ALCARA LI FUSI – Presentata “Le vette del pensiero”: piccola antologia di poeti alcaresi degli ultimi quattro secoli


Mangione, Pittalà e Vicario

A quanti pensano che la poesia aiuti a vivere meglio”. Proprio su questo concetto si è mossa e maturata l’idea di Nino Marino e Piera Abbate di riunire in “Le vette del pensiero”, i poeti alcaresi degli ultimi quattro secoli (Ediz. B.O.S., pag. 300), una singolare antologia di “spiriti” straordinari che nel tempo hanno “detto e raccontato” usi e costumi, civiltà pastorale e contadina, religiosità e momenti di festa o di lutto, amori e delusioni, insomma un coacervo di emozioni, sogni, speranze, ricordi che coesistono allo stesso tempo nella città di S. Nicolò Politi che trova la sua maggiore espressione popolare nella “Festa du’ muzzuni” del 24 giugno in concomitanza con la secolare ricorrenza di S. Giovanni Decollato dove sacro e profano, indifferentemente, si fondono e si estrinsecano all’ombra del Castello Turio che fa dire a Basilio Bontempo: “Io ti guardo, oh castello secolare/già gloria secolar de la mia gente”; mentre Leandro Dottore in “Fra petri e acqua” racconta della fontana Abate che sgorga ai piedi del Turio: “Quannu ‘u furasteri dici/ma l’acqua unni l’aviti?/ ‘U manni o chianu Abati / e di sicuru non mori di siti”.

E mentre l’opera di Marino e della Abbate, come arpia fagocita il lettore conducendolo, a piacimento, dentro il dedalo di viuzze e saliscendi di Alcara, per consolarlo gli fa incontrare Graziella Lo Vano, poetessa che canta il “colore” della sua terra che così la descrive in “Nebros”: “ComeAlcara Le vette del pensiero IMG1854 (2) donna / che si spoglia e riveste / sempre di nuovi colori, / emani nostalgia/ della tua bellezza immutata.” Ed ancora, riscopre la LoVano, giovinetta, quando ricorda “Vincenzo ‘u Sauru” …. ‘u banniaturi”. Ma ecco, che l’ignaro lettore, d’improvviso, si ritrova catapultato nel 1490 il giorno di un terribile terremoto che colpì il Rogate di S. Nicolò e rase tutto al suolo salvando, però, “Ristò ‘nta la chisuzza d’u Rogatu / lu corpu di Nicola abbannunatu”. Questo era Gaetano Morelli, medico. Andando oltre il lettore s’imbatte in Giuseppe Fragapane, 1892, che narra del dramma di Nicola quando si allontana da Adrano suo paese natio: “Sono momenti terribili, atroci / dovendo i genitori abbandonare. / Sulla sua scrivania scorge una croce / Un abito di forma monacale”.

Presentata dal prof. Salvatore Mangione e da Salvatore Pittalà (universitario) nel salone della locale Società agricola di mutuo soccorso, la piccola antologia consta di ben 115 componimenti – di cui 26 dedicati al Patrono S. Nicolò Politi, temi che diventano magneti spirituali cui è difficile sottrarsi – scritti da 43 poeti 21 di questi arricchiti di biografia e parere dell’editore. Con “Le Vette del pensiero” Nino Marino e Piera Abbate non hanno fatto altro che confermare come gli alcaresi, nel tempo, hanno mostrato una particolare inclinazione verso la poesia, in una “spiriti” che non hanno inteso né intendono perdere i contatti con le loro origini.

Le poesie, quasi tutte declamate in ottave come d’altronde amano scrivere i poeti vernacolari, nessuna di esse (o quasi) è rimasta nel chiuso di un cassetto, anzi molte di queste hanno fatto parte di raccolte che, nel tempo, hanno concorso ai vari “Vittorini”, “Colapesce”, “Quasimodo”, solo per citarne alcuni, ma di straordinario v’è che questi poeti estemporanei, fin dagli albori dell’ultimo secolo, la sera del 18 agosto, come tradizione vuole ad Alcara, si confrontano e si scontrano in luoghi pubblici. Seppure le ricerche non hanno seguito il filo dell’ortodossia, quella del Marino e dell’Abbate merita apprezzamento e stima e deve servire da sollecitazione per ulteriori impegni personali per sempre nuove e più complete indagini poetiche.

da “Gazzetta del Sud” NINO VICARIO

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