensare in pochi minuti i sentimenti di profonda gratitudine, di indelebile riconoscenza per il suo servizio di Pastore nella Diocesi di Patti. Il primo ringraziamento va innanzitutto al provvidente disegno di Dio che ci ha fatto dono di un Pastore che con amorevolezza, semplicità ed autorevolezza, ha guidato la nostra Diocesi nel cammino verso Cristo speranza dell’Umanità.
Grazie a nome mio personale per avermi voluto in questa comunità 25 anni or sono. A Lei Eccellenza devo molto! I consigli, gli innumerevoli incontri personali e pubblici, sono stati sempre un mettere a dimora un seme che sono certo non tarderà a portare i suoi frutti. In questa comunità abbiamo avuto modo di sperimentare per circa 30 volte, con la Sua presenza, la vicinanza alla gente, il rapporto confidenziale ed affettuoso nei confronti di tutti, la Sua memoria visiva nel riconoscere ognuno. La ringrazio di questa amicizia che fa eco alle parole di Gesù: <>.

La ringrazio perché in questi anni ha esortato noi presbiteri e anche i laici alla corresponsabilità nel servizio ecclesiale. La ringrazio perché ci ha spronati a vivere oltre l’ovvio, oltre le immagini ed interpretare in modo creativo le nuove esigenze ed emergenze della società guardando al futuro con la solida speranza ancorata a Cristo.
Auguri, Eccellenza! Auguri per la Sua salute, che sia sempre rigogliosa; La porteremo sempre nel cuore; La ricorderemo nelle nostre preghiere e che il seme seminato possa germogliare e portare frutti di santità. Siamo certi che anche le sue preghiere ci sosterranno e ci guideranno ad un legame più forte in Cristo”. Grazie, Padre Vescovo Ignazio per avere scritto una bella pagina di storia nella nostra Diocesi”.
All’omelia, così ha concluso il Vescovo: “…è proprio bisogno del mio cuore ringraziare, salutare e augurare ogni bene a voi tutti di questa comunità. La vostra fede, la vostra amicizia e il vostro affetto mi hanno accolto, sostenuto e colmato il cuore negli innumerevoli incontri che hanno riempito il cammino che, per quasi 28 anni, abbiamo percorso insieme. Vi benedico nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.
NINO VICARIO

Militello Rosmarino, la festa di San Giuseppe ininterrotta dal 1607


Militello Rosmarino, il 19 Marzo tornerà la processione di San Giuseppe, il Bambino e la Madonna.

La Festa di S. Giuseppe, probabilmente, a Militello Rosmarino origina sin dalla fondazione medievale del borgo stesso, Il culto del patriarca tra l’altro era diffuso in tutta la Sicilia in pieno periodo tardo-bizantino, a ridosso della colonizzazione araba dell’isola, l’ illustre  siciliano  Giuseppe l’Innografo († 883), non a caso, compone il Canone delle lodi de alla festa del Patriarca S. Giuseppe. (PG 105, 1273-4).

Purtuttavia, nulla gli archivi attestano circa il culto di S. Giuseppe a Militello fino al 1607, anno in cui è stata realizzata l’attuale immagine lignea del Patriarca e del Bambino Gesù, ritratto quest’ultimo in piena fanciullezza.

Possiamo azzardare l’ipotesi, secondo la quale, la devozione verso S. Giuseppe sia stata portata meglio avanti nel centro nebroideo dai Monaci Domenicani da poco arrivati nel Collegio della “Piazza”, fino a spingere i nobili del luogo a commissionare ai Li Volsi di Tusa l’attuale simulacro ligneo.

Non a caso il periodo dei secoli XVI e XVII, in cui la Chiesa sembra cercare un riparo nella lotta contro l’Impero e la Riforma protestante, diventa il più fecondo per e nella devozione a S. Giuseppe, che nuovi predicatori vanno rinfocolando nei cuori dei fedeli. Ne apre la lista il valoroso domenicano Isidoro d’Isle o “Isolano”, l’appassionatissimo di S Giuseppe, che sul principio del secolo XVI scrive la sua Summa de donis S. Joseph. […]

Nella seconda metà del secolo XVIII alla Processione di S. Giuseppe venne affiancato il Simulacro della Vergine del Soccorso, e con questa aggiunta si è completato il trittico della Sacra Famiglia (Maria, Gesù e Giuseppe) che in pieno mezzogiorno, portati a spalla dai falegnami del luogo percorreva l’antico itinerario anulare. […]

 Non meno importante da notare è la collocazione che gli antichi padri hanno scelto in Chiesa Madre del Dittico ligneo di San Giuseppe e Gesù,  hanno voluto porlo nella parte sinistra del transetto, in una nicchia appositamente ricavata, e stilizzata secondo i tipici gusti di quell’epoca. Da evidenziare l’altare in marmo policromo del secolo XVII, opera coeva del simulacro, nonché la piccola tela de “La Morte del Giusto”, firmata dal Tomasi di Tortorici (XVII sec.), che impreziosisce il tutto. La tradizione orale ci tramanda che sull’altare di S. Giuseppe venivano celebrati tutti i matrimoni, il 1 Gennaio di ogni anno il piccolo simulacro veniva portato nelle case di quegli sposi che ancora non avevano ricevuto il dono della paternità. Ancora, memorie più antiche, ma non meno veritiere ci ricordano che ogni mercoledì del mese di Marzo veniva celebrata una particolare Messa all’altare di S. Giuseppe.  […]

[ Tratto da “Quattro Secoli di Storia” – a cura di G. Cicirello – V. Sanfilippo , Militello Rosmarino 19/03/2007]

Alcara, l’anello vescovile di Mons. Zambito sarà donato al Santo Eremita


L’anello di Mons. Ignazio Zambito,  Vescovo che per 28 anni ha guidato la Diocesi di Patti, resterà, a partire dai mesi prossimi,  perennemente ad Alcara Li Fusi, ospitato e fissato nella Cappella del Santo locale S. Nicolò Politi. A darne l’annuncio alla cittadina è stato il Rev. Parroco Don Guido Passalacqua, durante la Messa , uno scrosciante applauso dei fedeli ha accolto questa notizia. Mons. Zambito ha sempre nutrito una particolare venerazione per il Santo Eremita, morto ad Alcara nel 1167.

L’anello vescovile è uno dei segni più visibili dei vescovi cattolici, Segno di fedeltà del vescovo alla Chiesa, è per i credenti anche il segno della fedeltà di Dio stesso al suo popolo. Sono concessi 50 giorni di indulgenza (S. Uff., 18 apr. 1909) a chi bacia l’anello di un cardinale o di un vescovo.