Operazione Golem: aiutavano Messina Denaro, arrestati dalla Polizia

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Gli agenti delle Squadre mobili di Trapani e Palermo hanno eseguito 13 ordini di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti presunti fiancheggiatori del boss latitante Matteo Messina Denaro e di altri esponenti di spicco di Cosa nostra. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, traffico di stupefacenti e trasferimento fraudolento di società e valori. Secondo quanto ricostruito dagli iinvestigatori, la fitta rete di favoreggiatori consentiva al boss di mantenere i contatti con gli altri membri della cosca palermitana, coprendolo e fornendogli anche documenti falsi. I provvedimenti sono stati richiesti dal procuratore aggiunto Teresa Principato e dai sostituti della Dda, Paolo Guido, Roberto Scarpinato e Sara Micucci, e sono stati eseguiti nelle province di Trapani, Palermo, Roma e Piacenza.

I provvedimenti cautelari riguardano: Vito Angelo, di 45 anni, arrestato a Piacenza; Leonardo Bonafede, di 77 anni, di Campobello di Mazara; Giuseppe Bonetto, di 54, imprenOITTP-MAFIA-DENARO-IDENTIKITditore di Castelvetrano; Lea Cataldo, di 46, di Campobello di Mazara; Salvatore Dell’Aquila, di 48; Leonardo Ferrante, 54 anni; Franco e Giuseppe Indelicato, di 40 e 36; Aldo e Francesco Luppino, di 62 e 53; Giovanni Salvatore Madonia, di 44; Mario Messina Denaro, di 57, imprenditore caseario, cugino del boss latitante Matteo, e Domenico Nardo, di 50, residente a Roma. Quest’ultimo, secondo l’agenzia di stampa Adnkronos, titolare della World protection, un’agenzia che offre guardie del corpo ad attori e a veline, è il padre di Alessandra Nardo, la showgirl 24enne che fino a un anno fa era fidanzata con l’attore comico Andrea Roncato.

I boss trapanesi detenuti, molti dei quali sottoposti al carcere duro previsto dal 41 bis, riuscivano a far arrivare all’esterno del carcere messaggi che erano anche diretti al latitante Matteo Messina Denaro. Proprio per questo collegamento fra dentro e fuori il carcere, sono in atto perquisizioni in 15 istituti di pena, con la collaborazione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, nei confronti di 37 detenuti trapanesi, che risultano in contatto con gli indagati dell’inchiesta.

Nella rete di favoreggiatori che avrebbe coperto la latitanza di Matteo Messina Denaro c’è anche un cugino del boss trapanese ricercato da 16 anni. 2214136787_51fae8c426L’uomo, secondo gli inquirenti, avrebbe anche imposto il pagamento di tangenti ad imprenditori. Dall’inchiesta è emerso inoltre la scoperta di un traffico di droga tra Roma e il territorio trapanese organizzato dalle famiglie mafiose, i cui componenti agivano in nome e per conto di Messina Denaro. Oltre all’esecuzione dei 13 ordini di custodia cautelare, gli investigatori della polizia di Stato hanno provveduto anche al sequestro di beni riconducibili all’organizzazione.

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