SANT’AGATA MILITELLO – Anni Domini 1992-2016: il centro città alle 10,00 si è fermato per rendere omaggio alla “COSCIENZA CIVILE” che sfila in corteo per dire NO con forza a mafia e malaffare


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SANT’AGATA MILITELLO – Anni Domini 1992-2016: il centro città alle 10,00 si è fermato per rendere omaggio alla “COSCIENZA CIVILE” che sfila in corteo per dire NO con forza a mafia e malaffare.

“…in alto le nostre voci, siamo con Peppe Antoci”, sono le voci di un folto gruppo di ragazzi che esponevano lo striscione della F.A.I. la Federazione Antiracket Antimafia Italiana nelle cui file sono confluite l’ACIO di Capo d’Orlando fondata il 7 dicembre 1990 e l’ACIS di S. Agata Militello nata il 7 ottobre 1991 oggi retta da Giuseppe Foti, associazioni a vocazione civile che hanno lo scopo di tutelare gli interessi di commercianti e imprenditori orlandini e santagatesi.

E Peppe Antoci? Lui non tarda a rispondere ai ragazzi e al migliaio di convenuti dal comprensorio e da tutta la Sicilia affermando, senza retorica alcuna: “Non mi ritengo un eroe, ho solo fatto il mio dovereImmagine applicando la legge. La Sicilia non ha bisogno di eroi, ma di atti concreti, di Siciliani che sappiano dire no a mafia e malaffare”.

E Sant’Agata Militello? Oggi ne è lo specchio della “Coscienza Civile” che torna alla ribalta della Piazza per ribadire con forza: “Sono ancora qui, dopo ben 25 anni!” e, giunta in via Roma, davanti la sede del Commissariato di Polizia, muta e composta, ha tributato un commosso grazie al vice questore aggiunto Manganaro e agli agenti di scorta per il loro coraggio e senso del dovere.

Peppe Antoci, che ieri venerdì nella sede del Parco ha ricevuto la visita di solidarietà a nome suo e dello Stato del ministro dell’Interno Alfano che si è detto, tra l’altro, pronto a spedire rinforzi sui Nebrodi e per congratularsi con la sua scorta e con il vice questore Manganaro che, la notte tra mercoledì e giovedì scorsi, a bordo del blindato di servizio della Polizia, transitava lungo la Statale 289 tra Cesarò e S. Fratello sprezzanti del pericolo hanno difeso il Presidente del Parco che era stato “accolto” da un bouches à feu (bocche da fuoco) “offerto” con inaudito cinismo e violenza asassina da quattro oppure sei maschere della morte.

Oggi, la cittadina tirrenica è stata culla e testimonial di un autentico crogiuolo di legalità e solidarietà a quanti – nel buio della notte – la tracotanza della “malapianta” mafiosa aveva tentato vigliaccamente di “spezzarne la schiena”. Era il dott. Giuseppe Antoci la vittima predestinata, colui che aveva osato non solo firmare in Prefettura il “Protocollo Antimafia”, ma aveva “sgarrato” attuandolo e fatto rispettare.

A piazza Crispi – tra gonfaloni di rappresentanza dei Comuni con i rispettivi sindaci (oltre cinquanta), Tano Grasso presidente onorario Fai nazionale; le rappresentanze dei Sindacati confederali, della Fondazione Caponnetto, della Fondazione Pio La

Torre, di Libera, di Legambiente; dalle rappresentanze in armi e in congedo di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Forestale, Polizia municipale, Vigili del fuoco, di Volontariato, di libere associazioni “Antimafia”, rappresentanze a vario titolo da tutta la Sicilia, insomma oltre mille presenze che – unitamente ai tanti santagatesi accorsi in massa davanti la sede del Castello Gallego per esprimere con convinto spirito di solidarietà la loro vicinanza civile al dott. Antoci e agli “angeli custodi” della scorta – c’erano anche il Presidente dell’Assemblea regionale Giovanni Ardizzone e il Presidente della Regione Rosario Crocetta, il sindaco dott. Sottile che ha porto il saluto istituzionale, il sen. Mancuso e numerose altre personalità.

E nel mentre, tra gli applausi e i furtivi lucciconi che, d’improvviso, facevano capolino sul volto anonimo (ma non troppo) dei tanti “per la Legalità” mi torna in mente la riflessione di Marco Tullio Giordana a chiusura della sua prefazione al libro di Salvo Vitale “Cento passi ancora” recentemente presentato nella sala dei Principi al Castello Gallego: “E’ bello vedere che nessuno (…) dimenticherà, nessuno di (…) si tirerà indietro. Serve sapere che c’è gente così”.

NINO VICARIO

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