In principio (25 anni, questa l’età della sezione avisina galatese) era un “sogno” nel cassetto del compianto Giacomo Emanuele e dei primi venticinque costituenti il locale nucleo Avis di avere una sede propria ove esercitare e farsi promotori della cultura della donazione volontaria del sangue. Quindi il “progetto”: come realizzarlo e con quali fondi? A dare la necessaria stura propulsiva all’iter burocratico-economico ci ha pensato (ora sono alcuni anni) l’attuale direttivo (Maria Sutera, Bettina Campisi, Salvatore Sutera e Giuseppe Truglio presieduto dal vulcanico Calogero Baglio) inventandosi una sorta di “catena di Santantonio” coinvolgendo per primi i “CAF” presenti sul territorio (Cgil, Cisl, Uil e Acli) per l’applicazione del 5 x mille sulle denunzie dei redditi da loro gestite e che i titolari (volontariamente) sottoscrivevano nell’apposito spazio in favore della locale Avis quale legittima associazione no-profit ONLUS; poi è la volta di tutti quei galatesi sparsi in tutt’Italia ad unirsi al piccolo-grande esercito dei sottoscrittori del codice fiscale pro “G. Emanuele”. A questi ben presto si uniscono le offerte derivanti dal “fiore che non marcisce” che le famiglie colpite da lutti ricevono da quanti si associano al loro dolore devolvendolo poi al sodalizio benefico. Ed ancora, ecco pervenire alle casse della “solidarietà fatta di fatti” il “gettone di presenza” dei componenti il cittadino Consiglio comunale. Insomma, un’autentica “catena di Santantonio” che ha coinvolto sensibilmente Galati Mamertino e i galatesi d’Italia e di Sicilia.
Da qui, all’acquisto e alla necessaria ristrutturazione dei locali – individuati in un antico frantoio in disuso situato in via Sant’Antonino alle porte di Galati – il passo è stato breve. Infatti, alle ore 17,30 del 3 dicembre u.s., il parroco don Giuseppe Pichilli, alla presenza di autorità Avis provinciali e regionali, del sindaco Bruno Natale, del comandante la locale stazione Carabinieri maresciallo Davide Momo, dei “donatori” storici cui si sono uniti tanti neo diciottenni potenziali prossimi Avisini e numerosi cittadini, ha tenuto a battesimo la nuova Casa AVIS che si unisce, così, a quella lunga e luminosa catena – dipartitasi da Milano nel lontano 1927 – col motto “Carità fino al sangue” ad opera dell’allora medico Vittorio Formentano (ematologo) raggiungendo Galati Mamertino per cimentarsi agli attuali 82 “messaggeri di vita” legati dal comune sentire della solidarietà (nel 2010 hanno realizzato 160 donazioni), sabato scorso, sostenuti dall’affetto e dalla riconoscenza dell’intera cittadinanza testimone viva dell’azione meritoria esercitata sul territorio dall’associazione avisina, hanno inaugurato un perenne presidio di anonimo amore in favore dell’Altro a costo zero. La giornata – che si è avvalsa anche della competenza del dott. Giuseppe Zingales (medico-chirurgo) che ha svolto un’interessante conferenza dal tema “Come l’olio da millenni è alimento essenziale di vita. Così la donazione del sangue è elemento essenziale di vita” – dopo il simpatico rinfresco (a costo zero) organizzato dalle Avisine e l’esibizione dei “Cantori della tradizione”, si è conclusa tra gli scroscianti applausi dei convenuti.
Nino Vicario
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