Cari lettori vi ripropongo un nostro articolo del 20 settembre, con qualche modifica.
Peppino Impastato nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa (il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso nel 1963 in un agguato nella sua Giulietta imbottita di tritolo).
Ancora ragazzo rompe con il padre, che lo caccia di casa, ed avvia un’attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1965 fonda il giornalino L’idea socialista e aderisce al PSIUP. Dal 1968 in poi, partecipa, con ruolo dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati.
Nel 1976 costituisce il gruppo Musica e cultura, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1977 fonda Radio Aut, radio libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici.
Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale.
Un uomo che è morto per i suoi principi e per la sua terra, un uomo che si è battuto in prima persona contro le ingiustizie di una Sicilia barbara e spietata…siamo adesso a Ponteranica, comune in provincia di Bergamo, e la biblioteca ‘Peppino Impastato’ cambia denominazione in biblioteca comunale (in attesa di nuova denominazione). Il neo sindaco, il leghista Cristiano Aldegani, ha fatto rimuovere la targa voluta un anno e mezzo fa dal precedessore di centrosinistra e dedicata all’attivista siciliano ucciso dalla mafia nel 1978. Un’iniziativa motivata dal desiderio di onorare personalità locali, ha spiegato il primo cittadino, ma che ha suscitato molte reazioni. «Sono polemiche pretestuose – ribatte Aldegani -, fatte da persone in malafede. C’è addirittura chi mi accusa di essere pro-mafia, è assurdo».
Il Partito Democratico è in prima linea tra i contrari. «La rimozione della targa è sconcertante» dice Pina Picierno, responsabile legalità del Pd. A suo parere la Lega «fa politica con paraocchi ideologico, una politica intrisa di ideologia e di interessi localistici, che dividono e indeboliscono il Paese. Negare la memoria di un giovane ucciso dalla mafia non trova giustificazioni». L’eurodeputata Rita Borsellino parla di «decisione stupida e senza giustificazioni, che offende tutti coloro che, per il bene dell’Italia, hanno sacrificato la propria vita per sconfiggere la mafia».
Il sindaco di Ponteranica, dal canto suo, replica che l’iniziativa della Giunta «non ha alcuna motivazione diversa» da quella di valorizzare personalità locali, come per esempio il sacerdote Giancarlo Baggi morto nove anni fa, cui sarà presto dedicata la biblioteca. A fine giugno, dieci giorni dopo le elezioni, c’era stato anche un incontro, che Aldegani definisce «cordialissimo», con i rappresentanti locali di Libera. In quell’occasione era stata avanzata la proposta di una manifestazione “riparatrice” dedicata a Peppino Impastato, ma oggi, pur «non precludendo niente», il sindaco ricorda che dovrà sentire «la volontà della Giunta e della maggioranza».
In Consiglio comunale non mancano i malumori: l’opposizione ha proposto una raccolta di firme per chiedere di ripristinare la targa, mentre Rifondazione Comunista vuole organizzare una grande manifestazione popolare. Da Cinisi, il paese di Peppino Impastato, il sindaco Salvatore Palazzolo si dice «sconcertato per un atto di discriminazione geografica e politica che non è degno di un primo cittadino perché divide la popolazione e colpisce un simbolo dell’antimafia riconosciuto in tutta Italia e perfino all’estero». Il fratello di Peppino, Giovanni, ha annunciato che il 26 settembre parteciperà a una manifestazione a Ponteranica: «È un atto razzista – spiega – che sicuramente non rispecchia il volere della maggioranza dei cittadini. Ricordo ancora l’entusiasmo delle persone quando tre anni fa sono stato invitato alla cerimonia d’inaugurazione della biblioteca». L’associazione culturale intitolata all’attivista di Democrazia proletaria ha anche scritto una lettera al presidente Napolitano e al ministro Maroni, per chiedere che prendano provvedimenti contro una decisione «che umilia la dignità di un Paese civile e tenta di cancellarne vittime e valori».
Al ministro dell’Interno Maroni si appella anche Sonia Alfano, deputato europeo dell’Idv e presidente dell’Associazione nazionale familiari vittime di mafia: «Un gesto che addolora e che rattrista generato da razzismo, ignoranza e stupidità, caratteristiche abbastanza diffuse nella Lega Nord – ha dichiarato -. Mi aspetto che, a partire dal ministro Maroni, gli esponenti di questa maggioranza facciano presto sentire la propria voce per prendere le distanze dall’operato del sindaco di Ponteranica e che alla famiglia di Impastato arrivino pubbliche scuse». Intanto all’ingresso della biblioteca, là dove era appesa la targa, è apparso un volantino con il volto di Impastato. Accanto la dedica: «A Peppino Impastato, assassinato dalla mafia il 9 maggio 1978. Il Comune di Ponteranica rifiuta il suo contributo di idee ed esperienza nella lotta contro il dominio mafioso e per il rinnovamento della società».
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