I 30 presepi di Sant’Agata Militello


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Sul cammino dei Presepi a Sant’Agata Militello

E’ di questi giorni, a S. Agata Militello si respira un’aria nuova, mista ad “odori” d’altri tempi e luminarie multicolori lungo le vie cittadine: è Natale è come tradizione vuole si parla molto di Presepi. Ne contai trenta al termine di una mia ricerca fatta in lungo e in largo per le tante contrade (così era suddiviso in contrade il perimetro urbano ed extra urbano di S. Agata, alcuni dei loro nomi resistono ancora al nuovo che avanza), come: Fiorita, Sprazzì, Cangemi, Orecchiazzi, Calarco, Astasì e così via. In tutte e nei posti più suggestivi che le caratterizzano, non può passare inosservato – anche ai più distratti – il via vai di persone indaffarate all’allestimento del Prese, allegoria che si “muove” tra sacro (da un lato) a partire da quel 1223 in cui Francesco d’Assisi ebbe l’idea di ricostruire, fisicamente, la Natività rappresentazione della nascita di Gesù, la condizione di assoluta povertà in cui il Salvatore è nato, così come viene descritto dai Vangeli. Dall’altro, il Presepe è stato e rimane un veicolo di identificazione della “gens santagatese”. Esso è sì un simbolo religioso, ma è anche uno strumento identificativo e unificante della comunità d’appartenenza. Esso, in qualche misura, nell’intendimento della gente che vi abitano, è coinvolgimento e incontro al tempo stesso, delle famiglie e tra famiglie, nel “credo” della venuta di Gesù Bambino in mezzo a noi.

Scendo in città “o’ paisi” (così viene indicata S. Agata da quanti vivono in periferia o nelle contrade quando intendono recarsi in centro cittadino) e mi metto alla ricerca di angoli o piazze come quella del Duomo dove è stato realizzato uno dei Presepi più pittoreschi che unisce alla sua stupenda architettura presepiale, la serenità cristiana del clima natalizio. Proseguendo, sulla Statale 113, lateralmente al sagrato della chiesa dedicata a S. Francesco, dentro la tipica capanna nebroidea, è stato realizzato con sughero e piccoli conglomerati cementizi, un Presepe dal fascino natalizio che trascende il presente per accendere, poi, la fantasia mista a commozione di quanti lo visitano.

Interessante, per certi versi, ci appare la struttura presepiale meccanizzata messa in opera nella piazza Domenico Di Paola, area urbana incastonata tra la via Roma e la via Calabria, all’altezza del palazzo municipale. Ad ogni parte del manufatto, ad ogni personaggio ed anche alla collocazione degli animali e dei pastori, corrisponde quasi sempre un significato allegorico in contrasto tra loro: giorno/notte, bene/male, luce/tenebre (la grotta e la taverna), sacro/profano. La visione poi del Presepe, che si sviluppa su tre prospetti, dà l’idea di una struttura proiettata verso l’alto, verso il cielo.

La presenza di un altro Presepe la individuiamo in via “Telegrafo”, e precisamente nella piazzetta antistante la stele dedicata all’Immacolata. Quello che più colpisce a prima vista il visitatore nell’osservazione dell’opera natalizia, è la semplicità con cui la “piccola Betlemme” si pone ai suoi occhi, alle proprie segrete riflessioni.

Attorno ai Presepi santagatesi, le cui le scene identificative hanno come unico tema dominante l’ambiente agro-pastorale (monti innevati, corsi d’acqua, ovini alla pastura ecc.), al calar della sera a fare gli onori di casa è “u’ zuccu ddumatu” (il ceppo natalizio acceso) attorno al quale, abili cantori intonano a cappella versi della Novena, rituale religioso santagatese il cui testo si compone di 27 strofe, se ne cantano tre per sera e fino alla vigilia di Natale.

Lunedì, giorno 21, dalle 17,00 alle 20,30, va in scena lungo la via Medici la manifestazione “…e Santajta canta ‘a Nuvena” ad animarla è la “Compagnia delle Serenate” di Galati Mamertino.

Da “Gazzetta del Sud” – NINO VICARIO

 

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