Militello Rosmarino, il vero volto de “I Ragazzi della Commedia”


MILITELLO ROSMARINO – Teatro e solidarietà: ecco chi sono “I Ragazzi della Commedia” in “Tu ‘n cruci e jò supra a cascia” – di Nino Vicario –
Di recente, tra gli altri, anche un gruppo di giovani militellesi unitamente alla locale Anspi, hanno risposto “presente” all’iniziativa nazionale volta alla raccolta fondi pro “Banco Alimentare” promossa dalla “Fondazione Onlus Mancuso” e “ Portico di Salomone”.
A crearne i presupposti è intervenuto, mercoledì scorso 23 Aprile, il palcoscenico del Cine-Teatro Aurora di S. Agata Militello che ha alzato il proprio sipario al sodalizio “I ragazzi della commedia” che ha messo in scena con la regia di Giovanna Caridi, “Tu ‘n cruci e jò supra ‘a cascia”, esilarante pièce che ha “inchiodato” per due ore l’attenzione dei numerosissimi spettatori.
Il brillante lavoro, tratto da un libro di Giovanna Caridi, è stato interpretato in vernacolo siciliano nella parlata di Militello Rosmarino dove la (d) si trasforma in (r), cittadina ove si svolgono gli eventi narrati.

La storia ha per protagonista il parroco, personalità che costituisce il punto di riferimento di tutti i parrocchiani che si rivolgono al malcapitato prete per consigli o per trovare soluzioni ai loro tanti problemi. Attorno al protagonista, Padre Vincenzo (interpretato da uno straordinario Gaetano Cicirello), nella cui canonica si alterna la più disparata “forma” di parrocchiani: Antonio Araca (Pitruzzu, ‘u saristanu), Teresa Travaglia Cicirello (Carolina), Antonella Amata (Nina), Paola Amata (Mariuzza), Lucia Artino Innaria (Rosa Vento), Vincenzo Amadore (Ninuzzu), Bettina Maggiore (Terry Lemma), Giuseppe Cardillo (il Vescovo) ed è proprio l’inaspettata visita del prelato non annunciata all’ignaro Padre Vincenzo dallo “smemorato” ma non troppo Pitruzzu – che non perde occasione di rammentare al parroco di firmare il proprio testamento in suo favore – a mandare nel pallone il sacerdote. I guai per Padre Vincenzo nascono quando il vescovo, per via del maltempo, è costretto a rinviare la partenza e quindi occorre reperirgli un letto per la notte. E quale se non quello del frastornato Padre Vincenzo? che, una volta rimasto solo nella canonica senza un posto dove dormire, non trova di meglio se non sdraiarsi sopra una cassapanca e, rivoltosi al crocifisso appeso alla parete, con l’autoironia che lo distingue, gli dice: “Stasira i cchiu sfurtunati semu ddui: Tu ‘n cruci e jò supra ‘a cascia”.

 

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