TORINO – Gli occhi fissi sul telo per vedere il Suo volto: LA SINDONE


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La Sindone: Grande aiuto alla fede! Abbiamo raggiunto Torino con un volo della “Windjet” con partenza da Palermo e in tasca la prenotazione d’accesso – fissato per le 15,30 di venerdì 1 maggio – alla cappella disegnata appositamente per custodire la Sindone dall’arch. Guarino Guarini, innestata simbolicamente tra il Duomo di Torino e il Palazzo reale nel 1694.

Dopo l’ingresso dai Giardini reali,  un percorso studiato apposta per l’Ostensione conduce al luogo della “prelettura”. Si tratta di due sale che preparano il visitatore alla contemplazione del Telo. All’interno di entrambe – in tempi coordinati per garantire il flusso continuo dei pellegrini – due filmati della durata di circa 3 e 5 minuti permettono al pellegrino, attraverso il susseguirsi di immagini ad altissima definizione, di cogliere i particolari del Telo e di “imparare a riconoscerli” quando vi si troverà di fronte. E’ chiamata <<Sacra Sindone>>, dal greco “Sindon” (telo di lino) ed è uno dei più grandi misteri della religione cristiana. Il mondo d’oggi è diviso in due filoni di pensiero: da una parte i sostenitori della scienza; dall’altra i fedeli cristiani. In realtà non esiste una prova certa che sostenga gli uni o gli altri. Essa, pertanto, è considerata da molti solo un oggetto <<di grande fascino e mistero>>. Infatti ogni uomo di fede nel vedere l’immagine sofferente di Cristo, prova un profondo sentimento di commozione e compassione.

Senza alcun audio, se non un sottofondo musicale, ma sottotitolati in numerose lingue, si susseguono sullo schermo le macchie ematiche, i particolari del volto, i segni delle ferite. E’ l’ultima tappa di un percorso che culminerà pochi minuti dopo, non prima del passaggio attraverso il campanile, con la contemplazione diretta della Sindone.

Siamo finalmente arrivati al momento tanto atteso nel quale i nostri occhi stupiti e commossi possono fermarsi a fissare impressa sulla Sindone, esposta qui davanti a noi, l’immagine silenziosa ma fortemente eloquente di un uomo crocifisso – <<specchio fedele del Vangelo>>, l’aveva definita Giovanni Paolo II –  che presenta in modo impressionante tutti i segni caratteristici delle violenze subite dal corpo di Gesù durante la sua Passione, così come sono descritte dai Vangeli: la coronazione di spine, i numerosi colpi di flagello, le ferite dei chiodi nei polsi e nei piedi e il petto squarciato dal colpo di lancia, sono tutti elementi legati alla Passione del Signore e riconoscibili nell’immagine che sta qui davanti a noi visibile su questo “sacro” Lino e sono per noi – come ebbe a definirli nel lontano 24 maggio 1998 Papa Giovanni Paolo II  – “provocazione all’intelligenza”: perché il fascino esercitato dalla Sindone spinge a formulare domande sul rapporto tra il sacro Lino e la vicenda storica di Gesù. E allora ecco: la Sindone, secondo una felice definizione di Papa Wojtyla, è <<specchio fedele del Vangelo>>, cioè non è il Vangelo. La Sindone è <<sfida all’intelligenza>>: cioè chiede di andare oltre la comprensione scientifica per arrivare da qualche altra parte. Quindi il discorso di Giovanni Paolo II  rimane il punto fermo per comprendere la questione Sindone nel nostro tempo. <<La Chiesa – disse ancora il Papa polacco – esorta gli scienziati ad affrontare lo studio della Sindone senza posizioni precostituite, che diano risultati che tali non sono; li invita ad agire con libertà interiore e premuroso rispetto sia della metodologia scientifica, sia della sensibilità dei credenti>>.

Ora il Telo non è tenuto più arrotolato, ma disteso e –  pur mostrando ancora i segni subiti nell’incendio che ha devastato  la Saint-Chapelle di Chambéry dov’era custodito di proprietà dei Savoia, la notte del 4 dicembre 1532 dal quale il Lino fu salvato a fatica e successivamente rattoppato dalle Clarisse nel 1534 – viene conservato dal 1998, ripulito dalle toppe, in un “sarcofago” a tenuta stagna. Due le tecniche per la conservazione e con caratteristiche diverse: una destinata alle “ostensioni” pubbliche come in quella del 2010 e collocata su di un apposito carrello; l’altra alla “conservazione” ordinaria e può essere utilizzata solo in posizione orizzontale.

Per la storia ricordiamo che il Sudario, di proprietà dei Savoia, è pervenuto al Vaticano nel 1983 per legato testamentario di Umberto II. Nel 1973 avvenne la prima “ostensione televisiva”: l’immagine raggiunse in diretta milioni di persone.

Da Gazzetta del Sud NINO VICARIO

 

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