Il Venerdì Santo a Militello Rosmarino


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Nella Settimana santa la Chiesa celebra i misteri della salvezza portati a compimento da Cristo negli ultimi giorni della sua vita, a cominciare dal suo ingresso messianico in Gerusalemme. Il tempo quaresimale continua fino al Giovedì santo .Dalla Messa vespertina “nella Cena del Signore” inizia il Triduo pasquale, che continua il Venerdì santo “nella Passione del Signore” e il Sabato santo ha il suo centro nella Veglia pasquale e termina ai Vespri della domenica di Risurrezione. (Paschalis Sollemnitatis n. 27)

Militello Rosmarino celebra anche quest’anno i tradizionali riti del Venerdì Santo con la processione antelucana nell’Urna del Cristo Morto  alle 04.30 del Mattino. Nel pomeriggio, dopo la celebrazione liturgica della Passione, presso la Chiesa Madre, l’imponente simulacro del Cristo morente del secolo XVII, accompagnato dalla scultura lignea policroma dell’Addolorata (opera del primo Bagnasco, 1822) parte dalla Chiesa Madre ed in processione sosta presso la Piazza Gaetano Lodato, ove l’Arciprete terrà il consueto “Sermone” o “A prerica ru Venniri Santu” (la predica del Venerdì Santo). In serata una nuova processione dell’Urna che ripercorre l’antico itinerario anulare.

Molto ci sarebbe da dire sulle due processioni dell’Urna del Cristo morto, molto anche sugli antichi riti. Sappiamo, e tutt’oggi è ancora così, che il Crocifisso viene portato a spalla da 8 portatori, chiamati Giudei, loro stessi si tramandano tale compito da padre in figlio. Poco possiamo azzardare, in prima istanza, sulla nascita e lo sviluppo di questa tradizione. Ad accompagnare il Cristo morente, sui lati, quattro donne penitenti, che la tradizione chiama “le Maddalene”, appaiono ricoperte da uno scialle nero, che ne vela il volto, sul capo una corona di spine e nelle mani un piccolo crocifisso. L’allusione è certamente chiara, e richiama la figura di Maria Maddalena che secondo la tradizione, era una della tre Marie che accompagnarono Gesù  nel suo ultimo viaggio a Gerusalemme (Matteo 27:55; Marco 15:40-41; Luca 23:55-56), e ne fu anche testimone della crocifissione. Maria rimase presente anche alla morte e alla deposizione di Gesù nella tomba. Un altro filone d’indagine etno-antropologica, vede in queste quattro figure, un tempo sei, l’adultera salvata da Gesù dalla lapidazione (come raccontato nella Pericope Adulterae in Gv · 8:1-11.) Anche se in questo caso i Vangeli non hanno tramandato nemmeno il nome della donna e l’identificazione probabilmente avviene solo per analogia. L’accostamento tra Maria Maddalena e l’adultera redenta risale in realtà al · 591, quando papa Gregorio Magno , basandosi su alcune tradizioni orientali, in un suo sermone identificò le due figure. Tuttavia, era comune nell’esegesi medievale tanto che la figura della Maddalena peccatrice fu inserita accanto a quella del Buon Ladrone nella sequenza del Dies irae.

Sull’esistenza di due processioni identiche di Gesù Morto nell’Urna invece si conoscono le origini e le cause. Il forte classismo tra i ceti medi ed i nobili, nei secoli passati, uniti ad un infervorato devozionismo hanno più volte fatto scoppiare dispute, per chi avesse dovuto portare il catafalco del Cristo Morto. Queste continue lotte tra nobiltà e ceto medio-basso spinsero le procuratie delle feste pasquali a istituire due processioni, una al Mattino di Sabato Santo, ove l’Urna era portata a spalla dai nobili, ed una la sera dello stesso giorno, quando l’urna veniva portata a spalla dagli artigiani e dalla piccola borghesia.

Andata ormai perduta invece, la processione della “Cerca” del Giovedì Santo, ancora viva in altri paesi come Longi (Me) che trovano fondamento nella storia della Sicilia spagnola 1516 – 1713

Ancor oggi, ed anche quest’anno, in tutte le Chiese del paese vengono allestiti i “Sapurca” (il sepolcro di Gesù) che vuole rimandare all’immagine del vero sepolcro di Gesù. Su di un catafalco si compongono le varie cartepeste del Cristo Morto. Visitandoli ci si trova immersi, quasi sopraffatti, davanti al mistero del Cristo che giace esanime. Quasi una vittoria provvisoria della morte sul Redentore, ma che egli presto risorgendo spazzerà via ogni possibile prevaricazione del male su Dio stesso.

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Un pensiero su “Il Venerdì Santo a Militello Rosmarino”

  1. Il Venerdì Santo di Vallata – fede, tradizione, folklore dal 1541…

    Dal 17/04/2014 al 18/04/2014
    La Processione del Giovedì e Venerdì Santo, tradizionale e spettacolare rappresentazione religiosa, si svolge da tempo immemorabile nel comune di Vallata. La vivacità economica di Vallata e il suo costituire un nevralgico snodo stradale, determina lo stabilimento di una piccola ma fiorente comunità ebraica, specializzata nel commercio del bestiame, della lana e delle pelli, oltre che nelle consuete attività creditizie. A tale presenza si ricollega la scenografica rappresentazione, che dopo la conversione forzata del 1541 assunse il significato di una catechesi pubblica severa nei confronti degli antichi ebrei, ora divenuti cristiani novelli. Tali rappresentazioni iniziano il giovedì con la consueta lavanda dei piedi, la cattura con il tradimento di Giuda, il processo davanti a Pilato e la flagellazione. Si passa così al venerdì, dove viene ricordata la passione di Cristo con una commossa rievocazione, lontana dalle rappresentazioni sacre così diffuse nel medioevo, tramite i cosiddetti “Misteri”, costituiti dai simboli e tele settecentesche raffiguranti Gesù nei vari momenti della passione e i personaggi intervenuti nella stessa ,con frasi del racconto evangelico di San Giovanni, oltre a stendardi, insegne romane e altri simboli sacri. Animano la processione due numerosi “Squadroni”, uno dei piccoli e uno dei grandi, formati da giovani del paese con armatura romana al completo, preceduti, il piccolo squadrone, dall’ Aquila latina con due alabardieri e dalla guida e, il grande, da Cesare Imperatore con Lictores, capo squadrone e Pilato. Partecipano alla Processione circa 150 figuranti. Il passo di tutti è cadenzato dal ritmo di un suono caratteristico di tromba e tamburo, che contribuisce a creare un ambiente di commossa riflessione sul grande mistero di dolore di Cristo. Tale meditazione è ulteriormente sollecitata da alcuni cantori sparsi lungo la processione che intonano in un motivo popolare caratteristico, i versetti sacri del Metastasio sulla passione, tradotti in dialetto irpino. Chiudono la processione il feretro del Cristo morto circondato dai medici del paese e l’Addolorata circondata da bambine con bandierine listate a lutto.

    Programma:
    – Giovedì 17, ore 19.00, suggestiva processione aux flambeaux con cattura, condanna e flagellazione del Cristo;
    – Venerdì 18, ore 11.00, storica processione del Cristo morto.

    Approfondimenti

    Sito web: https://venerdisanto.wordpress.com/
    Indirizzo e-mail per maggiori informazioni: cvsvallata@live.it

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