Tutti gli articoli di Francesco De Luca

SANT’AGATA MILITELLO – SUMMER BASKET 2010


La Lega Basket Uisp Nebrodi, con la collaborazione dell’Associazione Agorà e dell’Associazione Giovani Per Sant’Agata, organizza un importante manifestazione sportiva a livello nazionale denominata “SUMMER BASKET 3 contro 3”. L’evento sportivo, patrocinato dalla Presidenza della Repubblica, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero della Gioventù, dal Ministero del Lavoro, salute e politiche sociali e dalla Rai Segretariato Sociale, avrà luogo domenica 27 giugno dalle ore 9,00 alle ore 19,00 presso la rotonda Villa Falcone Borsellino di Sant’Agata Militello.

Il “Summerbasket” è il primo circuito estivo di pallacanestro “3contro3”, ideato nel 1990 dalla Lega Nazionale Pallacanestro dell’UISP che svolge attività maschile e femminile, giovanile ed amatoriale, in sedici regioni con oltre 1200 società sportive affiliate e più di 22.000 tesserati. Il Summerbasket, grazie alla propria struttura semplice, ma articolata, fa sì che ogni anno la pallacanestro sia giocata nelle piazze, sui lungomari e nei centri storici, andando in mezzo alla gente. Il circuito ha visto la partecipazione nel 2009 di circa 5000 cestisti.

Per l’edizione 2010 la Lega nazionale Pallacanestro ha registrato l’iscrizione di 34 città italiane dove si svolgeranno le tappe provinciali del Summerbasket di cui alcune insieme ai free camp. Da inizio giugno fino alla metà di luglio, sui playground di tutta Italia si svolgeranno migliaia di incontri tra cestisti e cestiste di tutte le età. Al torneo, parteciperanno più di 6000 atleti amatoriali che si guadagneranno sul campo l’accesso al Master finale, in programma dal 23 al 25 luglio 2010 a CHIANCIANO TERME.

Per iscriversi al torneo è possibile contattare lo staff organizzativo via e-mail all’indirizzo ufficiogarenebrodi@alice.it oppure telefonicamente ai seguenti numeri: 349-7258824 (Tonino Gennaro) – 328-3360696 (Luigi Lavecchia). Le categorie ammesse sono la senior (over 1993), Junior (under 1993) e femminile. La quota d’iscrizione è di 5,00 euro cadauno. Ogni squadra può essere composta da 3+1 iscritto. Giorno 27 mattina tutti i partecipanti al torneo potranno versare le quote e ricevere le canotte colorate.

LEGA BASKET UISP NEBRODI – ASSOCIAZIONE AGORA’ – GIOVANI PER SANT’AGATA


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Oggi si legge….la fiera storica di Sant’Agata negli anni trenta


 

Che strilli! Che chiasso! Che baccano! Che affollamento!….

E’ il 15 aprile. E’ in pieno svolgimento quello che, in tempi  andati,  era il primo mercato del bestiame dell’anno.

Tutto è mutato nel tempo ed affiorano i ricordi di un mondo ormai sconosciuto. Allora l’esposizione della merce iniziava in via Roma, sotto l’arco e le bancarelle andavano fino a qualche metro sotto il passaggio a livello azionato a mano dal casellante.

II belare delle pecore, il nitrito del cavalli, il muggito delle mucche, il grugnito dei maiali coprivano le voci degli espositori di quelle piccole e grandi cose utili al contadino ed alla massaia.

Scendevano a valle i guardiani di pecore e capre per acquistare anche “u scappularu” (mantello col cappuccio fatto con lana di pecora cardata e tessuto a mano)  e “i scarpi i pilu” (zoccoli rudimentali fatti con pelle di montone  come suola, con pezze di lana  colorata a copertura del piede e fissate con stringhe di corda).

Dove è finita la caratteristica del mercato del bestiame? Dove è finita la stretta di mano che era sufficiente  per concludere gli affari? Non risuonano più  i comandi dei guardiani che scortavano il “loro patrimonio” nella speranza di ricavare il necessario per fare fronte alla stagione. Non spiccano più le figure dei signorotti in cappello, vestiti di velluto a coste grosse e  con  grossa catena d’oro dell’orologio posto nella taschina del gilet.

Non risuona più al mattino la voce di “Turi u mastericchiu” , figura caratteristica, che, sin dalle prime ore, ripeteva: ”cafè, cafè, acqua caura un ci n’è!” ed all’ora di pranzo faceva risentire la sua voce per invitare i passanti a “biviri e manciari lu veru baccalà friscu!

Il  tempo scorre veloce e le innovazioni invadono i mercati. La  tecnologia fa passi da giganti. Tutto passa e si scorda, ma la nostalgia di chi è vissuto in quel tempo  è accompagnata da un grosso nodo alla gola, consolati, però, dalla convinzione che non esiste futuro senza il vivo ricordo del passato. 

Primula Bianca

Oggi si legge… tra ricordi e fantasia


RICORDI DI JORNA LUNTANI : I pasturii di Pasqua

La Pasqua era vicina; nella grande casa di mia nonna fervevano i preparativi: grandi sacchi di farina, zucchero, panareddi di uova fresche, fascine di frasca di ulive per accendere il grande forno, un lemmo di terracotta di Santo Stefano per far crescere il lievito. Quando arrivava il grande giorno, noi bambini eravamo elettrizzati. Che chiasso, che allegria, che felicità nei nostri cuori! La nonna, la mamma e le zie con dei grembiuli bianchi e con un bel fazzoletto in testa si mettevano davanti alle loro maidde , versando lì dentro farina, poco zucchero, lievito e acqua calda e si incominciava ad impastare con “olio di gomito”. Ogni tanto un po’ di farina volava verso di noi, fra le nostre risate, e… a fine giornata eravamo tutti bianchi. La pasta era pronta, vellutata, liscia, morbida; si facevano dei lunghi bastoncini e da lì uscivano le opere d’arte, vere e preziose sculture. Dalle loro agili mani uscivano cuddureddi e panareddi di tante forme, alcuni anche col manico, fiori fantastici e meravigliosi e poi pesci, colombelle e tante cose che solo la fantasia di allora poteva generare. Però, per me , ‘a raugghiusa , veniva fatto il capolavoro di mia nonna: un uccello del paradiso con una coda lunghissima e tante penne (usava un coltellino con una punta fine per creare le penne o i disegni che scolpiva). Tutti i biscotti erano arricchiti con le uova, nelle cudduredde se ne mettevano da una a dieci, secondo la forma e la grandezza o secondo la persona alla quale doveva essere regalata. La pasta che rimaneva serviva per fare le nostre iniziali. E lì veniva il bello, per esempio sulla mia V si doveva mettere un uovo, non un uovo semplice, ma un uovo speciale, un “uovo di gallo” ! Dovete sapere che io a quel tempo non mangiavo molto e pretendevo che le uova dovevano essere di gallo… Mia nonna furbamente faceva bollire le uova con della carta velina colorata per cui le uova diventavano di colore rosso, giallo, verde, insomma erano le “uova di gallo” che io mangiavo volentieri. Le pasturie dovevano lievitare per più di 24 ore. Si mettevano sui letti con tante coperte pesanti. Noi non potevamo avvicinarci e mio nonno, con una lunga canna , si trasformava “nel cerbero delle pasturie”. Dopo la lievitazione, ecco il rito del grande forno: si metteva la legna ed ecco le fiamme… alte, maestose, sembrava di trovarsi davanti alla bocca dell’inferno; tutto diventava rosso e… che calore! Quando le pasturie incominciavano a cuocersi che profumo indescrivibile si spandeva per tutta la grande casa. Come vorrei sentirlo adesso e rivivere quei momenti per me magici. I grandi canestri erano pronti e i biscotti si mettevano a raffreddare e si dividevano: ognuno aveva i suoi. Si regalavano o meglio si scambiavano con amici e parenti. Che bella confusione nella vasta cucina! Noi tutti con le gote e i nasini rossi stavamo intorno al grande tavolo nell’attesa di prendere parte al rito…

Il Sabato Santo

Ecco un altro bel ricordo di Pasqua: Mia nonna soleva conservare, appese ad una canna davanti ad una finestra per farle asciugare, delle corde di salsiccia che per tradizione si dovevano mangiare con delle uova sode il Sabato Santo. Salsiccia che, purtroppo, ogni giorno diminuiva sempre di più, provocando la disperazione di nonna . Vi era una grande attesa; tutto il giorno si stava in silenzio, Gesù era morto in croce. Sabato Santo, a mezzogiorno, le campane suonavano IL GLORIA, un tripudio di suoni invadeva le strade, le case e i nostri cuori e allora … tutti fuori nelle strade ad abbracciarci. Le campane ci dicevano con gioia: “Siate buoni, GESU’ E’ RISORTO” . Dopo, la nonna tagliava a fette la salsiccia rimasta (pochina, in realtà) e le uova sode e tutti insieme facevamo festa. Adesso i miei nonni non ci sono più, ci hanno lasciato anche la mamma e le mie zie. Nella grande casa ormai regna il silenzio, la tristezza, il buio, anzi è stata venduta a degli estranei che neanche vi abitano. Forse, anche essa vive di ricordi e nostalgia, come di ricordi e nostalgia vivo io. Il ricordo dei giorni della mia infanzia, pieni di fantasie e di cose misteriose e il ricordo della giovinezza, età degli amori, piena di cose meravigliose, mi aiuta a vivere meglio la stagione del mio tramonto.

Vittoria Freno

Oggi si legge… tra ricordi e fantasia


Cari lettori, abbiamo il piacere di presentarvi una nuova rubrica, che spesso si inserirà nello scorrere del nostro blog. Chiunque potrà inviarci i propri racconti, memorie, poesie, riflessioni e ricordi. Questa rubrica si apre con un racconto, dedicato al paese natio di Armida Salvo, impreziosito con una artistica fotografia di Vittoria Freno.

Dedicato a Castel di Lucio.

Non so come chiamarti, ci penserò più avanti, sarà forse paese, terra natia, miei luoghi, o altro … So solo che il tuo ricordo diventa sempre più forte, intanto che gli anni passano. I miei capelli sono tutti bianchi ed i ricordi della mia infanzia, trascorsi tra le cose, le strade e le gente che ti appartengono, mi si proiettano nella mente come un film in bianco e nero. Le strade strette, le case incastonate l’una nell’altra e arroccate sulle punte di due colline fanno sì che, guardandoti da lontano, sembri una sella di mulo tempestata dai tetti delle abitazioni quasi tutte ristrutturate in malo modo. Nessuno ha conservato la tua architettura medioevale, le abitazioni sono state demolite e ristrutturate sulla stessa aria, ampliandole in altezza quasi ad avvicinarsi al cielo, rendendoti anonimo ed in alcuni casi squallido. Mi appari quasi una Sanaa dei Nebrodi, chissà forse è l’eredità della cultura araba.

Le poche costruzioni rimaste originali, quasi tutte abbandonate, sono veri e propri dirupi, compresi i due monumenti che fanno la storia,il castello ed il convento. Del castello che ti ha dato i natali non rimane quasi niente. Fin da bambina la vista della torre sulla rupe mi suscitava interesse, ero curiosa di sapere come era in origine, sbizzarrivo la mia fantasia, cercavo, agevolata dai racconti di mio padre, di immaginare la vita che vi si svolgeva, ma la mia razionalità mi dava filo da torcere, aiutata dal fatto che ogni qualvolta ritornavo, trovavo questa torre sempre più rovinata. Ci fu anche un periodo in cui la torre ospitò un’antenna televisiva, per non parlare del pascolo di capre ed asini. Tanto, era solo una cosa vecchia, non serviva più a nessuno e forse in tanti avevano la voglia di dimenticare il loro passato e con esso anche quel segno di civiltà che apparteneva agli stessi abitanti. Solo in età adulta, in occasione di una visita ai Musei Vaticani, nella sala delle carte geografiche, ho trovato la raffigurazione del castello sulla rupe e finalmente capii che la torre costruita sul costone roccioso era di vedetta e difesa. Chissà se i bimbi della nuova generazione hanno il mio stesso problema? Magari l’esperienza scolastica darà qualche cenno storico di questo castello fantasma ed auguro ad ogni bimbo di volare con la fantasia, come ho avuto la fortuna di fare io.

Basterebbe che le autorità fossero impegnate al recupero del nostro passato, povero, ma anche sicuramente dignitoso. Io ti ricordo com’eri e ne sono felice. D’estate quando venivo in vacanza, mi svegliavo alle prime luci dell’alba per il salutare chiasso dei merli sui tetti delle case, vedevo le montagne che ti fanno da corona, piena di foschia e quell’umidità albeggiante che ti avvolgeva e portava inebrianti profumi dalla campagna. Grazie di avermi dato tutto questo, paese mio.

Armida Salvo

Adesso frana anche Militello Rosmarino!!!‏


E’ proprio Militello Rosmarino che nell’odierno pomeriggio improvvisamente e inaspettatamente diventa l’ennesima vittima di una serie di smottamenti, più o meno estesi, che stanno interessando vaste zone dei Nebrodi, coinvolgendo spesso centri abitati. Alcune persone dopo aver notato crepe sempre più evidenti in alcune strutture portanti di molti edifici hanno allertato le autorità competenti. I vigili del fuoco,intervenuti immediatamente, non hanno potuto far altro che constatare la gravità della situazione. Sul luogo è intervenuto anche un geologo il quale ha invitato molte famiglie che risiedono nelle zone limitrofe alla Via Libertà e alla Via Fontanella a lasciare le proprie abitazioni, in via preventiva e di sicurezza. Solo domani si potrà definire un quadro più chiaro e preciso della situazione, ma intanto la terra scivola a vista d’occhio. Circa una decine comunque le famiglie interessate da ordini, veri e propri di sgombero per l’inagibilità della propria abitazione o per la poco sicurezza statica di edifici pertinenti e confinanti con altri fabbricati.  

Per Santagatando Gaetano Cicirello

 

Terremoto in Cile: decine di morti, allarme tsumani


Una mostruoso terremoto di magnitudo 8.8 della scala Richter ha seminato morte e distruzione in Cile nella notte. La terra ha temato alle 3.34 ora locale (secondo l’istituto geologico americano Usgs, le 7.34 in Italia), causando – in un bilancio destinato a crescere – oltre 200 vittime. 214, secondo fonti del ministero dell’Interno. “Dei feriti per ora non teniamo il conto”, ha ammesso qualche ora dopo la presidente del Cile Michelle Bachelet. Che, dopo aver organizzato i primi soccorsi per ovviare alle comunicazioni telefoniche interrotte e all’interruzione dell’energia elettrica e dell’erogazione dell’acqua attraverso un Comitato d’emergenza, ha visitato le zone più colpite. La scossa più forte era stata preceduta da un sisma qualche ora prima da una scossa di 6.9 sull’isola giapponese di Okinawa e seguita da un numero impressionate di scosse di assestamento: 46 in undici ore, nessuna inferiore a 5.2 gradi Richter. Uno sciame sismico “gigantesco”. La scossa più forte, molto più potente di quella che il 12 gennaio scorso ha devastato Haiti, ha avuto l’epicentro in mare a 115 chilometri a nord-nord-est della città di Concepcion. Blackout di luce e telefono sono stati segnalati in molte città, tra cui Santiago e Valparaiso. Isolate due regioni nel sud del Paese, Biobio e Talca.

Incubo tsunami. E’ scattato subito l’allarme nell’intero Oceano Pacifico, dal Centroamerica fino alla Polinesia. Dopo che una prima gigantesca ondata si è abbattuta provocando danni sull’isola di Juan Fernandez, al largo di Valparaiso, sulla costa si è scatenato il terrore. Lo tsunami è da sempre un incubo per i cileni che vivono lungo la costa dell’Oceano Pacifico (una delle zone a rischio sismico più elevato al mondo). La paura ha messo in moto decine di migliaia di persone, in fuga verso l’interno. Per molte ore, al buio, un’angoscia collettiva ha accompagnato chi fuggiva e chi rimaneva ad aggirarsi nella città devastata. L’allarme si è poi esteso dal Sudamerica fino all’Alaska, al Canada e al Giappone. Paura per l’isola di Pasqua, raggiunta poi – fortunatamente – da un’onda di trenta centimetri. Altre onde hanno colpito l’isola Robinson Crusoe, l’unica abitata dell’arcipelago. Un gruppo di archeologi francesi al lavoro sull’isola risulta al momento disperso. Sulla costa si è abbattuta un’onda tsunami alta oltre due metri. Ad essere colpito è stato anche il porto cileno di Talcahuano, dove l’onda anomala ha trascinato barche e pescherecci sulla terraferma danneggiando le strutture portuali. La paura è andata affievolendosi solo verso l’alba, anche se l’allarme non è cessato. Intorno alle 22 italiane lo tsunami ha raggiunto le Hawaii, ma decisamente depotenziato: è stato registrato un rafforzamento nell’andamento delle onde e una variazione nella marea, oltre a un diverso colore del mare. L’acqua ha cominciato a ritirarsi nella Hilo Bay ed è iniziato l’impatto delle onde. Ma dopo poche ore l’allarme è stato revocato. In Giappone, dove l’onda dovrebbe arrivare intorno alle 5 del mattina, si prevedono onde altre tre metri. A Concepcion, 513 km da Santiago, una decina di persone sono state estratte dalle macerie di un edificio di 14 piani. Ma ce ne sarebbero tra le 130 – 150 ancora intrappolate. In città, testimonianze parlano di palazzi di 15-18 piani sbriciolati al suolo, comunicazioni interrotte e incendi. L’ospedale è stato evacuato e risultano gravi problemi anche per la sicurezza pubblica, con più di duecento evasi dalle carceri dopo le scosse a Chillan, località nell’entroterra a sud di Talca. Dalla capitale sono arrivate via via notizie di completa distruzione degli edifici storici e paura per l’impianto chimico di Colina, un comune a nord della città che ha subito gravi danni. Si teme la fuorisciuta di una nube tossica. L’aeroporto di Santiago del Cile è stato chiuso e tutti i voli sono stati cancellati. Nell’intero Cile vivono 50.000 italiani, a Concepcion ne sono registrati 500. La Farnesina ha finora escluso vittime italiane, malo stesso Ministero dichiara che si tratta di un dato provvisorio che richiede verifiche continue, come dichiarato da Fabrizio Romano, responsabile dell’Unità di Crisi della Farnesina a Sky Tg24.

Come hanno ammesso sia la Bachelet che il presidente eletto Sebastian Pinera, l’imprenditore più ricco del Paese che assumerà il potere l’11 marzo, le vittime sono destinate ad aumentare. “E’ il terremoto più devastante subito dal Cile negli ultimi trent’anni”, ha detto Pinera, dopo essersi incontrato con il ministro degli interni Edmundo Perez Yoma, al quale ha offerto l’immediata collaborazione di tutto il suo “futuro governo” per la ricostruzione del Paese. Il presidente eletto ha anche preannunciato una imminente riunione con i suoi ministri, per definire un piano d’azione. “E’ un duro colpo per l’intera società cilena” ha spiegato, aggiungendo che sarà necessario “un comune sforzo nazionale per fronteggiarlo e superarlo”. Soprattutto per quanto riguarda le infrastrutture (un gran numero i ponti crollati un po’ ovunque e le strade sventrate) e le abitazioni. Le persone rimaste senza casa sarebbero almeno 400.000. Intanto, oltre alla solidarietà, da molte parti del pianeta, Stati Uniti ed Unione Europea compresi, sono arrivate offerte di aiuto. La presidente Bachelet ha ringraziato, ma si è detta convinta che, per ora, il Cile potrà farcela da solo. In proposito va segnalato che per lunedì era prevista la visita del segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, e ancora non si sa se il viaggio è confermato o meno. (da Repubblica.it)

San Fratello: “dramma di dimensioni inimmaginabili” 2000 sfollati. Il paese rischia di scomparire


Il comune alle pendici dei Nebrodi, nel Messinese, è ormai un paese fantasma. La massa di terreno sta scendendo a valle trascinando via i pali della luce. La Protezione civile: “Prevista attenuazione della perturbazione”. Il governo della Regione siciliana dichiarerà lo stato di calamità per le frane che hanno colpito il territorio dei monti Nebrodi e in particolare il comune di San Fratello. «Il fenomeno è di dimensioni inimmaginabili, tanto è esteso il fronte della frana. Le crepe si stanno allargando e sarebbe pericoloso rimanere nella zona ritenuta a rischio». Così il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, dopo un sopralluogo nelle zone colpite dallo smottamento. «Bisognerà assicurare le case a chi ne ha bisogno – ha aggiunto il governatore – e la nostra priorità sarà trovare le risorse necessarie per la ricostruzione». Sono ormai duemila (su un totale di 4.500) le persone evacuate o che volontariamente hanno abbandonato San Fratello. Il paese rischia di scomparire perché sta franando la collina che lo sovrasta. Il vasto movimento franoso – 800 metri circa – continua ad avanzare dalle contrade Stazzione e Riana alla periferia del paese sui Monti Nebrodi. La protezione civile nazionale è impegnata nel monitoraggio della frana attraverso i satelliti. In un primo momento lo sgombero era stato limitato a 1.500 persone ma, dopo le verifiche delle ultime ore, è emerso che la mappa del dissesto idrogeologico si allarga a macchia d’olio. E a pagare non è solo San Fratello. Ordinanze di sgombero sono state firmate anche per 20 famiglie che abitano a Tusa, in alcune case di edilizia popolare di via Carmelo Battaglia. La zona è infatti interessata da un vasto smottamento del terreno che ha messo a repentaglio la stabilità degli edifici. Altre 20 ordinanze di sgombero, per lo stesso motivo, sono state notificate a Sant’Angelo di Brolo. Nella zona dei Nebrodi sono numerose le strade interessate da frane e smottamenti: alcuni paesi, come Longi, sono isolati e raggiungibili solo percorrendo vecchie mulattiere. A causare l’emergenza sono state soprattutto le abbondanti piogge degli ultimi giorni. «La situazione peggiora, la frana nella zona dello Stazzone si è allargata e a noi non resta che pregare e sperare che il paese non scompaia», ha detto il sindaco di San Fratello Salvatore Sidoti Pinto. Sebbene le case siano state evacuate il paese non è rimasto deserto. Molti hanno deciso di rimanere per seguire da vicino gli sviluppi della frana.

Non è la prima volta che una tragedia del genere colpisce il Messinese. Nel 1922 una frana provocò lo ‘scivolamento a mare’ di un’ampia parte nord di San Fratello. Da quella fu fondata la frazione marinara di Acquedolci, poi diventato paese autonomo. Ad ottobre scorso un costone di roccia si portò via una ventina di abitazioni a Giampilieri, a dieci chilometri dal capoluogo, distruggendo intere frazioni del comune di Messina, alcuni paesi della provincia e facendo 37 vittime. La Coldiretti afferma che l’84 per cento dei comuni della provincia di Messina è considerato a rischio per frane e alluvioni anche per effetto della progressiva cementificazione del territorio che ha sottratto terreni fertili all’agricoltura.La situazione meteo continua a essere monitorata dalla sala operativa di via Vulpiano in collaborazione con il personale della Protezione civile locale. «Le previsioni segnalano – ha detto Fabrizio Curcio, responsabile ufficio emergenze della Protezione civile – che la perturbazione si sposterà nelle prossime ore verso la parte orientale dell’Isola, poi sulla Calabria e la Puglia».(da Repubblica.it)