Shoah, Williamson chiede scusa. “Mi perdonino il Papa e gli ebrei”


BRITAIN WILLIAMSON

Chiedo perdono davanti a Dio a tutte le anime che si sono onestamente scandalizzate per ciò che ho detto“. Con questa lapidaria affermazione il vescovo lefebvreiano Richard Williamson torna sulle violente polemiche scatenate dalle sue affermazioni in merito alla Shoah e alle camere a gas. Williamson si trova ora a Londra dopo essere stato costretto a lasciare l’Argentina, in seguito alle affermazioni negazioniste. Il monsignore avrebbe affermato, in una nota, il suo “rammarico” di avere espresso le dichiarazioni negazioniste in merito alla Shoah, precisando che “se avessi saputo in anticipo il danno e il dolore che avrebbero arrecato, soprattutto alla Chiesa, ma anche ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime che hanno subito ingiustizie sotto il Terzo Reich, non le avrei rilasciate“. “Il Santo Padre e il mio Superiore, il vescovo Bernard Fellay – riferisce ancora Williamson – mi hanno chiesto di riconsiderare le dichiarazioni da me rilasciate alla televisione svedese quattro mesi fa, per il fatto che le loro conseguenze sono state così gravi“. Il presule constata di aver espresso alla televisione svedese solo una “opinione” di un “non-storico”. “Un’opinione formatasi 20 anni fa sulla base dvignettaelle prove allora disponibili, e da allora raramente espressa in pubblico“.

Gli eventi delle ultime settimane e il consiglio dei superiori della Fraternità San Pio X – aggiunge il monsignore mi hanno convinto di essere responsabile della pena che ne è derivata“. “Chiedo perdono davanti a Dio a tutte le anime che si sono onestamente scandalizzate per ciò che ho detto. Come ha affermato il Santo Padre – ha concluso – ogni atto di violenza ingiusta contro un uomo ferisce tutta l’umanità“.

Siamo sicuri che il vescovo Williamson abbia davvero cambiato idea sugli ebrei o ha semplicemente ritrattato solo per fare contenti isuoi suoeriori?

Privatizzazione dell’acqua!!!


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Desidero proporvi, su consiglio di un nostro amico collaboratore, un articolo comparso qualche giorno fa sul blog di Beppe Grillo e che riguarda la provatizzazione dell’acqua. Buona lettura…

Il 5 agosto 2008 l’acqua è stata privatizzata. Un diritto naturale è diventato merce grazie al PDL e al silenzio assenso del PDmenoelle. Lo ha sancito l’articolo 23 bis del decreto legge 112 di Giulio Tremorti. L’acqua in mano ai privati costa di più (ad Aprilia è arrivata a costare il 300% in più) e il livello di servizio rimane uguale a prima o peggiora. Se non paghi il pizzo alla società ti staccano il contatore. L’acqua deve rimuntitled4anere pubblica. I Comuni a Cinque Stelle dovranno impedire la privatizzazione dell’acqua. Un Comune senza acqua non esiste. Rogge, torrenti, ruscelli, fiumi vanno controllati dal Comune. Se non gestisce il primo bene, il più essenziale per la comunità, il Comune non serve. Il Comune non è un’azienda.Un passo dopo l’altro ci tolgono l’aria (avvelenata da CO2), il sole (coperto dallo smog), il cibo (intossicato dai rifiuti tossici), l’acqua (privatizzata). Che logica perversa è mai questa? Chi sono questi pazzi che ci tolgono la bellezza di vivere? E perché noi continuiamo a permetterglielo?Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?).Noi neppure.

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ACQUA:

1. L’acqua deve rimanere pubblica

2. Definire una quantità pro-capite giornaliera minima gratuita e far pagare il surplus a costi crescenti in relazione alla crescita dei consumi

3. Nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni: obbligo del doppio circuito, acqua potabile per gli usi alimentari e non potabile per gli altri usi, obbligo di usare l’acqua piovana per gli sciacquoni

4. Obbligo del recupero delle acque piovane in vasche di accumulo

5. Incentivazione, dovunque sia possibile, degli impianti di fitodepurazione

6. Ristrutturazione della rete idrica per ridurne le perdite, con gare d’appalto che consentano di trasformare i risparmi sui costi di gestione in quote d’ammortamento degli investimenti (sul modello delle esco)

7. Rilevazione semestrale inquinamento corsi d’acqua nel territorio comunale con eventuale denuncia alle autorità competenti

8. Obbligatorietà di adozione dei depuratori (in assenza di rete fognaria) nelle abitazioni civili e nelle aziende con possibile contributo economico comunale

9. Promozione uso acqua potabile comunale10. Promozione detersivi a basso livello di inquinamentoCon la collaborazione di Maurizio Pallante

Meningite: un caso sospetto a Messina


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Un bambino di 3 anni e’ deceduto al reparto di Neonatologia del Policlinico di Messina per una sospetta meningite fulminante. I familiari lo avevano portato al Policlinico perche’ da giorni aveva la febbre molto alta. E’ stato ricoverato in rianimazione, ma dopo circa 12 ore è deceduto. I medici non sono sicuri che si tratti di meningite e per questo hanno previsto per domani l’autopsia. Sul decesso la direzione sanitaria e la magistratura hanno aperto un’indagine.

Sant’ Alessandro di Alessandria Patriarca – 26 febbraio‏


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Tra i numerosi santi con questo nome, il patriarca Alessandro, nato verso il 250, merita un posto di primissimo piano nell’elenco dei grandi campioni della fede, essendo stato uno dei protagonisti nella lotta all’eresia ariana. Uomo di profonda cultura unita a zelo e bontà, Alessandro fu eletto nel 313 alla importante sede patriarcale di Alessandria d’Egitto. Pare che lo stesso Ario, ordinato sacerdote dal predecessore S. Achilla forse dietro indicazione di Alessandro, sia stato tra i promotori della sua elezione.
Il sessantenne patriarca rivolse le prime cure alla formazione e alla scelta dei chierici tra uomini di comprovata virtù e diede inizio alla costruzione della chiesa di S. Theonas, la più grande della città. Ma il suo nome resterà legato alla edificazione di quel grande baluardo della ortodossia, costruito per sua iniziativa, al primo concilio ecumenico di Nicea, contro il dilagare di un concentrato di eresie propagate da uno dei suoi sacerdoti, Ario, un vero precursore dei moderni metodi pubblicitari. Per diffondere le sue teorie (l’incomunicabilità di Dio alle creature, la posizione subordinata e intermediaria di Cristo tra Dio e il mondo, quindi la negazione della consustanzialità del Figlio col Padre), Ario ricorse infatti perfino alle canzoni, che il popolo cantava senza rendersi conto degli errori dottrinali che vi si celavano. Alessandro cercò di riportarlo all’ovile con dolcezza e paternamente, ma, visto inutile ogni tentativo, il santo patriarca convocò un sinodo di vescovi, durante il quale le tesi di Ario vennero esaminate e respinte. Ario non si sottomise e riparò in Palestina, dove ebbe modo di farsi accogliere come perseguitato e cercò di screditare Alessandro. Nella controversia si inserì lo stesso imperatore Costantino, il quale, poco esperto in questioni teologiche, finì per dare un colpo alla botte e uno al cerchio: Alessandro e Ario ebbero in uguale misura severi richiami all’ordine. La disputa non poteva finire così e allora Costantino, per le stesse insistenza di Alessandro, convocò il concilio a Nicea di Bitinia.
In questa prima grande assise ecumenica troviamo accanto all’anziano e malato Alessandro il suo battagliero diacono Atanasio, che gli succederà nella sede episcopale e porterà a fondo la lotta all’eresia ariana. Alessandro venne accolto trionfalmente al suo ritorno ad Alessandria, dove si rimise al lavoro per sanare le ferite prodotte dallo scisma. La morte lo colse cinque mesi più tardi. La data è incerta: quella del 26 febbraio del 328 è suffragata da maggiori testimonianze.

FRANCESCO DE LUCA

IL PONTE SULLO STRETTO 2


ponte1Ultimamente le regioni del Sud sono state vittime del maltempo, si legge che solo la Calabria abbia calcolato che per intervenire sui danni causati dal maltempo sarebbero necessari 1,4 miliardi di euro, mentre il Governo ha assicurato aiuti solo per 55 milioni.

La Calabria e Sicilia restano isolate, sostanzialmente, dal resto del Paese per i collegamenti via terra e via mare: la A3 Salerno-Reggio Calabria è un campo minato per il dissesto del territorio e per i numerosi cantieri ancora aperti, da decenni ormai. Inoltre si accumulano ritardi nella realizzazione dei maxilotti, causati tra l’altro per i movimenti franosi, della statale 106 ionica, l’unica via alternativa di collegamento per il traffico stradale a lunga percorrenza. Infine i treni provenienti da nord lungo la linea tirrenica per almeno tre mesi saranno costretti a fermarsi a Lamezia Terme a causa di una frana profonda che minaccia la linea tra le stazioni di Mileto e Vibo-Pizzo, creando enormi disagi per chi si sposta anche in ambito locale e da e per la Sicilia. Nel frattempo RFI (Rete Ferroviarie Italiane) ha quasi dimezzato le corse dei traghetti che fanno servizio nello Stretto di Messina.

A mio avviso sarebbe meglio intervenire su questi veri problemi. Il Governo dovrebbe risolvere prioritariamente il problema del risanamento del territorio e delle infrastrutture e delle modalità esistenti invece di concentrare risorse tecniche ed economiche in una grande opera quale il ponte dai costi ambientali, sociali ed economici insostenibili per il Paese.

FRANCESCO LAZZARA