LONGI, Francesco Lazzara “e più non vidi il brillar delle stelle”


LONGI. Francesco Lazzara, maestro elementare, non vedente, in un libro si racconta “…e più non vidi il brillar delle stelle”: questo il titolo della sua recente fatica letteraria che, grazie ad un computer a sintesi vocale, coltiva la passione per la scrittura.
Francesco Lazzara (“Ciccino” per gli amici) che nella sua lunga carriera di maestro elementare ha educato numerose generazioni, nel centro montano è molto stimato e voluto bene dai suoi numerosi ex alunni.
La “Gazzetta del Sud” lo ha incontrato al “Serro” panoramica terrazza longese che si affaccia sulla valle del Fitalia. Il maestro “Ciccino” nella sua quotidiana passeggiata era accompagnato dalla moglie Concettina. E’ cieco totale, cecità che l’ha colpito ora sono anni. Da pensionato, l’ex docente, divide la sua vita d’estate a Longi, d’inverno a Capo d’Orlando, ama scrivere libri per quanti amano leggerlo la cui trama spesso scaturisce da ricordi personali e storielle paesane, ora condite con qualche “pizzico” di pepe, tal altra venate di struggente malinconia col supporto di un computer dotato di sintesi vocale. “Gridai e piansi – mi racconta il maestro Lazzara che a stento nascondeva una velata tristezza – quado un brutto giorno mi ritrovai in un innaturale buio, invano ho cercato senza scorgerlo, il brillare delle stelle. Di colpo ero diventato cieco!”.
Ma “Ciccino” Lazzara, un ultra ottantenne che nello spirito si sente un giovane levriero, non è persona che si scoraggia facilmente e da “marziano” scrittore qual è, si ostina a scrivere un libro in cui ama ridere di se stesso e lo intitola “..e più non vidi il brillar delle stelle” ed è proprio nella nuova dimensione di “non vedente” che rivisita, ricolorandoli, lontani ricordi longesi e malanni dimenticati, insomma una sorta di briosa biografia nella quale l’autore ama definirsi un “marziano che ama giocare a fare lo scrittore”.
Il maestro Lazzara da gran parlatore qual è, prima di congedarci, soggiunge: “E’ bene sì, questo mio libro vuole essere un sentito grazie a coloro che hanno capito il dramma di chi, inopinatamente, viene a trovarsi privo della preziosa luce oculare e non solo. Vuole suscitare conforto e speranza a chi, privi di reattività, soffre, forse più di me, per mali assai invalidanti”.
(da “Gazzetta del Sud” NINO VICARIO

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