GALATI MAMERTINO. Presentato “L’uomo di Al Capone” un libro di Luciano Armeli Iapichino


Copertina libro L'uomo di Al Capone

E mentre nella Chicago degli anni Venti si era guadagnato l’appellativo di “flagello” e i fatti, o meglio i misfatti, di Antonino Lombardo americanizzato (Tony) raggiungono l’altra sponda dell’Atlantico sempre più sconvolgenti e amplificati da aneddoti che ben si sedimentano nella memoria popolare che fanno dell’emigrato  g

alatese un “uomo d’onore” strettamente inserito nell’entourage di “Big Al” col ruolo di fidato consigliere, socio d’affari e fraterno amico del gangster di Brooklyn Al Capone, la “diceria” è bella e confermata. Di contro  Antonino Lombardo a Galati Mamertino dove tutti ormai conoscono, o intuiscono le radici  delle sue “fortune”  paese d’origine  da dove era partito a soli 17 anni per gli States nel 1906, si era guadagnato l’aureola di “uomo della provvidenza”, in occasione di una sua fugace visita nel 1926, per aver contribuito con 15.000 lire alle spese per l’erezione del monumento ai Caduti e non solo. Insomma Tony veniva considerato nel paese natio (almeno nella vulgata popolare) come un uomo cui “ci caminava ‘a testa”.

Così, nella premessa, l’autore Luciano Armeli Iapichino (già vincitore del Premio internazionale Elio Vittorini 2009 per il libro “Il Tiranno e l’Ignoranza”  e nel 2011 ha dato alle stampe  “Le vene violate” ) apre il suo recente saggio “L’uomo di Al Capone” (pag. 125, coll. Sicylitudine, maggio 2014, Armenio Editore) che va dagli albori del ‘900 fino al 7 settembre 1928 giorno del decesso di (Tony) crivellato da due pallottole conficcatigli nel cranio da ignoti (ma non troppo) sicari, Armeli con puntuali e analitici riferimenti introduce nella vicenda esistenziale e della parabola criminale di Antonino Lombardo, dagli anni dell’infanzia all’adolescenza trascorsi tra duro lavoro nei campi e vita grama nel paese d’origine Galati Mamertino situato nei primi contrafforti dei Nebrodi in provincia di Messina sino al “salto” negli Stati Uniti e l’impressionante ascesa a potente uomo d’affari nella Chicago del “proibizionismo” e fidato consigliere di Al Capone.

Per comprendere l’inserimento di Tony nella struttura sociale del tempo e il “passaggio” – da una  dignitosa e redditizia posizione sociale e commerciale costruita nell’Illinois nei primi anni della sua permanenza negli Usa dove è descritto come “un siciliano educato, con la testa a posto” che si era fatto una posizione come droghiere all’ingrosso nella Little Italy e si era portato avanti come abile broker di zucchero –  all’accidentato terreno del malaffare, si sintetizza in tre  imprescindibili elementi nel loro rapporto di unicità: Chicago, l’Unione Siciliana che contava di ben 15.000 iscritti della quale Lombardo nel 1925 ne diventa il decimo presidente e il Proibizionismo tenuti insieme da quel collante letale ben ramificato e resistente alla “controffensiva” della legge, rappresentato dalla corruzione. Dall’altro e tra i tanti, due compagni di viaggio nevralgici per la sua parabola esistenziale: Joe Aiello e Alphonse Gabriel Capone. Certo, è una storia della quale c’è ben poco da esserne fieri (…”non è per questo che viene qui rievocata”), afferma Armeli Iapichino. Essa si colloca nel crinale di un periodo storico, che interseca fenomeni come l’emigrazione e l’integrazione degli italiani Oltreoceano.

Insomma, la “fatica” dell’Autore galatese, ha il pregio di coniugare il rigore della ricostruzione storica con una “narrazione agile e avvincente”, che mescola all’esposizione dei fatti “riflessioni filosofiche e figurazioni letterarie” in relazione alla storia narrata e al suo carattere di “romanzo criminale”, legata al “personaggio”  tra Sicilia e Stati Uniti.

 di Nino V icario

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