PATTI – Si è svolto l’incontro aperto al pubblico sul futuro della sede decentrata di Giurisprudenza


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Si è svolto lunedì scorso (17 giugno) il dibattito aperto al pubblico inerente il futuro del polo universitario pattese, promosso dalla Consulta giovanile. Questa occasione si è resa necessaria soprattutto dopo la deliberazione dell’Assemblea della Consulta del 23 maggio scorso, nella quale emergevano forti perplessità sul mantenimento della sede distaccata del dipartimento di giurisprudenza a Patti. Essa era stata oggetto di dura risposta da parte dei rappresentanti degli studenti universitari pattesi.

L’incontro ha innanzitutto permesso alle due parti (la Consulta e gli studenti di giurisprudenza) di arrivare ad un serio chiarimento delle proprie posizioni, offrendo reciprocamente più chiari spunti di riflessione; inoltre con la partecipazione di alcuni consiglieri comunali, un assessore e di due o tre liberi cittadini ha reso possibile un dibattimento a tratti anche piacevole.

E’ sostanzialmente emerso, in modo più chiaro, che la Consulta giovanile ha intenzione di promuovere un nuovo modello di sviluppo del territorio, a partire dalla idea di istituire, qualora si trovasse la possibilità economica e la forma giuridica, dei corsi universitari maggiormente legati alle potenzialità e alle peculiarità del comprensorio, magari non presenti nella sede centrale di Messina e soprattutto svincolati dalla ideologia terziaristica, per farci uscire dall’incubo di quella “Patti città dei servizi” tanto sponsorizzata negli anni. Sostanzialmente, mantenendo giurisprudenza, o solo giurisprudenza, ad avviso degli esponenti della Consulta non si garantisce un vero cambiamento, che invece, per quanto difficile da attuarsi, può venire solo puntando sulla formazione inerente la terra, il mare, l’artigianato, l’agro-alimentare etc. Su questo punto si è trovata adesione, anche con motivazioni anche molto distinte, da parte di quasi tutti gli intervenuti.

Non ci convince nemmeno l’ipotesi dell’inclusione nel polo universitario del corso di scienze infermieristiche, motivato del ravvicinato ospedale, o di archeologia, per la vicinanza della Villa romana o di Tindari, al di là del valore oggettivo di questo tipo di studi. Non è questa, secondo la Consulta, la logica giusta per un cambiamento.

Tuttavia, sono state raccolte le precisazioni di tipo tecnico e le motivazioni di tipo sociale provenienti dai consiglieri comunali e dagli studenti di giurisprudenza intervenuti; inoltre gli esponenti della Consulta si sono scusati per non aver potuto convocare l’incontro già un mese fa.

I rappresentanti degli studenti di giurisprudenza hanno levato la loro voce per la difesa del corso di studi al quale sono iscritti, ricordandone gli indubbi vantaggi che esso ha comportato per moltissimi studenti soprattutto per quelli che altrimenti non si sarebbero mai iscritti all’università e che così hanno avuto un’occasione.

Pur condividendo l’utilità di una sede decentrata e con lezioni di qualità per gli studenti che la frequentano e per le loro famiglie, la riflessione della Consulta tuttavia è doverosa, anche se non propone una soluzione per l’immediato: basta iscriversi all’università e “prendere un pezzo di carta” qualsiasi, anche se molto prestigioso e importante come quello di giurisprudenza, oppure la vita e la formazione si possono pensare in altro modo?

Alla domanda nessuno di noi ha risposte chiare e definitive, ma la Consulta pensa che ci sia qualcosa da invertire, partendo dal basso, nei meccanismi che muovono l’organizzazione sociale e quindi l’istruzione e la cosiddetta formazione. E proprio su questo tema, seppur con posizioni distinte (come è giusto che sia) è stato importante trovarsi a discutere proprio con gli studenti di

giurisprudenza, ed anche a trovarsi in parte d’accordo. Per altro questi ultimi hanno precisato la necessità, imposta dal decreto ministeriale n.47 del 30 gennaio 2013, di mantenere giurisprudenza per poter poi istituire un eventuale polo universitario, comprendente anche corsi di studio differenti, in tempi rapidi. A questa opzione la Consulta non si oppone, ma ribadisce che il problema non è quello di fare o non fare qualcosa in tempi rapidi, ma quello di fare qualcosa di migliore per valorizzare le capacità individuali e centrare nuovi obiettivi sociali, anche contro le logiche economiche globali.

 La Consulta Giovanile della Città di Patti

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