ALCARA LI FUSI – “L’Inganno”: storia di due destini


Un SMS  galeotto (ma non voleva essere tale); una consegna del “silenzio” a due anziani coniugi incapaci, pur davanti ad un matrimonio (quello della figlia Teresa) che sta andando a rotoli,  a liberarsi dal complesso amletico: “dire” o “non dire”; un “clic” errato che parte  da un computer che mette a rischio la solidità di un gruppo finanziario e la concreta minaccia di licenziamento di un valente promoter; una giovane manager che, credendosi tradita dal marito, incontra l’alcool  e con l’alcool anche un uomo dall’aspetto dimesso ma…; una ignara disabile, ma brillante operatrice informatica, diventa causa ed effetto del fallimento di un matrimonio che si consuma, notte dopo notte, nella penombra di un bar di periferia;  da quella penombra, poi, emerge un uomo “vittima” consapevole di una moglie despota e senza alcuna femminilità fino a spingerlo a ipotizzare il suicidio; poi la luce, i furtivi incontri del misterioso uomo con l’avvenente Teresa, le emozioni, l’addio, una lettera-testamento prima di…

Ed è, appunto, su questo intreccio di binari di vita che si dipana la “storia di due destini paralleli”, ovvero di “un amore impossibile”. Ma, quando ti imbatti in uno scrittore, qual è Nino Marino, tutto diventa più facile, più verosimile. L’Autore, nativo di Alcara dove vive ed opera, dentro il suo DNA possiede un gene che si chiama “intreccio”, giustappunto “intreccio” di quello straordinario manufatto di cui Alcara ne è la culla,  chiamato comunemente “pezzara”, e Lui, Marino, nella sua narrativa adotta questo antico sistema: mescolare colori sulla tavolozza in sedicesimo, darli poi alle stampe, quindi a piene mani presentarli a quanti desiderano rilassarsi con una sana ed interessante lettura, che tiene avvinto il lettore fino all’ultimo capitolo, come dicevamo, sotto l’ombrellone, o se preferite, nelle ore pomeridiane, all’ombra di un qualsiasi angolo di paese di montagna, o nel chiuso di una stanza.

Venticinque capitoli, 150 pagine per la collana “I romanzi d’amore”, Ediz. B.O.S., che il lettore, una volta preso, quasi divora perché attratto dal misterioso SMS e la sua provenienza erroneamente (la gelosia!) non appurata  che, inconsapevolmente, ha spinto una donna (Teresa) sull’orlo della pazzia; un uomo (Giorgio) il misterioso Falco ad ipotizzare il suicidio; poi le  tante “emozioni” vissute da due adulti in un arco della vita non ipotizzabile perché era già “ieri” e i disastrosi “risultati” che l’Autore, molto argutamente  e con grande sapienza letteraria (quasi fosse un “giallo”) svela al momento opportuno. E poi? Leggendo “L’Inganno” l’interrogativo è d’obbligo quando ci si trova di fronte ad uno scrittore come  Nino Marino  che così  dice di lui Piera Abbate nell’interessante e puntuale prefazione al pamphlet : “Ne L’Inganno l’Autore mette a nudo un lato del suo carattere ignoto a quanti non hanno avuto modo di soffermarsi a conversare con lui. In Marino, insomma, prevale  il  sentimento per antonomasia: l’amore”.

Frontespizio de L'Inganno

 

   NINO VICARIO

 

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