Galati Mamertino. Con successo è andata in scena itinerante la “Vita di San Giacomo il Maggiore”


E Galati Mamertino, per una notte, si è trasformata in un immenso palcoscenico itinerante “calcato” fra attori, comparse e artigiani – nella diversità dei ruoli – da oltre cento cittadini sostenuti da una consistente collaborazione comunitaria. In scena – per la prima volta nel centro montano – la “Vita di San Giacomo il Maggiore”. La drammatizzazione, la sera del 23 luglio scorso, è stata patrocinata da Parrocchia Santa Maria Assunta, Amministrazione comunale, Gruppo “S. Giacomo”, Associazione “Sicilia Jacopea” e Società agricola di mutuo soccorso; mentre le scenografie originali di Pippo Zingales e articolate in vari gruppi collaborativi, sono state coordinate da Simone Fazio, Eleonora Zingales e Rosella Vicario. E se il sostegno di Pippo Lupica ha apportato un forte contributo alla messa in scena del lavoro, quello di Giuliana Zingales nel ruolo di direttrice di scena ha dato il massimo di concretezza alla drammatizzazione, così come il prezioso ruolo di Tindara Fazio quale regista dell’intera rappresentazione.
E’ stato il giovane Matteo Serio il superbo interprete di Giacomo il Maggiore che, assieme ad altri valenti ragazzi, hanno dato alla drammatizzazione “jacopea” una “pennellata” di insospettata bravura di consumati attori estrinsecata in venti quadri ed oltre che via via hanno illuminato le scene allestite nelle piazze interessate all’opera teatrale.
Quella dell’apostolo Giacomo è una “vita” che ha quale inizio quella di pescatore assieme ai fratelli sul lago Tiberiade, quindi l’abbandono della casa paterna (il padre Zebedeo, la madre Maria Salomè) per seguire Gesù il Maestro; la partenza in direzione dell’Occidente fin sulla costa atlantica (Finisterrae) in Galizia; la predicazione in terra iberica, i miracoli, le delusioni; il ritorno in Gerusalemme, lo scontro con gli scribi e i farisei; la consegna ad Erode Agrippa I che lo condanna a morte per decapitazione. Correva l’anno 44 d.C.
Così, in Galati Mamertino, maestoso e regale incede il simulacro di San Giacomo (il Defensor fidei, l’Apostolo di tutti i tempi, il Santo della speranza, il Figlio del tuono, il Matamoros), Patrono della cittadina montana e Gran signore di Spagna, sciarpa nobiliare a tracolla, bordone del comando e Libro dei libri sorretto con la mano sinistra, avanza deciso suscitando speranza e sicurezza dell’ascolto a quanti, nel tempo, a Lui si sono raccomandati.
(da “Gazzetta del Sud” NINO VICARIO)

Alcara Li Fusi, sarà presentato il 01 Agosto l’ultimo libro di Fabrizio Passalacqua.


ALCARA LI FUSI – Sarà presentato il 01 Agosto alle ore 18.00 presso il Salone San Giovanni l’ultimo libro di Fabrizio Passalacqua: “La Festa del Muzzuni ad Alcara Li Fusi – Analisi e progetti”. Il testo si pone l’obbiettivo d’indagare su l’antica festa pagana del Muzzuni, presente in tutto il territorio siciliano oltre 2000 anni fa, e che per una ragione o per un’altra è riuscita a sopravvivere oggi solo nella cittadina di Alcara.

il Dott. Fabrizio Passalacqua, storico, propone uno studio inedito e perspicace che rinquadra il Muzzuni come espressione peculiare della storia e della cultura della sua comunità d’origine.

Prenderanno parte ai lavori il Sindaco Ettore Dottore, il Dott. Nicola Vaneria (sindaco uscente) , il dott. Mario Bolognari (Direttore del Dipartimento di civiltà antiche e moderne dell’università di Messina) e il Dott. Mario Sarica (Esperto di musica popolare) , presente anche per la casa editrice Pungitopo il dott. Lucio Falcone.

Militello Rosmarino in festa per Maria delle Grazie


MILITELLO ROSMARINO – “Recuperata” la festa di Santa Maria delle Grazie‏

Con la processione del Sacro Cuore di Gesù, accompagnato dal simulacro della Madonna col titolo de “le Grazie”, si concluderanno le  attività pastorali promosse dal Comitato festa 2015-17 nella piccola Militello Rosmarino. Una festa importante quella di Maria della Grazia, come ha sottolineato lo stesso Arciprete, rivoluta fortemente dal Club de “I giovani per Militello” che si sono posti l’obbiettivo di rivalorizzare una festa tradizionale che ormai da anni era caduta nell’abbraccio dell’oblio. Tre i componenti Salvatore Blogna, Giuseppe Cardillo e Salvatore Raffaele, Nino Restifo, Andrea Sacconte Territò e Salvatore Blogna, che sfidando le remore iniziali degli stessi cittadini, hanno offerto a tutti un’occasione di riscoperta di “certi sapori e gusti antichi che solo la memoria conservava intatti”, come ha evidenziato il coordinatore Blogna.

Cenni Storici sulla festa e sulla Chiesetta rurale di Santa Maria delle Grazie
Durante una delle visite ad limina nella Militello, l’allora Mons. Giuseppe Pullano, ammirando questa Chiesa e il panorama circostante ebbe a dire: “qui vi farò un Santuario”. L’edificio chiesastico di Santa Maria delle Grazie sorge sul nato nord dei ruderi dell’antico castello medievale, probabilmente su una preesistente edicola votiva ottocentesca dedicata sempre a Maria delle Grazie, della quale ancora si conserva un piccolo quadretto olio su tela. Intorno agli anni ’20 del secolo scorso, grazie all’iniziativa dell’intrepida Signorina Beatrice Genco, di venerata memoria, volenterose e volenterosi operai cittadini hanno costruito questa piccola chiesetta, di recente restaurata internamente. Il simulacro della Madonna de Le grazie e del Sacro Cuore di Gesù sono opere in cartapesta leccese degli anni ’30 sempre del secolo scorso.
E’ stata sempre volontà di questo team giovanile, riscoprire il Rito “di virgineddi”, 13 giovanissime donne, inginocchiate ai piedi dell’altare, una alla volta recitavano così: “Bedda Matri ri la Razia, unni vui, vegnu pi Razia, chi alli 13 scaluna acchianastuvu addinucchiuna, mi nni rati unu a me e io vi ricu n’avi marè (o santa madre delle grazie, da voi vengo per una grazia, voi che per tredici scalini, siete salita a tentoni, datemene uno a me ed io vi recito un’ave maria)
Alla fine insieme hanno intonato il Canto dialettale “Io non mi nni vai ri cca, si sta razia non mi fà”, come era costume fare fino ai primissimi anni degli anni 90, testimoniando una ininterrotta tradizione di venerazione e devozione! Dopo la processione  , con il ritorno dei Simulacri alla Chiesetta rurale a tutti i partecipanti saranno offerti “i pani di virgineddi” benedetti e preparati da due signore del luogo!
GAETANO CICIRELLO