MILITELLO ROSMARINO, si torna a scuola


 

Militello. Mancato rientro a scuola,
vibrata protesta dei genitori
Ieri mattina, puntuali alle ore 8, le mamme che hanno i figli frequentanti la scuola elementare e media hanno inscenato una pacifica, ma vibrata protesta, davanti al Municipio del Comune montano per chiedere conto delle ragioni che ancora ieri impedivano il ritorno dei loro figli nel plesso di contrada Moro. Infatti, nei giorni scorsi, le famiglie erano state rassicurate dal Comune sul fatto che, ultimata la disinfestazione delle aule già ristrutturate, che erano state utilizzate come sezioni elettorali per le recenti elezioni regionali, le scolaresche (elementari e medie) avrebbero fatto ritorno nel plesso in questione abbandonato lo scorso anno in conseguenza delle criticità rilevate nella struttura. Nelle more bambini e ragazzi avrebbero frequentato le aule (piuttosto risicate) approntate al pianoterra della sede municipale di via Santa Maria.
Il 9 novembre, dunque, il Comune, a mezzo e-mail, aveva informato la Direzione didattica dell’Istituto comprensivo “Marconi” che ha sede in S. Agata Militello, sul fatto che la disinfestazione era stata eseguita, ad eccezione degli irradiatori di calore bisognosi di manutenzione e che la ditta interessata, al momento, era impossibilitata ad eseguire ma che avrebbe provveduto al più presto. Quindi si rimaneva in attesa dell’ordine di servizio da parte della Direzione per dare inizio al trasferimento degli arredi scolastici dalla sede comunale al plesso di contrada Moro via libera, però, ancora non pervenuto al Comune. I motivi addotti per il mancato avvio al trasferimento in questione, pare siano legati alla funzionalità dei caloriferi e di qualche altro intervento necessario ai servizi igienici. Continuando il tira-e-molla tra Comune e Direzione didattica le mamme hanno preso la drastica decisione di inscenare la pacifica ma vibrata protesta. Nel pomeriggio è intervenuto il sindaco, fuori sede in mattinata) che, placati gli animi, ha assicurato che domani (oggi, ndr), gli scolari faranno ritorno nel plesso di contrada Moro.
NINO VICARIO

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Alcara Li Fusi, la notte di San Martino tra vino e Karma


Sabato 11 novembre, l’Associazione Pro Loco “Akaret”, con l’Associazione “Turiana”, l’Associazione “Cavalieri del Calanna” e l’Associazione “Le aquile di Alcara” si troveranno presso la Villa comunale G. Patroniti dove, tradizione, buona cucina, vino novello animeranno la serata dei cittadini alcaresi e degli amanti del gusto.
Si troveranno insieme in una serata divertente animata dal gruppo musicale “Karma”.

Militello Rosmarino, il Presepe Vivente dei Nebrodi ritorna anche quest’anno con tante novità…


vani

02 Novembre 2017

Dopo il grande successo dello scorso anno, che ha visto arrivare nel piccolo paese di Militello Rosmarino più di duemila turisti provenienti dal nisseno, dal palermitano e dall’agrigentino, comprese le telecamere della Vita in diretta di Raiuno , sarà riproposto anche quest’anno il Presepe Vivente.
L’iniziativa è la sintesi di un connubio perfetto tra  giovani , Sindaco e Parroco. A patrocinare l’iniziativa   vi sarà anche la Regione Sicilia, di cui l’assessore regionale ha  provveduto ad inserirla tra gli eventi di rilievo della Sicilia, quale “momento di aggregazione e di rivalutazione del patrimonio materiale e immateriale del popolo siciliano”.
Il Sindaco Calogero Lo Re ha manifestato la piena disponibilità dell’ente comunale e delle comunque poche risorse per “un evento centrale ed ormai irrinunciabile per la valorizzazione del piccolo borgo di cui sono primo cittadino. “
A coordinare l’iniziativa sarà il Circolo Anspi “S. Biagio” di Militello Rosmarino con a capo il Sac. Calogero Oriti.

I prossimi appuntamenti saranno dunque  dal 05 dicembre al 23 per l’open day alle scuole. Seguiranno le tre serate di visita in notturna il 26 e 30 Dicembre e poi il 06 Gennaio 2018.
Ancora una volta 200 figuranti insceneranno la “vita di una volta”, ridando alito ad un’atmosfera unica, e saranno più di quaranta gli antichi mestieri e i luoghi in cui visitare i diversi volti di un paese trasformato e riportato indietro di centinaia di anni: fabbri, farmacisti, speziali, lavandaie, scrivani, droghieri, scalpellini, il carraio e tanti altri mestieri ormai rari nell’attuale e tecnologico mondo moderno che porteranno turisti e curiosi in un mondo parallelo e dall’infinito fascino.
Tanti, tantissimi, i luoghi che potranno essere visitati esclusivamente in queste giornate, grazie anche all sostegno dei privati che hanno concesso la possibilità di visitare ville, giardini e scorci riservati di una Militello antica e suggestiva.
Ad allietare la serata gli stand gastronomici con prodotti tipici locali e la musica a larga diffusione dal vivo di gruppi di musica popolare.

Alcara Li Fusi, Fabrizio Passalacqua ha presentato il suo nuovo volume “Lu Niculau Eremita”


Alcara Li Fusi – 22 Ottobre 2017 –

E’ stata presenta nel tardo pomeriggio di oggi, la terza edizione storica con ristampa anastatica, “Lu Niculau Eremita” di Placido Merlino, a cura del Prof. Fabrizio Passalacqua, Pungitopo editore.

Gremita la Chiesa di S. Elia che ha ospitato l’evento, nel piazzale cappuccini.

L’opera ripropone intanto  la ristampa anastatica , seconda edizione del poema, del 1725 a cura del poeta alcarese Pier Domenico Jacopino Nonnato. Placido Merlino può essere considerato il primo poeta alcarese, poeta di umili origini,”rudis pastor” , che in siciliano, precisamente in ottave, ha poetato la vita del Santo Eremita Politi nel 1652. Il libro del Passalacqua , non solo offre una semplice ristampa anastatica, ma amplia lo sguardo sulla tradizione culturale e antropologica sul santo eremita nel secolo XVII e XVIII. Non mancano a questo proposito citazioni di fonti finora inedite. Non manca, inoltre,  lo sguardo al presente, l’autore difatti vede nelle “Canzuna di S. Nicola”, che si declamano ancora oggi per le vie di Alcara, il 18 Agosto di ogni anno, come l’attuale e fruttuosa eredità di Placido Merlino.  

All’autore Passalacqua il merito di aver riportato alla luce il più antico testo poetico conosciuto sulla vita e le opere del Santo Patrono di Alcara Li Fusi, con competente rigore filologico, con un’attenta analisi di svariate fonti archivistiche, nonché il preciso e puntuale lavoro di commento che accompagna nella lettura il lettore “sprovveduto” della nostra epoca. .

A Fabrizio Passalacqua  l’augurio di stupirci ancora con le sue scoperte, portando  avanti la sua insaziabile fame di conoscenza storica alla luce della verità.  Complimenti anche per la competenza, la bravura, la pazienza per i testi che finora ha curato e rispolverato.

22711215_1517751218305437_414761644_nFoto di Doris Cavallaro


Alla fine della presentazione del libro, nella stessa Chiesa è stato svelato un antico crocifisso ligneo, di gusto spagnoleggiante, recentemente restaurato dal Dott. Nicola Bompiedi.

22552310_356313918124163_788837210538815902_n					Foto don Stefano Brancatelli

LONGI, Francesco Lazzara “e più non vidi il brillar delle stelle”


LONGI. Francesco Lazzara, maestro elementare, non vedente, in un libro si racconta “…e più non vidi il brillar delle stelle”: questo il titolo della sua recente fatica letteraria che, grazie ad un computer a sintesi vocale, coltiva la passione per la scrittura.
Francesco Lazzara (“Ciccino” per gli amici) che nella sua lunga carriera di maestro elementare ha educato numerose generazioni, nel centro montano è molto stimato e voluto bene dai suoi numerosi ex alunni.
La “Gazzetta del Sud” lo ha incontrato al “Serro” panoramica terrazza longese che si affaccia sulla valle del Fitalia. Il maestro “Ciccino” nella sua quotidiana passeggiata era accompagnato dalla moglie Concettina. E’ cieco totale, cecità che l’ha colpito ora sono anni. Da pensionato, l’ex docente, divide la sua vita d’estate a Longi, d’inverno a Capo d’Orlando, ama scrivere libri per quanti amano leggerlo la cui trama spesso scaturisce da ricordi personali e storielle paesane, ora condite con qualche “pizzico” di pepe, tal altra venate di struggente malinconia col supporto di un computer dotato di sintesi vocale. “Gridai e piansi – mi racconta il maestro Lazzara che a stento nascondeva una velata tristezza – quado un brutto giorno mi ritrovai in un innaturale buio, invano ho cercato senza scorgerlo, il brillare delle stelle. Di colpo ero diventato cieco!”.
Ma “Ciccino” Lazzara, un ultra ottantenne che nello spirito si sente un giovane levriero, non è persona che si scoraggia facilmente e da “marziano” scrittore qual è, si ostina a scrivere un libro in cui ama ridere di se stesso e lo intitola “..e più non vidi il brillar delle stelle” ed è proprio nella nuova dimensione di “non vedente” che rivisita, ricolorandoli, lontani ricordi longesi e malanni dimenticati, insomma una sorta di briosa biografia nella quale l’autore ama definirsi un “marziano che ama giocare a fare lo scrittore”.
Il maestro Lazzara da gran parlatore qual è, prima di congedarci, soggiunge: “E’ bene sì, questo mio libro vuole essere un sentito grazie a coloro che hanno capito il dramma di chi, inopinatamente, viene a trovarsi privo della preziosa luce oculare e non solo. Vuole suscitare conforto e speranza a chi, privi di reattività, soffre, forse più di me, per mali assai invalidanti”.
(da “Gazzetta del Sud” NINO VICARIO

ALCARA LI FUSI – L’ECO DELLA STORIA


IO C’ERO la sera del 18 agosto a districarmi lungo i saliscendi di Alcara, confuso tra i fedeli, i forestieri, gli amanti delle tradizioni per “ascoltare” l’eco della Storia. Tutto ebbe inizio nel lontano 1652 con Placido Merlino, alcarese, che ha lasciato un poema composto da otto canti per un totale di 318 ottave in versi dialettali, da qui gli albori di una tradizione tutta alcarese del “Panegirico” declamato in vernacolo per perpetuarsi fino ai giorni nostri e che si celebra nel ridente Centro montano nebroideo, immutato – anno dopo anno – la sera del 18 agosto. Per meglio dare l’idea della straordinaria notte che si svolge alle pendici del massiccio del Crasto, citiamo una delle 318 ottave scritte dal Merlino (forse la prima) da dove ebbe inizio, come detto, il “panegirico” dedicato a S. Nicolò Politi: <<Dirò, ch’intra un disertu si rinchiusi, / pi’ fùiri lu munnu e li so’ ruini, / dirò li penitenzi rigurusi, / ch’adupirau contru li carnali spini, / e dirò di battagli spavintusi, /chi fici cu’ l’Infernu e alla fini / comu ristannu sempri vincituri, / fu fattu di l’Arcara Prutitturi>>.
Puntuale alle 21,30 si muove il corteo. A salire sulla macchina scoperta, munita di altoparlante e microfono, è un poeta locale (nella passata edizione il “vate” di S. Nicolò è stato il giovane Sandro Galati) che, dopo la presentazione da parte del Presidente del Comitato per i festeggiamenti, dà l’abbrivio allo straordinario “momento” del tanto atteso panegirico che si snoda a soste obbligate lungo i quartieri storici della cittadina. Quest’anno, alternativamente e per la prima volta, a salire sulla macchina sono stati non più uno bensì sei i poeti e precisamente: Carlo Vitale, Matteo Bonpiedi, Giovanna Di Falco, Giuseppe Stazzone, Nicolò Santoro e Sandro Galati. La loro lirica (libera interpretazione personale rigorosamente in vernacolo), è stata di una straordinaria semplicità e senza alcuna ampollosità di maniera, capace – in alcune ottave – di infondere tra i fedeli (perché di fedeli si deve parlare) un profondo senso di commozione che senza ritegno alcuno, traspare dai loro volti. Una poetica, insomma, bella a sentirsi e di facile comprensione, non stancante anzi stimolante la fantasia per la successiva strofa. Gli stacchetti musicali poi, tra un’ottava e l’altra, oltre a rendere solenne il Panegirico, non interrompono l’emozione ma ne alimentano l’ansia dell’attesa. Inoltre il trasferimento da un quartiere all’altro, i poeti lo anticipavano con puntuali e appropriate rime.
Giunto davanti la “Casa di S. Nicolò” il corteo si è fermato e, dopo la lettura dell’ennesima ottava, i “vati” sono passati a “dire” dei componenti del Comitato pro-tempore per i festeggiamenti e, chiamandoli per nome e cognome, con libera poetica hanno raccontato di loro pregi e difetti ma – viene sottolineato con forza – che, questi uomini (quale che sia la loro estrazione sociale) una volta investiti dell’ambita carica all’interno del benemerito sodalizio nicoliano, per l’intera legislatura svolgono il loro compito con scrupolo quasi maniacale.
Ripreso il cammino il corteo ha concluso il suo pellegrinaggio in Chiesa Madre e qui, i poeti, dopo aver esaurito la lunga teoria delle ottave con la descrizione della morte di Nicolò Politi (poi dichiarato santo da papa Giulio II, ndc), sono passati ad elencare con puntigliosa puntualità, i miracoli compiuti o attribuiti al Santo taumaturgo. E mentre le successive cerimonie di rito, hanno concluso il “Panegirico”, i fedeli – con convinta devozione – così hanno inneggiato al Patrono S. Nicola: <<…e chiamamulu di nomu paisanu, viva, viva Diu e Santa Nicola>>, <<Quantu è bedda ‘sta parola>>.
NINO VICARIO

 

 

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