MILITELLO ROSMARINO – Ottava di San Biagio: quando la tradizione diventa fede (2015)


san biagio

Ora sono secoli, e seppur nelle inevitabili mutazioni dei tempi, la fede e la devozione dei Militellesi verso San Biagio Patrono e Protettore del centro montano, è rimasta immutata e lo testimoniano i due appuntamenti annuali (il 3 febbraio, verso il quale ci si sta avviando: festa liturgica del Santo) e quella agostana (25 agosto – con la partecipazione in massa dei sanbrasisi – i turisti per fede). Ambedue le ricorrenze – contrappuntate dai numerosi “momenti” come (le Lodi a San Biagio, la Sciara ca’ Rama, la benedizione della gola, la traslazione, la vestizione, il lancio dei panotti, la presentazione dei bambini al Taumaturgo, la corsa in salita lungo via C. Battisti e u’ Sunettu presso l’antica “casa di San Biagio”) dove tutta Militello s’incontra e si ritrova per partecipare al tradizionale ballo sociale, ne sono la riprova.

Immutata e partecipata è anche e soprattutto l’Ottava di San Biagio27 gennaio —  già preceduta dalla “Diciassittina” la cui apertura, da secoli, ricorre dal 17 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate che siComitato  S.  Biagio a Cottonaro caratterizza con la processione della “Rama” (un alberello di alloro alla cui sommità viene appeso un basso rilievo argenteo riproducente il Santo nell’atto di compiere il miracolo sul bambino)  e la “Sciara ri cannizzoli” (infiorescenze portate accese dai fedeli lungo i vicoli del centro storico).

Ed è proprio nel giorno dell’Ottava attorno ai festeggiamenti religiosi che la caratterizzano – nella contrada Cottonaro (luogo più alto della cittadina nebroidea)  assiepata di fedeli e autorità giunti in processione al seguito della “Rama”, dopo gli spari dei tradizionali mortaretti che un tempo volevano annunziare ai paesi vicini l’apertura dei festeggiamenti biagini, e quindi la preghiera e la benedizione del parroco, come tradizione vuole, viene distribuito il “pane e companatico di San. Biagio” (nella foto: il Comitato S. Biagio) – vi è un’altra Militello che, a suo modo, la “vive con devozione”. Infatti, nei vicoli (non nascosti) del centro e della periferia, numerosi sono i punti di “fraternità” (così vengono definiti) che sorgono spontanei nel nome di San Biagio, dove un bicchiere di vino associato ad una fetta di pane e salame oppure ad un biscotto (i tradizionali “branobis”) c’è per tutti i passanti. E così da secoli, pur nei mutabili comportamenti umani, una comunità nebroidea che vive ed opera fra il monte Traora della catena del Crasto e il fiume Rosmarino, continua ad esprimere con forza la devozione e la fede in S. Biagio.

NINO VICARIO

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